PER LA LISTA ITALIANA
DEI LIBERALDEMOCRATICI EUROPEI
Il 13 giugno si vota per il Parlamento Europeo e non per regolare i conti nella politica
interna italiana.
La rappresentanza nel Parlamento Europeo è proporzionale, compresa
quella degli Stati a tradizione maggioritaria. Dunque il voto europeo non è l'ennesima
occasione di disputa tra maggioritari e proporzionalisti.
Il voto europeo è l'occasione decisiva perché anche il sistema
politico italiano - oggi dominato dal trasformismo, dal frazionismo e da calcoli di
esclusiva convenienza personale - possa inquadrarsi secondo i grandi filoni della
tradizione storica della democrazia, europea e occidentale.
La politica europea non si riduce al presunto binomio di socialisti e popolari. Nel
Parlamento europeo i liberaldemocratici costituiscono il terzo gruppo per consistenza
numerica, dopo socialisti e popolari e prima dei conservatori. Il Partito dei Liberali,
Democratici e Riformatori (ELDR) è presente su linee di indiscussa coerenza europeistica
e di fattivo impegno per i diritti di cittadinanza, nei maggiori paesi dell'Unione.
L'intesa fra repubblicani e liberali per la lista italiana dell'ELDR ha appunto il fine di
conferire ai liberaldemocratici una identità specifica ed autonoma in Italia come nel
resto d'Europa.
Nel nuovo Parlamento Europeo, ora dotato di poteri efficaci che peraltro noi dell'ELDR
vogliamo molto accresciuti, il ruolo liberaldemocratico sarà determinante. La sinistra
socialista è al governo in tredici Stati dell'Unione ma per lo sviluppo europeo, a
cominciare dal tema cruciale dell'occupazione, l'approccio socialista non funziona,
soprattutto perché propenso a realizzare un modello unico. Il mondo popolare è
diffidente rispetto ai cruciali valori dell'individualismo critico ed ha una visione di
fondo conservatrice. Ed infine la destra europea rimane labile tra la tentazione di
radicalizzarsi su posizioni più marcatamente di destra e quella opposta di contendere la
rappresentanza dello elettorato più aperto che allo Stato chiede d'essere garante ma non
invadente. Solo le politiche liberali e riformatrici possono sviluppare l'economia,
democratizzare le istituzioni, modernizzare i diritti sociali della cittadinanza europea.
L'ulteriore progresso della costruzione europea deve essere opera di istituzioni
democratiche che siano espressione diretta dei cittadini. Non può esserci asimmetria tra
il formato sovranazionale della politica monetaria e lo sviluppo sovranazionale delle
altre politiche fondamentali dell'Unione. La cittadinanza europea deve anteporre i diritti
dell'individuo, senza discriminazione di razza, sesso o religione, ad ogni identità di
gruppo; deve essere l'antidoto più efficace alle minacce che i fondamentalismi religiosi
e comunitaristi costituiscono per la democrazia liberale e per l'idea stessa di
federalismo. L'Unione Europea deve essere il luogo della società aperta, ospitale verso
quanti chiedono di accedervi a condizione che ne accettino le regole di libera convivenza.
L'uguaglianza delle opportunità e dei diritti individuali nello spazio giuridico europeo
richiede legislazioni nazionali conformi.
Senza la libertà non vi possono essere né sostanziale giustizia né vera pace. E non
vi può essere libertà se non vi è rispetto dei diritti umani e civili. Dunque,
promuovere e difendere i diritti umani e civili in Europa e nel mondo deve tendenzialmente
divenire il metro della civiltà liberale negli anni 2000. I principi di sovranità e di
autodeterminazione dei popoli devono sempre più integrarsi con il rispetto dei diritti
fondamentali della persona e possibilmente con una prassi democratica. Listituzione
del Tribunale Penale Internazionale e la difesa delle popolazioni del Kosovo dal disegno
di pulizia etnica del dittatore serbo sono scelte conseguenti ad unimpostazione
liberale lungimirante per una nuova concezione aperta di sovranità.
Il Partito Repubblicano e la Federazione dei liberali italiani aderiscono al programma
europeo dell'ELDR consapevoli di quanto sia impegnativo adeguare la vita pubblica italiana
ai parametri europei ma convinti che per farlo occorre un liberalismo vero e coerente.
In Italia vi è il forte radicamento di modi di essere e di ideologie ostili nel
profondo ai valori laici, all'individualismo, alla modernità tecnologica e al mercato
competitivo. E insieme vi è un diffuso clericalismo che vuole affidare alla Chiesa Romana
un ruolo improprio nel determinare le scelte della convivenza. La lista italiana dei
liberaldemocratici europei si propone di rilanciare in Italia la cultura liberale e laica
della distinzione tra la funzione pubblica della convivenza e l'ambito della religiosità,
che resta in una dimensione privata anche quando esercitata in strutture collettive.
