Scuola pubblica scuole private :
risposta a Marco Taradash sul Foglio


Premetto per chiarezza che, in quanto liberale, sono e non posso non essere a favore della scuola pubblica e del pluralismo educativo, quindi a favore dell'Appello Laico di Critica Liberale e contro il finanziamento pubblico alle scuole private. Lo sono per motivi di fatto e di ragione ben lontani dalla furia iconoclasta di chi, sul Foglio di martedì 17, ha più volte confuso il diritto liberale alle scuole private con l'interesse egoistico ( e miope) di molti privati ad ottenere dallo Stato finanziamenti in barba ai principi liberali.

Sul Foglio di mercoledì 18 ho visto che anche Marco Taradash dichiara di essere "pronto a sollevare steccati contro il finanziamento pubblico alle scuole private, che avrebbe l'unico effetto di rafforzare i loro connotati di parastato". Però questa dichiarazione non lo trattiene dal rifiutare l' Appello Laico reo di essere sponsorizzato da Repubblica ( forse a Taradash è sfuggito che l'Appello è pubblicato tra le lettere e poi disconosciuto da un pezzo in prima pagina di Miriam Mafai) e di richiamare alcuni principi di fondo sulla libertà di coscienza e sui valori di cittadinanza.

Desidero osservare che questo rifiuto deriva da una mancata chiarezza su un punto chiave. Il punto è che, assodata l'attuale esistenza delle condizioni giuridiche per manifestare la propria fede e per istituire scuole private, un liberale non può confondere ciò che è compito dello Stato ( le scuole pubbliche come luogo concepito apposta per trasmettere i valori dell'individualismo critico e del cittadino responsabile e tollerante) con ciò che, seppur garantito giuridicamente dallo Stato, resta compito dei privati ( iniziative di scuole private che realizzino il pluralismo educativo e mettano in pratica la tolleranza, un forte antidoto al formarsi di posizioni culturalmente dominanti).

Come si vede e contrariamente ai discorsi di moda, i due compiti non sono affatto in concorrenza, nel senso che scuola pubblica e scuole private svolgono funzioni del tutto distinte. Il forte interesse dei liberali verso le scuole private non può quindi manifestarsi contraddicendo il ruolo della scuola pubblica e insieme distorcendo quello delle scuole private. Invece proprio questo accadrebbe se, spingendo lo Stato ad abdicare al suo compito di garante dei valori della convivenza e della loro diffusione sul territorio e nelle generazioni, si affidasse alle chiese oppure alle comunità etniche oppure alle famiglie l'esclusiva titolarietà dell'intero percorso educativo.

Un liberale non può mai imporre alle scuole private una qualsiasi scelta etica o pedagogica. Ma allora chi garantirebbe la libertà di insegnamento e l'attitudine ad una scuola critica, aperta, rispettosa delle diverse identità culturali e religiose? Chi garantirebbe l'insegnamento al prof. Lombardi Vallauri, filosofo del diritto cui è stato tolto l'incarico alla Cattolica per "eresia" ? Chi garantirebbe la cattedra agli insegnanti revocati dai loro posti per le loro scelte di vita affettiva e di sessualità non conformi alla moralità di un gruppo religioso o di una comunità ? Di fatto si imboccherebbe la strada verso una società di recinti chiusi nelle rispettive identità ed esposti al vento dell'intolleranza.

Il forte interesse dei liberali per le scuole private non può dunque manifestarsi con la proposta del buono scuola. Il buono scuola è inaccettabile perché ha indissolubilmente incorporata in sé l'idea che il diritto di educazione spetti solo alla famiglia che sceglie secondo i propri valori, anche a prescindere da quelli di cittadinanza libera. Questa compressione dei diritti individuali è di certo incoerente in chiave liberale, specie nella situazione sociopolitica e nella tradizione italiane, ma pure negli Stati Uniti cominciano a sorgere robusti dubbi in proposito. L'interesse liberale verso le scuole private deve manifestarsi in coerenza con la funzione attribuita a questi istituti. Dunque nessun finanziamento pubblico alle private. E invece sì al trattamento equipollente nel diritto allo studio per le parificate, sì a detrazioni fiscali alla famiglia quando il figlio studente non usufruisce dei corsi pubblici. Facendo però di nuovo molta attenzione. Le detrazioni fiscali non possono contraddire indirettamente la funzione della scuola pubblica. E dunque esse non dovranno affatto essere riferite alle rette delle scuole private bensì dovranno limitarsi al minor onere marginale sostenuto dalla scuola pubblica quando uno studente si iscrive altrove.

Un'ultima notazione. E' un errore gravissimo ( a meno che non sia una furbata imperdonabile) dire che l'Appello Laico di Critica Liberale puzza di stantio in quanto risolleva temi laicisti vecchi di un secolo. E' vero l'esatto contrario. Questi sono i temi del futuro. Essere cittadini prima di ogni altra appartenenza di sangue o di cultura o di religione è la base della convivenza tollerante e libera. Non solo sul piano teorico, ma nella concretezza di una società di oggi, come quella italiana, proiettata crescentemente verso la dimensione multietnica e multireligiosa. Certo, fare queste battaglie richiede liberali che abbiano superato lo stadio degli invertebrati con il complesso di esserlo e che non si illudano di trovare una comoda salvezza individuale riducendosi a parassiti di grossi vertebrati, rossi, bianchi o soprattutto azzurri.

Raffaello Morelli

 

indietro.gif (139 byte) Indietro