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ELEZIONI POLITICHE 2006: al voto come liberali
Roma, 6 aprile 2006
Domenica e lunedì gli italiani dovranno esprimere il loro giudizio sui cinque anni di governi della Cdl e insieme indicare la maggioranza cui affidare la nuova responsabilità di governo. Come liberali, ribadiamo con fermezza il nostro giudizio negativo sulla complessiva attività dei governi Berlusconi dal 2001 ad oggi e auspichiamo un cambio di maggioranza. Solo chiudere il ciclo berlusconiano, può riaprire l'attitudine al dibattito politico e ad un modo di governare meno legato agli interessi personali e di gruppo di chi governa, meno ostile alla laicità delle istituzioni, meno lontano dall'Europa, meno allergico al rispetto delle regole della convivenza, meno conservatore.
Un qualificatissimo intellettuale liberale, Claudio Magris, ha spiegato bene stamani nel fondo del Corriere della Sera quale sia il guasto indotto da Berlusconi. L'aver liquidato secoli di pensiero liberale sul rapporto tra individuo e stato, fra l'interesse privato e quello pubblico. E questo insieme ad una lunga catena di scelte e di atti del Presidente del Consiglio tesi a far rivivere nei rapporti civili, sociali e culturali le stesse contrapposizioni ideologiche che la libertà ha da tempo superato con successo. La parola d'ordine è stata sostituire il senso critico con slogan irrealistici e ossessivi. Spiace che gli amici del Nuovo PLI abbiano preferito non vedere e non sentire, cullandosi nell'amarcord della gioventù, rinunciando ad una valutazione liberale dei fatti e negando i giudizi di tutto il liberalismo internazionale. Il liberalismo resta profondamente estraneo all'irrefrenabile propensione di Berlusconi a ridurre ogni scelta al rapporto fiduciario diretto tra sè e l'insieme di cittadini. Lo stesso tentativo dell'ultima ora di tornare a promettere riforme più liberali contraddice il comportamento effettivo di una maggioranza fortissima che alle riforme liberali non ha mai messo mano in cinque anni. Non mancava la forza, mancava l'intenzione. Non a caso l'ultima bravata legislativa è stata l'eliminazione delle preferenze senza dare al cittadino meccanismi alternativi di scelta: una vergogna illiberale che sempre più consegna la democrazia italiana ai ristretti vertici romani. Per tutto questo, la priorità dei liberali corrisponde ad un'esigenza fisiologica. Mettere fine a simili comportamenti, che non solo violano costantemente l'abc del liberalismo ma che, autodichiarandosi liberali, tentano di indurre nel liberalismo una trasformazione cancerosa.
Per compiere il passo avanti di chiudere il ciclo della maggioranza CdL, è bene rifuggire ogni tentazione di astenersi dal voto o nel voto. Ambedue questi comportamenti costituirebbero un aiuto indiretto alla CdL, soprattutto nel decisivo suffragio per la Camera, dove il sistema attuale è, per le coalizioni, un maggioritario a collegio unico nazionale e dunque si può perdere o vincere perfino per un solo voto ( al Senato la situazione varia da regione a regione, e nel complesso, anche per ragioni tecniche, si profila un sostanziale pareggio). Perciò è opportuno che i liberali votino per la coalizione Unione, non perché li rappresenti (anzi essa ha fatto il possibile per evitarlo), non perché abbia un programma preciso e soddisfacente, ma perché è lo strumento disponibile per chiudere un ciclo, per riconfermare il criterio dell'alternanza e per imboccare la strada della politica come confronto secondo le regole. In pratica, per votare Unione si deve votare uno dei partiti che la compongono. E scegliendo si contribuisce anche a determinarne i futuri equilibri politici.
I liberali non appoggeranno in alcun modo le liste che sono distanti dal liberalismo. Vale a dire le liste della sinistra più o meno antagonista, le liste del socialismo dominato dai gruppi dirigenti di origine marxista e affetti dal continuismo nella narcisista autoreferenzialità e nelle commistioni di comodo tra spirito laico e religioso, le liste dell'integralismo clericale che felpatamente assume la fede religiosa come fonte legislativa e che manifesta la più pervicace ostilità alle concezioni laiche, le liste dei fautori ulivisti del partito democratico, che, ad oggi indefinito quanto alla base culturale, agli obiettivi e ai progetti e dunque di fatto una promessa utopica, favorisce operazioni di potere intrinsecamente conservatrici.
La scelta naturale è quella delle liste nell'area laica meno distante da noi liberali. E dunque le liste della Rosa nel Pugno, che propongono con decisione il tema della laicità, seppure guardando indietro ai rapporti socialisti radicali anni settanta, le liste di Italia dei Valori e dei repubblicani europei, che fanno parte del Partito dei Liberali Europei, ed al limite le liste del Codacons, che esprimendo una forte attenzione per i consumatori, possono considerarsi affini al criterio liberale di stare dalla parte del cittadino. Scegliere il voto fra queste possibilità, consente di votare Unione senza favorirne le parti distanti dal liberalismo. E consente anche di prepararsi ad affrontare le nuove situazioni che già si intravvedono dietro il serpeggiante disegno di un "tranquillo" accordo – bipartisan e tra le molte organizzazioni associative e corporative – per redistribuirsi il controllo morbido e asfissiante sulla vita quotidiana dei cittadini.
Raffaello Morelli
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