Noi, liberali, ci rivolgiamo alle italiane e agli italiani come noi convinti dell'importanza del metodo e dei comportamenti liberali, perché si uniscano, loro e le loro associazioni, alla Federazione dei Liberali - l'unica in Italia a far parte dell'Internazionale Liberale e del Partito Europeo dei Liberali, Democratici e Riformatori ( ELDR) - oggi riunita all'Unione Liberaldemocratica.
L'obiettivo che proponiamo è rispondere all'uso strumentale che si va facendo del termine LIBERALE e partecipare responsabilmente al confronto democratico sul come gestire i problemi della convivenza civile, per far valere gli ideali di libertà che furono di Croce, di Giovanni Amendola, di Gobetti, di Einaudi e successivamente di Malagodi e di Gaetano Martino, di Bozzi e di Valitutti.
Ieri, quegli ideali avevano avversari dichiarati, oggi vengono insidiati da sedicenti sostenitori che li rinnegano quotidianamente nella azione politica.
Per anni, molti hanno fatto finta di non capire l'intreccio illiberale dello statalismo con una diffusa mentalità affaristica e consociativa.
Quando questo intreccio è divenuto irrefutabile e ha imposto il cambiamento, tanti hanno pensato che il massimo della cura fosse puntare sulla prospettiva liberale, minoritaria da più di settanta anni. Da qui l'impetuoso sgorgare, a destra, a sinistra e al centro, dei richiami al liberalismo troppo spesso snocciolati come una filastrocca magica.
Tuttavia, gli imbonitori dei richiami hanno trascurato, consapevoli o no, che
la cultura liberale NON E' quella del magico, della salvezza, del conformismo.
E' quella delle regole per tutti e dei comportamenti di ciascuno.
E' quella convivenza più aperta possibile tra cittadini liberi, diversi e responsabili perché forniti di senso critico.
E' quella del costituzionalismo politico ed economico.
Così , i nodi sono venuti subito al pettine. Nel giudizio elettorale di maggior credibilità come nuovi e "liberali", alcuni sono stati preferiti ad altri. Quando poi si è trattato di concretare il liberalismo in atti di governo, il sistema di promettere e di suscitare attese ha mostrato la sua intima incoerenza con il metodo liberale. In realtà quello che si viene accreditando non è un'adesione di massa ad idee liberali ma una certa destra lontana dalla tradizione, dalla mentalità, dalle regole, dai comportamenti e dalle prospettive di ciò che implica essere liberali.
Ora, con la crisi politica di dicembre, si chiude la fase di destra all'insegna di un supposto liberalismo magico. Di certo, non si delinea ancora un modo di governare più liberale, anche a causa degli irrisolti equivoci e del persistente deficit di liberalismo nella sinistra italiana. I blocchi del 27 marzo, figli di una legge contraddittoria, sono strutturalmente incapaci di garantire un governo efficace - e tanto meno un governo liberale - proprio perché del liberalismo politico non colgono il messaggio essenziale: in una democrazia matura - e quella italiana, bene o male, lo è - le scelte alternative devono concernere qualità e quantità dell'apporto pubblico alla convivenza, non i pregiudizi, i miti, le coreografie di piazza o, peggio ancora, i privati modi di vivere.
Smontare i blocchi elettorali del 27 marzo è l'impegno dei liberali.
Noi vogliamo far crescere l' identità della proposta liberale.
Molti pensano al liberalismo troppo come ad una speranza di cavalcare una moda e pochissimo come ad un modo di essere. Così pretendono dal liberalismo qualcosa che il liberalismo non può e non vuol dare. Cioè, un rinnovato assistenzialismo seppur di lottizzatori nuovi; l'intendere le regole come occasione legalizzata di vantaggi privati; la rinuncia al senso critico come cardine di buon governo; l'insofferenza per le procedure del quotidiano confronto democratico; il fare da antidoto alla paura del cambiamento.
Viceversa, l'identità della proposta liberale consiste innanzitutto nel voler rispondere alle domande, che i cittadini sempre ripropongono, ciascuno in modo diverso, di poter esercitare i propri uguali diritti di libertà. La proposta liberale non punta al nuovo per il nuovo. Attiva il cambiamento restando cosciente della tradizione. Richiede coerenza di linguaggio e di comportamenti, non plebisciti. Corregge le disfunzioni dello stato sociale senza rinunciare alla funzione sociale dello Stato. E' un programma positivo di trasformazione civile e istituzionale commisurata al cittadino, per superare i vizi di impotenza e di prepotenza del potere politico.