Liberali e repubblicani denunciano il mito, falso sul piano politico civile, della
inattualità della distinzione tra cultura laica e integralismo religioso e contrappongono
al debordante clericalismo ecumenico la via esemplare delle minoranze religiose italiane
tradizionalmente laiche. Lo Stato liberale è autonomo e pluralista.
La linea liberaldemocratica apre al futuro perché tramanda fisiologicamente i valori
della diversità e del pluralismo. In Italia i liberali e i repubblicani si battono per la
funzione irrinunziabile della scuola pubblica nel formare all'individualismo critico e
alla tolleranza civica; per il pluralismo educativo da attuarsi con la piena libertà
d'insegnamento dei privati senza finanziamenti dallo Stato; per consentire, nel quadro di
regole non prescrittive di uno stile di vita, la libera responabilità di ricerca in campo
bioetico e la libertà di scelte personali nel campo delle tecniche di fecondazione
assistita. In Italia come in Europa i liberal democratici sostengono la libertà delle
scelte morali e culturali di ciascun cittadino.
L'Italia, fra gli Stati dell'unione monetaria, è gravata dal più alto stock di debito
pubblico, dal più alto tasso di disoccupazione e dal più basso tasso di crescita.
Adeguarsi al Patto di stabilità e di crescita significa concentrare gli investimenti
sulla formazione e sulle infrastrutture che creano maggiori risorse, correggere le
politiche sociali che proteggono il presente a discapito delle generazioni future e dei
meno fortunati, rimuovere i residui di statalismo e le persistenze di demagogia,
europeizzare il mercato del lavoro nel segno della flessibilità.
Per l'Italia adeguarsi alla media europea significa anche ridurre le distanze in termini
di efficienza della funzione pubblica. La cittadinanza sociale europea richiede parametri
di conformità non dissimili da quelli finanziari del Trattato di Maastricht. Devono
essere gradualmente adeguati alla media europea una serie di indicatori, quali : i tempi
di funzionamento della giustizia penale e civile; l'efficacia del servizio sanitario
nazionale e l'autonomia professionale; il tasso di dispersione scolastica; gli standard
funzionali di poste e ferrovie; il grado di utilizzazione dei fondi comunitari. Ciò è
essenziale per tutta l'Italia ed in particolare per il Mezzogiorno, dove gli investimenti
per lo sviluppo devono essere incoraggiati anzitutto con la certezza della legalità e con
l'efficienza delle amministrazioni pubbliche anche decentrate.
Per la sua stessa collocazione geostrategica, l'Italia è specialmente interessata alla
politica comune delle relazioni internazionali e della sicurezza. Oggi la sicurezza
concerne più che la difesa del territorio, la capacità di interventi esterni affidati a
strumenti militari specializzati e integrati. L'UEO deve essere integrata nell'Unione
Europea per svilupparne la capacità operativa. Occorre anche tener conto del fatto che la
nozione di sicurezza è più ampia di quella propriamente militare e deve essere estesa,
con l'adozione di strumenti operativi comuni, alla lotta contro la criminalità
transnazionale.
Unitamente al programma europeo dell'ELDR, gli indirizzi che precedono formano il
manifesto della lista liberaldemocratica italiana per le elezioni europee. Le distinzioni
europee dei grandi filoni culturali trovano ulteriori motivi di consistenza in Italia -
anche in presenza di un sistema elettorale maggioritario - perché la società civile
annaspa nel conformismo ed è avvinta dalle pastoie consociative delle corporazioni di
ogni genere, a cominciare da quelle politiche e sindacali. Per avviarci verso il futuro,
non basta scoprire oggi ricette della democrazia liberale pensate diecine di anni or sono,
come succede al mondo socialista europeo e ai popolari. Non serve battezzare come liberali
intenzioni e politiche sostanzialmente conservatrici. E neppure bastano le giuste
aspirazioni dei Democratici per il rinnovamento del sistema politico, se vi sono
confusioni sui presupposti culturali. Per avviarci verso il futuro, è doveroso rilanciare
con determinazione l'iniziativa riformatrice liberale e laica che applica i principi e le
regole liberali ai problemi di oggi. Il PRI e la FdL vogliono che l'Italia adotti la
bussola liberale. La bussola liberale e laica fonda la convivenza civile sullo spirito
critico di ciascun cittadino, sulla tolleranza, sul dialogo, sulla possibilità per
ciascuno di esprimere la propria personalità, senza altri vincoli se non quelli di
promuovere e garantire la libertà, a cominciare da quella degli altri.