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FAR EMERGERE DIVERSI AVVISI
Al dr. Paolo MIELI Corriere della Sera
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Egregio Direttore,
sul quotidiano da Lei diretto appaiono di frequente articoli, soprattutto di Salvati, Andreatta e Gitti, a sostegno della prospettiva del Partito Democratico. Pare un metodo giusto per dar modo ai fautori dell'ipotesi di chiarirne la sostanza, visto che è un problema di peso destinato ad influenzare non poco sia la tenuta del governo Prodi2 che quella dell'Unione e della sua capacità di evolvere, e dunque i futuri equilibri del paese. A Lei certo non sfugge che contro questa ipotesi possono essere addotti argomenti serissimi. Non riducibili al gioco degli inganni stabilmente messo in scena dagli egoismi strumentali di vasti settori delle gerarchie delle due componenti il Partito Democratico, sottobanco l'una contro l'altra armata. Ad esempio, l'articolo di Gitti pubblicato stamani fornisce in proposito degli spunti rilevanti.
Si afferma – e la cosa è davvero degna di nota perché inusuale nell'ambiente – che chi per costituire il Partito Democratico "propone di riciclare l'albo elettorale delle Primarie 2005 rischia di confondere le idee, perché quei cittadini, votando, hanno sottoscritto una dichiarazione di adesione all'Unione e non all'Ulivo". Ineccepibile, per noi liberali e per moltissimi altri. Gitti propone invece che la costituzione del Partito Democratico avvenga tramite il voto di tutti coloro che si riconoscano nel manifesto del futuro partito redatto da Prodi (fisiologicamente il capo), che paghino un contributo volontario e che scelgano gli organi dirigenti tra liste variegate per candidati e programmi.
Gitti dà quindi per scontato che almeno i due quinti degli elettori dell'Unione alle politiche non si riconoscano nel Partito Democratico. E' impossibile pensare che siano tutti avari conservatori delle loro piccole consorterie di partito. Sono piuttosto dei sostenitori, in vario modo, di una differente maniera di partecipare alla costruzione delle scelte politiche. Mettono la logica e il metodo dei filoni culturali e della partecipazione dal basso per selezionare il progetto, al posto della logica e del metodo del personaggio che preesiste al partito, ne indica l'agenda e, al di là delle intenzioni, procede nel segno di essere lui stesso il progetto unificante. La maniera proposta da Gitti è sì un progresso rispetto a Berlusconi che ciò lo fà intenzionalmente, ma proprio non basta. Anzi, continuare a propagandare il Partito Democratico con tanta passione ma altrettanta elusività sulla sua natura culturale e i suoi obiettivi, costituisce un obiettivo favore a chi vuol rallentare le riforme di apertura del circuito sociale e di valorizzazione dell'intraprendere per innovare. Che non è solo l'ex Presidente del Consiglio.
Non sarebbe opportuno ( e soprattutto utile) far emergere nel dibattito anche i punti di vista diversi , oggi celati dietro le parole d'ordine ufficiali, che rassicurano di più nell'immediato ma eludono i problemi di fondo? RingraziandoLa per l'attenzione, Le porgo i migliori saluti
Raffaello Morelli raffaello.morelli@liberali.it Roma, 3 giugno 2006
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