Nell'Italia del 1995:
a- al fine di irrobustire il processo di costruzione democratica dell'Unione Europea, i liberali propongono di far intervenire a pieno titolo il Parlamento Europeo nelle conferenze internazionali per la revisione del Trattato di Maastricht; di accettare che, nell'ambito del comune e solidale approfondimento dell'integrazione, possano esistere settori nei quali alcuni Stati Membri siano più avanti degli altri a patto che si impegnino per favorire l'integrazione degli altri; di confermare l'importanza di una moneta unica e la necessità di rispettare i criteri di convergenza previsti perché ogni paese possa accedere alla terza fase dell'Unione Europea economica e monetaria;
b- al fine di sciogliere l'economia da vincoli soffocanti anche per l'occupazione e di ristabilire condizioni di equità verso le generazioni future, i liberali propongono di affrontare il risanamento del gravosissimo debito pubblico con interventi puntuali e rigorosi, a carico dell'intera collettività, e perciò stesso più equi; di pagare con le imposte - invece che con il debito - ogni onere per l'erario aggiuntivo agli stanziamenti della legge finanziaria che sia causato da negoziazioni con le parti sociali; di ridurre drasticamente le proprietà statali nelle attività economiche; di puntare al cambiamento della struttura retributiva passando dal sistema salariale ad un sistema a partecipazione legato in modi opportuni all'andamento dell'impresa; di sviluppare le infrastrutture per il trasporto, l'energia e le telecomunicazioni; di adottare crescentemente il criterio di far pagare al consumatore i costi dei propri consumi di beni pubblici;
c- al fine di far crescere la possibilità del cittadino di concorrere alle decisioni, i liberali propongono di abolire la proporzionale e di consentire la scelta diretta degli indirizzi, dei rappresentanti e degli uomini di governo; nell'Italia di oggi, il sistema preferibile è il maggioritario a doppio turno, poiché il turno secco restringe le alternative a due sole opzioni-partito (le grandi organizzazioni massificate o massificanti), mentre mantenere un'iniziale pluralità di opzioni è indispensabile per non comprimere il pluralismo associativo e politico;
d- anche al fine di adeguare l'impianto istituzionale al sistema maggioritario e al principio dell'autonomismo, i liberali propongono di rivedere la Costituzione sia nella parte relativa all'ordinamento della Repubblica sia per codificare nuovi diritti di libertà, e di affidarne il compito ad una Assemblea Costituente, eletta con la proporzionale pura per assicurare la rappresentanza di tutte le opinionI; i principali punti della revisione sono l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, i suoi nuovi poteri e quelli di un parlamento rafforzato come organo di controllo politico, l'introdurre una serie di garanzie ( a cominciare dai conflitti di interesse dei governanti ) che il maggioritario rende indispensabili, il disegnare un federalismo che non incrini il significato nazionale della cittadinanza mantenendo forte il vincolo del riequilibrio e della solidarietà e che redistribuisca le funzioni sulla base del principio di sussidiarietà, affrontando così la questione meridionale su basi non più assistenziali; a rafforzamento delle garanzie per tutti e a tutela delle minoranze l'effetto maggioritario deve essere bilanciato con l'innalzamento dei quorum elettorali per le cariche istituzionali di nomina parlamentare e con sistemi di designazione delle autorità di garanzia che ne irrobustiscano l'indipendenza;
e- al fine di riconfermare il rispetto delle leggi della convivenza democraticamente decise, i liberali, secondo il principio di separazione dei poteri ed equilibrio fra i poteri, intendono garantire l'esercizio della giustizia uguale per tutti, non soggetta a tentazioni inquisitorie, dotata di adeguate risorse, in cui l'indipendenza del magistrato sia garantita contro le ingerenze del potere politico, contro le suggestioni di militanze correntizie e resti ben distinta dal contrapporsi corporativo agli altri poteri costituzionali; condannano ogni aggressione verbale offensiva della funzione di giustizia; propongono un giudice che sia terzo tra accusa e difesa; propongono magistrati dell'accusa con carriere separate da quelle dei magistrati giudicanti, ed egualmente garantite; propongono che la custodia cautelare sia riservata a casi eccezionali motivati rigorosamente, senza mai divenire pena anticipata o strumento istruttorio;
f - al fine di stabilire un sistema aperto dell'informazione e dunque privo di posizioni dominanti specie nei periodi elettorali, i liberali propongono un servizio pubblico radiotelevisivo strutturato su una sola rete senza pubblicità, e un settore commerciale in cui nessun editore, pubblico o privato, possieda più di una rete nazionale e in cui operi una incisiva legge antitrust in materia di raccolta pubblicitaria, così da liberare spazi e risorse per i giornali nonché per le radio e le televisioni locali; e propongono anche di creare un sistema di autocontrollo da parte di ogni operatore televisivo con l'obiettivo di accrescere la qualità della programmazione e di limitare la tendenza a trasmettere violenza che tanto negativamente influenza l'educazione civile dei minori;
