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IL DIBATTITO SUL PARTITO DEMOCRATICO
Ho letto il fondo di Federico Orlando "Ma sono due o tre nel Partito Democratico?". Peraltro i temi non sono effimeri e spero di essere in tempo per esprimerti tre considerazioni. Non sull'impianto generale, che trovo efficace e spregiudicato, quanto sulla parte conclusiva che ne è il nocciolo.
La prima. Negli ultimi anni si è insistito molto sul Partito Democratico, tuttavia non se ne sono mai chiariti progetto e funzione. Dunque, prima del dilemma che l'articolo ha posto ( il discorso sul Partito democratico è o no un fatto interno ai cattolici e ai socialisti ?), in realtà ne viene un altro: si è consapevoli che non definire mai la natura profonda del partito democratico equivale a rilanciare il tradizionale disegno bipolare dei due partiti chiesa ( una volta DC-PCI, ora destra-sinistra)? Ma non si è introdotto il maggioritario per tornare al disegno dei due partiti chiesa. Che è inadatto a far emergere i reali conflitti democratici tra le opzioni politiche. Che è fondato sull'idea che contino solo le grandi organizzazioni e che i cittadini debbano esercitare la fedeltà piuttosto che senso critico e capacità di iniziativa. Che è esso stesso la causa principale dei mali italiani, che sono un vero e proprio buco di liberalismo.
La seconda. Se si fa precedere da quest'altro dilemma, diviene ancor più chiaro il senso di quello che l'articolo ha posto. Nel caso che il partito democratico non voglia essere né un disegno bipolare né un fatto interno a cattolici e socialisti, allora deve fare i conti con la terza cultura costituzionale del paese, come la chiama Orlando, quella liberale. Perciò non può aggirare la vera questione di fondo, che è chiarire la propria natura. Nessun manufatto può essere costruito se prima non si ha chiaro quale funzione debba svolgere. Quali sono nel centro sinistra i principi largamente condivisi e il comune approccio alla politica? In realtà, gli esterni ai partiti hanno votato per poche semplici considerazioni, seppure importanti, chiudere il ciclo berlusconiano, confermare il criterio dell'alternanza, imboccare la strada della politica come confronto secondo le regole. E' bastato per fare la coalizione. Non basta più ora per creare una soggettualità partitica, oltretutto inedita, che ricomprenda culture politiche tuttora ben distinte, in Europa e nel mondo. Nè si può trattare il liberalismo, con la scusa che non è abbastanza di massa, come un orpello delle altre o della politica spettacolo. Insomma, o si inizia un confronto serrato anche con i liberali come tali sulle questioni politico-civili di fondo (e si arriva ad un partito quando si sono delineate visioni comuni sulle questioni essenziali ) oppure sarebbe più saggio impiegare le energie per governare bene.
La terza. Fa bene Orlando a scrivere che non gli piace dire moderati per intendere liberali. I moderati sono conservatori un pò ipocriti dediti ad un cauto conformismo, i liberali sono innovatori gradualisti sempre impegnati a favore del cittadino per aprire il circuito sociale. Ciò detto, credo vada sottolineato che i cittadini liberali sono molti di più di quanto pensino gli strateghi dell'Unione ( che comunque non possono negare che i liberali sono stati decisivi per la vittoria alla Camera) ma non sono certo i milioni che votano a destra. Semplicemente perché chi è davvero di cultura liberale, quanto meno nel 2006, dopo una legislatura di governo della Casa della Libertà, ha sperimentato l'inconciliabilità con il mondo liberale (non a caso la Casa della Libertà sta nell'ambito dei partiti popolar conservatori) e di certo non ha votato questa destra, al massimo non è arrivato a scegliere questa sinistra. Dunque, anche sotto il profilo delle quantità, la terapia efficace non sono gli artifici propagandistici per indurre il cittadino liberale a sostenere l'area socialista e cattolica che è e vuole apparire tale. Occorre favorire le condizioni perché il cittadino disponga del soggetto liberale, che è fisiologicamente dalla parte di chi vuol cambiare secondo le regole, sostiene la centralità dell'individuo e da oltre un decennio si batte per il maggioritario a doppio turno. E di conseguenza è collocato nel centro sinistra.
Il pericolo che continua ad incombere sul paese è la mancanza di un confronto politico di livello adeguato. L'epoca berlusconiana non è affatto debellata nelle motivazioni profonde e nella mentalità. Un estenuante e sterile dibattito "a due" sul Partito Democratico si tradurrebbe obiettivamente in un vantaggio per i conservatori.
Raffaello Morelli da Europa 29 luglio 2006
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