MANIFESTO '97


1) L’obiettivo della Federazione dei Liberali è contribuire a promuovere la liberalizzazione della società italiana. Senza di essa non è possibile attivare, in campo economico, culturale e sociale, quei meccanismi di valorizzazione della creatività individuale, di ricerca della qualità, di garanzia dei diritti di cittadinanza di cui il paese ha pressante bisogno. E nemmeno è possibile fronteggiare la sfida della globalizzazione per coglierne le opportunità.

E’ nel nome di questo obiettivo che la Federazione dei Liberali partecipò, tra il 1995 e il 1996, al formarsi della coalizione programmatica dell’Ulivo, che si presentava come il fulcro di un disegno riformatore capace di interpretare le esigenze liberali meglio di uno schieramento di centro destra, particolarmente caratterizzato da forti elementi plebiscitari.

Quel disegno riformatore richiedeva per attuarsi di evitare che l’Ulivo si riducesse all’area preferenziale tra la sinistra tradizionale e i Popolari, che si volesse sacrificare l’Ulivo-coalizione all’Ulivo-partito unico, e che si frenassero gli stessi presupposti programmatici dell’Ulivo nell’azione di governo. L’esperienza di questo primo anno è stata crescentemente deludente.

Alla luce di questi fatti, la Federazione dei Liberali riconferma ancora una volta che, in vista dell’obiettivo della liberalizzazione, che solo un disegno riformatore può realizzare, è essenziale e prioritario irrobustire l’area liberaldemocratica. La sua attuale fragilità non ne è il destino immutabile, purché i liberali non attendano dagli altri quello che dipende da loro stessi. La via che la Federazione dei Liberali indica, è il raccordo di tutti i gruppi accomunati dai grandi principi liberali. La convergenza dell’ANDEL di Fausto Tapergi è un primo passo in questa direzione ma ad esso altri ne devono seguire.

2) I grandi principi liberali cui la Federazione dei Liberali si richiama , sono quelli della secolare tradizione liberale, poi espressi nel Manifesto Oxford ’47 e sviluppati dall’Internazionale Liberale in vista del nuovo Manifesto per gli anni 2000 che sarà lanciato a Oxford il prossimo novembre. I liberali, che considerano indissolubili principi e comportamenti,

  1. sono convinti che lo spirito critico di ciascun cittadino è la base della convivenza civile e che occorre rifuggire ogni integralismo politico o religioso e difendere tolleranza e dialogo come essenza della democrazia,
  2. considerano la libertà il valore da anteporre a tutti gli altri e che la libertà è vuota se non può esprimersi compiutamente in un contesto di legalità e di equità,
  3. si pongono l’obiettivo di garantire a ciascuno la pari opportunità di sviluppo della propria persona nonché di proteggere gli interessi delle generazioni future dal premere immediato della domanda e dei consumi,
  4. si riconoscono in una democrazia policentrica e non prescrittiva, multireligiosa e multirazziale, che viva politicamente della fisiologica alternativa tra conservatori e fautori di una società aperta e che, proprio perché non prescrittiva, scelga il governo attraverso un sistema maggioritario su alternative programmatiche,
  5. intendono lo Stato come garante delle regole della convivenza civile, che può farsi gestore solo per mantenere le opportune condizioni di libertà, equità e concorrenza, sempre rifuggendo l’invadenza e sempre badando a preservare la Pubblica Amministrazione dal burocratismo autoconservativo,
  6. svolgono una politica incentrata sulle regole della convivenza civile per una società di cittadini sempre più liberi di diritto e di fatto e che dunque non comprenda tra i suoi parametri le scelte di vita personali e religiose, che devono restare autonome,
  7. vogliono rompere il legame tra l’espansione del mercato e il degrado ambientale, regolando i mercati in modo da includere i costi dell’inquinamento e dell’uso delle risorse naturali,
  8. operano per incoraggiare e aiutare lo sviluppo economico nei paesi più poveri, e ciò per coerenza con i principi e per rendere sostenibile il mercato globale aperto evitando l’allargarsi del divario con i paesi più ricchi.

3) Il processo di irrobustimento politico dell’area liberaldemocratica non può che prendere le mosse dal comune riconoscersi nel filone culturale liberale. Del resto, il maggioritario non soppianta i filoni culturali della politica e non obbliga al bipartitismo. Privilegia solo la scelta tra le offerte politico programmatiche elaborate dai grandi filoni culturali. E dunque, per sviluppare una politica operativa, l’aggregarsi dell’area liberaldemocratica deve caratterizzarsi per alcune proposte programmatiche specifiche, che la Federazione dei Liberali individua così:

  1. riforme istituzionali ed elettorali che modellino uno Stato più articolato e policentrico, che consentano ai cittadini un peso forte e diretto nella scelta degli indirizzi di governo e delle persone, che adottino un sistema elettorale maggioritario a doppio turno con riduzione della quota proporzionale, riservata al diritto di tribuna,
  2. diritti individuali in campo economico sociale e concreta possibilità di esercitarli,
  3. diritti individuali in campo civile e politico, con particolare riguardo alla democrazia interna dei partiti e dei movimenti, specie nei procedimenti aventi finalità istituzionali od elettorali,
  4. costruzione democratica dell’Unione Europea che realizzi concretamente gli impegni assunti col Trattato di Roma e col Trattato di Maastricht e che, nel rispetto del principio di sussidiarietà, definisca i rapporti tra gli organi comunitari e gli organi nazionali, questi ultimi espressione della sovranità dei rispettivi stati; l’integrazione democratica dell’Europa ha il significato di modello realistico di progressiva integrazione degli Stati nazionali nel segno del libero scambio e nell’ottica di una società civile a livello mondiale,
  5. risanamento della Pubblica Amministrazione per farne un supporto flessibile, controllato e trasparente che sia l’ossatura forte, elastica ed articolata della convivenza civile,
  6. ripensamento dei criteri per l’occupazione (contratti personalizzati) e incentivo alla riforma dei sistemi retributivi, in modo da superare i nodi strutturali della contrapposizione di interessi tra occupati e non e degli eccessivi oneri derivanti dall’ingresso nel lavoro ufficiale,
  7. nuovi criteri di "apertura" nelle TV e più in generale nelle TLC, per garantire l’accesso più aperto alla possibilità di comunicare, ed introduzione di norme deontologiche per gli operatori dell’informazione, in specie quella radiotelevisiva,
  8. nuova politica fiscale basata sul generalizzato conflitto di interessi tra produttori, erogatori di servizi, professionisti, consumatori, per fare emergere l’economia sommersa e alleggerire il carico fiscale anche distribuendolo,
  9. giustizia civile semplificata e rapida con accentuazione dell’oralità dei processi e drastica riduzione dei costi, obbligatorietà della azione penale resa effettivamente praticabile con una vasta depenalizzazione dei comportamenti socialmente non allarmanti socialmente, carriere almeno funzionalmente distinte tra Magistrati giudicanti e Pubblici Ministeri, rafforzamento del giudice terzo e parità tra accusa e difesa,
  10. riaffermare, nel campo dell’istruzione, il ruolo della funzione pubblica come garante dello sviluppo del senso critico nei giovani e, in questo ambito, tutelare e promuovere anche la scuola libera come espressione di pluralità culturale; sostenere l’abolizione del valore legale del titolo di studio,
  11. predisporre in tempi rapidi norme per il settore della bioetica, ispirandosi alla concezione laica della distinzione tra scienza e etica, della attenzione ai diritti di ogni essere vivente, della necessità di preservare i caratteri di specifica individualità del cittadino ed evitando di ridursi a pregiudizio antiscientifico, a mero strumento impositivo di visioni religiose particolari o, addirittura, a mercificazione dell’individuo e delle sue potenzialità riproduttive.

4) La proposta politica così fondata e programmaticamente articolata, si rivolge ai cittadini e ai movimenti politici , innanzitutto a quelli con la mentalità e la tradizione dell’area liberaldemocratica, liberalsocialista, verde non fondamentalista, democratico riformatrice, perché si aggreghino senza annullarsi ma senza chiudersi nelle gabbie delle appartenenze d’origine e aprendosi a chiunque condivida l’iniziativa.

E’ una proposta che, nella divisione schematica tra riformatori e conservatori cui dovrebbe spingere il maggioritario in ambito elettorale, si colloca apertamente sul versante dei riformatori, perché il liberalismo non può essere conservatore siccome la libertà è sempre trasformazione e la diversità è cambiamento. E tanto meno può esserlo nella situazione italiana attuale, in cui la destra anestetizza l’esercizio del senso critico, è insofferente delle procedure parlamentari, ignora le questioni di fondo del conflitto di interessi. Per liberalizzare davvero la società italiana, la proposta liberaldemocratica configura un’area naturalmente contrapposta ai conservatori di destra, ai conservatori di sinistra (come quella sinistra antagonista che si batte per bloccare ogni processo riformatore e perpetuare l’ingessatura dei privilegi delle grandi corporazioni), ai liberisti sfrenati, agli statalisti totalizzanti. In quest’area, il realismo rigoroso non si contrappone al senso critico costruttivo e l’equilibrio di bilancio non è alternativo ai progetti di emancipazione. E’ un’area riformatrice nel segno della diversità, non in nome dell’utopia o della massa, che contraddicono lo spirito autenticamente riformatore perché antepongono il sogno alla realtà, l’uguaglianza alla libertà e la struttura al cittadino.

La proposta dell’area liberaldemocratica è il naturale punto di coagulo dei fautori della società aperta. Intende dare voce a quei cittadini che non chiudono il loro individualismo nelle angustie dell’egoismo. Intende spronarli a trovare in sé la forza e la convinzione per sostenere una proposta utile per la convivenza. Nella consapevolezza che il maggioritario spingerà ad ulteriori patti, anche con i filoni culturali non liberali, per offrire agli elettori una piattaforma di governo che sia espressione del disegno riformatore. A tal fine il patto dei gruppi riformatori, liberali e non liberali, deve essere ritessuto perché il rapporto con l’area liberaldemocratica non può essere considerato una automatica conseguenza del sistema maggioritario e può essere solo la conseguenza del riconoscimento delle ragioni, del metodo politico e della tipologia rappresentativa dei liberali, dando la giusta attenzione alla loro autonomia e non cedendo alla tentazione di affrontare il problema o per la via egemonica di assorbimenti improponibili o per la via illusoria di deleghe improprie ad altre aree politiche ancorché rispettabili e vicine.

5) Il 4° Congresso della Federazione dei Liberali dà mandato ai dirigenti nazionali e locali di assumere tutte le iniziative idonee a dare concretezza a questo progetto, a cominciare da una riorganizzazione degli uffici centrali, da una campagna di tesseramento che mobiliti i liberali nelle città, dal rafforzamento della rete di presenze locali politicamente attive e da una convention nazionale che riunisca cittadini e movimenti politici con storie diverse ma accomunati dai grandi ideali del filone liberaldemocratico nel disegno di liberalizzare la società italiana.

 

Approvato dal IV Congresso Nazionale Fdl,  Roma 18 maggio 1997