g - al fine di riaffermare il principio della fiscalità come corrispettivo dei servizi pubblici, i liberali propongono, oltre la razionalizzazione e la drastica semplificazione degli obblighi tributari, un federalismo fiscale che realizzi la massima coincidenza possibile tra centri di prelievo e di spesa, l'esazione tributaria delle imposte dirette effettuata dal contribuente in modo da renderlo consapevole del peso fiscale sopportato, e infine l' introduzione di meccanismi che consentano a ciascun cittadino l'immediata percezione di quale onere gli venga accollato per far fronte ad eventi eccezionali o a trattative tra governo e parti sociali;
h - al fine di rispettare l'esigenza di una riforma della previdenza in chiave di equilibrio e di realismo nel quadro di una complessiva rifondazione dello stato sociale, i liberali propongono un sistema previdenziale strutturato su tre fasce, quella solidaristica minima tratta dalla fiscalità generale, quella intermedia strettamente ancorata ai versamenti personali obbligatori e quella ulteriore volontaria e fiscalmente agevolata;
i - al fine di rendere il processo educativo e formativo dei giovani uno strumento culturale sempre più efficace per l'esercizio critico della propria individualità e contrastare l'ignoranza, il pregiudizio e l'intolleranza, i liberali propongono di prolungare l'obbligo scolastico mantenendo una diversificazione tra differenti tipologie di scuola tra le quali sia agevole il passare; di rendere più penetrante e semplice l'interscambio a livello europeo; di potenziare i servizi di orientamento scolastico e la possibilità di accedervi; di procedere alla riforma dell'amministrazione scolastica centrale e periferica, secondo i criteri di flessibilità organizzativa, di autonomia e di abrogazione delle troppo rigide restrizioni delle incompatibilità per il personale scolastico.
Far crescere l'identità della proposta liberale
Far crescere l'identità della proposta liberale, è in generale indispensabile per superare la politica fondata sullo schierarsi contro, che discrimina invece di scegliere e che resta un retaggio incivile delle guerre di religione.
L' Italia ha sempre più bisogno di una politica costruita su proposte di scelte in positivo e sulla verifica dei comportamenti.
Sono il cosa fare e il come farlo che determinano con chi farlo.
Perciò, l'identità della proposta sopra descritta è solo il punto di avvio del lavoro politico liberale.
Nella democrazia della scelta fondata sul maggioritario, il tempo delle identità è intrinsecamente connesso al tempo dei progetti alternativi da sottoporre al cittadino. L'identità liberale esiste NON SE raggiunge questa o quella soglia numerica MA SE non si culla nella subordinazione e si batte per un progetto evolutivo di società aperta.
Noi liberali intendiamo promuovere il consenso non più nell'ottica proporzionalista della rappresentanza dell'identità ma con l'obbiettivo di aggregare un'area più vasta sul miglior comune progetto possibile. In ogni caso, la credibilità politica dei compagni di viaggio non è una condizione per partecipare al progetto: serve da filtro per individuare ruoli e rappresentatività all'interno del progetto che si va costruendo.
La proposta liberale vuole essere, nel metodo e nei contenuti, una via coerente di riaggregazione su un progetto alternativo per governare. Non è fare il pendolo tra due progetti. Non è stare immobili e assediati al centro contro la destra e contro la sinistra. E' promuovere, attraverso la proposta, la convergenza dinamica di tutti i cittadini che, al di sopra delle condizioni personali, di gruppo sociale, di sesso, di status, di età, di etnia, di religione, di preferenze private, antepongono il valore della libertà a tutti gli altri e, per coglierne la creatività, ricercano condizioni di convivenza nel segno della legalità e dell'equità.
Solo nella fase conclusiva del processo maggioritario, quando si è in vista del ballottaggio finale, le alternative tendono a ridursi a due.
Noi liberali ci prefiggiamo con la nostra proposta - a partire dal sistema a doppio turno e da uguali condizioni di presenza dei candidati sui grandi mezzi di comunicazione - di concorrere alla costruzione di un polo elettorale che abbia natura diversa da quelli del 27 marzo. Un polo elettorale costituito innanzitutto ma non solo da liberali e che, in quel dato momento e per quel tipo di elezione, risulti il più liberale perché, per programmi e configurazione complessiva, consente atti di governo e di amministrazione capaci di irrobustire nel nostro paese i meccanismi della società aperta, che è la società liberale.
Rivolgendo agli italiani e alle italiane l'invito di unirsi a noi della Federazione dei Liberali per partecipare responsabilmente al confronto democratico onde farvi valere i principi di libertà, prendiamo solennemente impegno di valutare in una grande convenzione degli iscritti e degli aderenti - riunita in tempo utile rispetto ad eventuali elezioni politiche anticipate - quali saranno i poli elettorali formatisi anche a seguito delle nostre iniziative e di decidere insieme come la Federazione dei Liberali dovrà allora schierarsi.