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Riportiamo a casa i nostri soldi

Ieri il Presidente argentino Nestor Kirchner era a Madrid. Saranno molti i temi di discussione, e forse tra questi anche la questione dei Bond argentini. Nessuno in Italia si è preoccupato di “invitare” il Presidente argentino e discutere con lui come e quando ripagare l’oneroso debito che ha verso migliaia di investitori e risparmiatori italiani. L’incontro spagnolo è bilaterale, cioè voluto da entrambi i governi, Argentina e Spagna. In casa nostra, nessuna organizzazione politica si è preoccupata di pensare ai tantissimi risparmiatori truffati e alle centinaia di milioni di Euro persi. Non sto parlando di gettoni virtuali ma un potenziale investimento che viste le dimensioni potrebbe contribuire ad alzare il PIL e incrementare i posti di lavoro.
E’ proprio in questa occasione e per tale motivo che ieri a Roma abbiamo organizzato una manifestazione di protesta davanti all’Ambasciata argentina. La nostra non vuole essere un’azione meramente dimostrativa e di protesta ma propositiva, in tale occasione infatti sarà consegnata una petizione all’Ambasciatore argentino e più tardi, al Primo Ministro Romano Prodi, in cui si chiede una posizione ferma da parte del nostro nuovo Governo sul problema della restituzione dei soldi investiti, e persi, nei Bond.
I continui rifiuti del Presidente dell’Argentina, Kirchner, di onorare il debito contratto dal suo paese con gli investitori italiani, dovrebbero allarmare il nostro Governo che sembra invece poco interessato. Molti italiani oggi sono particolarmente amareggiati, così come lo sono parecchi piccoli investitori che hanno perso gran parte dei risparmi di una vita, per i continui rifiuti del Presidente Kirchner di rispettare gli obblighi internazionali.
E’ bene ricordare che ancora prima di incassare due prestiti addizionali dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel 2001, per un totale di 23 miliardi di dollari USA, era chiaro che il Presidente argentino avrebbe fatto gravare su qualcuno il default. Alla fine, come tutti sappiamo, si è verificato il peggio e l’Argentina ha scaricato il proprio default su tutti, compresi centinaia di migliaia di cittadini italiani.
Rifiutandosi di pagare il debito in sospeso, l’Argentina oggi deve 3,9 miliardi di Euro agli investitori italiani, in altre parole deve 67 Euro a ciascun italiano. Si può solo cominciare ad immaginare quanto ciò significhi per gli Italiani in termini di diminuzione della produttività economica e di posti di lavoro non creati, e quanto ciò significhi per quegli individui che di colpo hanno visto sfumare i loro piani per la vecchiaia.
Una situazione molto simile si verificò all’inizio del 20° secolo, quando il Venezuela andò in default sul suo debito interno. Allora, Germania, Gran Bretagna e Italia, bloccarono con le navi i porti di quel paese, fino a quando il governo Venezuelano si decise a ripagare tutti i debiti. Per la salvaguardia degli investitori italiani purtroppo non si è usata la medesima determinazione, quando nel 2001 l’Argentina decise un default sui Bond per un totale di 81 miliardi di Dollari USA.
La gigantesca ristrutturazione del debito (SWAP) dell’Amministrazione Kirchner non è soltanto epica nelle dimensioni, ma calcolando circa 35 centesimi sul Dollaro USA, non arriva nemmeno vicino all’importo che l’Argentina deve agli investitori italiani. Invece di offrire un compenso equo, l’Argentina ha inventato 152 varietà di nuovi Bond che andranno a creare ancor più gravi disagi finanziari ed economici ai piccoli investitori italiani e all’economia italiana in generale.
Il Governo Argentino ha offerto un Bond a 42 anni come parte della ristrutturazione. Non dimentichiamo che mai governo latino-americano ha pienamente ripagato un Bond, nemmeno uno a 30 anni! Se poi consideriamo che è la quinta volta negli ultimi 175 anni che l’Argentina è andata in default sui suoi debiti esteri vediamo come la situazione sia preoccupante.
La decisione irresponsabile del Presidente Kirchner di non onorare parte del proprio debito, rischia di minare la storica “fratellanza” tra italiani e argentini e di mettere a repentaglio anche il benessere del popolo argentino, tagliandolo fuori dagli investimenti di capitale privato italiano. La ristrutturazione del debito iniziata da Kirchner e il suo risoluto rifiuto a pagare, dimostra quanto sia pericoloso investire in Argentina. Sarebbe perciò opportuno che il Governo italiano intervenisse urgentemente, negando qualsiasi tipo di aiuto al governo argentino, almeno fino a quando il suo Presidente non dimostrerà la volontà di ripagare i debiti della nazione e di onorare il contratto con gli investitori italiani.
E’ bene sottolineare che il Governo argentino si sta sempre più allineando alle politiche di paesi come il Venezuela e la Bolivia. Le scelte del Presidente Chavez e del Presidente Morales, in particolare l’esproprio degli investimenti internazionali, stanno mettendo in serio pericolo gli investitori italiani e soprattutto il progresso economico in America Latina. A tal proposito riteniamo che il Governo italiano debba esprimere la più profonda preoccupazione e guardare con molta più attenzione la condotta del Presidente Kirchner. Sappiamo che la decisione finale è nella mani del Presidente Kirchner, tuttavia come Italiani e come Europei dobbiamo chiederci se l’Argentina vorrà essere un partner responsabile e affidabile nello scenario dell’economia globale, o se tenderà a diventare uno stato isolato, unito alla troika Castro-Chavez-Morales. La posta in gioco è molto alta, e non riguarda soltanto gli investitori italiani o i cittadini argentini, ma anche e soprattutto, le future relazioni tra l’Europa e l’America Latina.

Pietro Paganini
Segretario Politico European Liberal Youth (LYMEC)

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