1) Lobiettivo della Federazione dei Liberali è contribuire a promuovere la liberalizzazione della società italiana. Senza di essa non è possibile attivare, in campo economico, culturale e sociale, quei meccanismi di valorizzazione della creatività individuale, di ricerca della qualità, di garanzia dei diritti di cittadinanza di cui il paese ha pressante bisogno. E nemmeno è possibile fronteggiare la sfida della globalizzazione per coglierne le opportunità.
E nel nome di questo obiettivo che la Federazione dei Liberali partecipò, tra il 1995 e il 1996, al formarsi della coalizione programmatica dellUlivo, che si presentava come il fulcro di un disegno riformatore capace di interpretare le esigenze liberali meglio di uno schieramento di centro destra, particolarmente caratterizzato da forti elementi plebiscitari.
Quel disegno riformatore richiedeva per attuarsi di evitare che lUlivo si riducesse allarea preferenziale tra la sinistra tradizionale e i Popolari, che si volesse sacrificare lUlivo-coalizione allUlivo-partito unico, e che si frenassero gli stessi presupposti programmatici dellUlivo nellazione di governo. Lesperienza di questo primo anno è stata crescentemente deludente.
Alla luce di questi fatti, la Federazione dei Liberali riconferma ancora una volta che, in vista dellobiettivo della liberalizzazione, che solo un disegno riformatore può realizzare, è essenziale e prioritario irrobustire larea liberaldemocratica. La sua attuale fragilità non ne è il destino immutabile, purché i liberali non attendano dagli altri quello che dipende da loro stessi. La via che la Federazione dei Liberali indica, è il raccordo di tutti i gruppi accomunati dai grandi principi liberali. La convergenza dellANDEL di Fausto Tapergi è un primo passo in questa direzione ma ad esso altri ne devono seguire.
2) I grandi principi liberali cui la Federazione dei Liberali si richiama , sono quelli della secolare tradizione liberale, poi espressi nel Manifesto Oxford 47 e sviluppati dallInternazionale Liberale in vista del nuovo Manifesto per gli anni 2000 che sarà lanciato a Oxford il prossimo novembre. I liberali, che considerano indissolubili principi e comportamenti,
3) Il processo di irrobustimento politico dellarea liberaldemocratica non può che prendere le mosse dal comune riconoscersi nel filone culturale liberale. Del resto, il maggioritario non soppianta i filoni culturali della politica e non obbliga al bipartitismo. Privilegia solo la scelta tra le offerte politico programmatiche elaborate dai grandi filoni culturali. E dunque, per sviluppare una politica operativa, laggregarsi dellarea liberaldemocratica deve caratterizzarsi per alcune proposte programmatiche specifiche, che la Federazione dei Liberali individua così:
4) La proposta politica così fondata e programmaticamente articolata, si rivolge ai cittadini e ai movimenti politici , innanzitutto a quelli con la mentalità e la tradizione dellarea liberaldemocratica, liberalsocialista, verde non fondamentalista, democratico riformatrice, perché si aggreghino senza annullarsi ma senza chiudersi nelle gabbie delle appartenenze dorigine e aprendosi a chiunque condivida liniziativa.
E una proposta che, nella divisione schematica tra riformatori e conservatori cui dovrebbe spingere il maggioritario in ambito elettorale, si colloca apertamente sul versante dei riformatori, perché il liberalismo non può essere conservatore siccome la libertà è sempre trasformazione e la diversità è cambiamento. E tanto meno può esserlo nella situazione italiana attuale, in cui la destra anestetizza lesercizio del senso critico, è insofferente delle procedure parlamentari, ignora le questioni di fondo del conflitto di interessi. Per liberalizzare davvero la società italiana, la proposta liberaldemocratica configura unarea naturalmente contrapposta ai conservatori di destra, ai conservatori di sinistra (come quella sinistra antagonista che si batte per bloccare ogni processo riformatore e perpetuare lingessatura dei privilegi delle grandi corporazioni), ai liberisti sfrenati, agli statalisti totalizzanti. In questarea, il realismo rigoroso non si contrappone al senso critico costruttivo e lequilibrio di bilancio non è alternativo ai progetti di emancipazione. E unarea riformatrice nel segno della diversità, non in nome dellutopia o della massa, che contraddicono lo spirito autenticamente riformatore perché antepongono il sogno alla realtà, luguaglianza alla libertà e la struttura al cittadino.
La proposta dellarea liberaldemocratica è il naturale punto di coagulo dei fautori della società aperta. Intende dare voce a quei cittadini che non chiudono il loro individualismo nelle angustie dellegoismo. Intende spronarli a trovare in sé la forza e la convinzione per sostenere una proposta utile per la convivenza. Nella consapevolezza che il maggioritario spingerà ad ulteriori patti, anche con i filoni culturali non liberali, per offrire agli elettori una piattaforma di governo che sia espressione del disegno riformatore. A tal fine il patto dei gruppi riformatori, liberali e non liberali, deve essere ritessuto perché il rapporto con larea liberaldemocratica non può essere considerato una automatica conseguenza del sistema maggioritario e può essere solo la conseguenza del riconoscimento delle ragioni, del metodo politico e della tipologia rappresentativa dei liberali, dando la giusta attenzione alla loro autonomia e non cedendo alla tentazione di affrontare il problema o per la via egemonica di assorbimenti improponibili o per la via illusoria di deleghe improprie ad altre aree politiche ancorché rispettabili e vicine.
5) Il 4° Congresso della Federazione dei Liberali dà mandato ai dirigenti nazionali e locali di assumere tutte le iniziative idonee a dare concretezza a questo progetto, a cominciare da una riorganizzazione degli uffici centrali, da una campagna di tesseramento che mobiliti i liberali nelle città, dal rafforzamento della rete di presenze locali politicamente attive e da una convention nazionale che riunisca cittadini e movimenti politici con storie diverse ma accomunati dai grandi ideali del filone liberaldemocratico nel disegno di liberalizzare la società italiana.
Approvato dal IV Congresso Nazionale Fdl, Roma 18 maggio 1997