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IL NO All'INDULTO NON E' GIUSTIZIALISMO

Al dr. Pier Luigi Battista
Corriere della Sera

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Egregio dottore, giuste le Sue considerazioni sull'ossessione giustizialista come fonte di tanti guai e contraddizioni. E anche giusta la preoccupazione che vi sia la tendenza a identificare peccato e reato e quindi a usare il metro dell'indignazione invece che quello della legge. Ciò detto, a me pare tuttavia che questo non basti per concludere che tutti i reati appartengono alla stessa categoria. Omicidi, rapine, furti e truffe sono reati gravi che toccano un aspetto decisivo della convivenza che è la sicurezza della propria persona e della proprietà. Si figuri se un liberale non li considera una sorta di attentato permanente, molto spesso non adeguatamente perseguito. Corruzione, concussione, falsi in bilancio, aggiottaggi, delitti finanziari, sono reati altrettanto gravi che toccano un diverso aspetto della convivenza, quello del sistema di regole a presidio delle istituzioni pubbliche e delle iniziative private. E' la malattia più subdola del tessuto civile che tende a metastasizzare e ad impedire il corretto funzionamento del mercato, quello economico e quello politico-istituzionale. Credo che ogni liberale debba preoccuparsi molto anche delle seconde problematiche. Non in nome dell'indignazione che sovente non è morale ma solo moralistica. Bensì in nome del rigoroso senso dello stato e della correttezza civile. Tanto più quando, come nel caso di questa legge sull'indulto, il programma di governo non solo non lo prevedeva in questi termini ma addirittura aveva sbandierato la volontà politica di non avere clemenza per il cancro delle corporazioni finanziarie. L'avere immediatamente abbandonato questi propositi è molto disdicevole. E in questo senso non si tratta di giustizialismo.

Con i migliori saluti
Raffaello Morelli
31 luglio 2006

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