MALAGODI LO ESPULSE NELL'89


di Marco Sassano

Fu il capo storico dei liberali italiani, Giovanni Malagodi, a prendere la decisione finale per l'espulsione di Jorg Haider dall'Internazionale liberale nel 1989. E' una testimone diretta di quell'episodio a raccontarcelo: la contessa Beatrice Rangoni Machiavelli, presidente del Cnel europeo e vicepresidente dell'Internazionale liberale.

"Il partito liberale austriaco — spiega — era una forza politica di poco peso ma composto da assoluti galantuomini, quando, nella seconda metà degli anni Ottanta, arrivò il giovanissimo Haider che aveva ottenuto nella sua Carinzia grandi successi". Chi vi segnalò per primo la deriva di estrema destra del personaggio? "Furono gli olandesi, messi in allarme da alcune prese di posizione di un razzismo sfrenato. E' importante sottolineare che furono loro perchè la peggiore occupazione nazista in Europa fu proprio quella austriaca in Olanda".

Come si schierarono i liberali tedeschi? "Non presero dichiaratamente posizione contro di lui perchè Gensc her riteneva che fosse opportuno tenerlo dentro per poterlo meglio controllare. Ma non si potè accettare la pubblicazione sul giornale del partito, in Carinzia, di articoli in cui si sosteneva che l'Olocausto era un'invenzione degli ebrei".

E' a questo punto che entra in scena Malagodi? "Sì. Mi chiamò a Roma dove dirigevo La Tribuna e mi disse che mi voleva testimone a Firenze dell'incontro decisivo con Haider. Malagodi parlava perfettamente cinque lingue, tra cui il tedesco. E anch'io lo parlo. Haider arrivò con un aereo privato e ci raggiunse al bar di un motel vicino all'aeroporto. Eravamo in quattro attorno al tavolo: Malagodi non gli offrì il pranzo, solo una tazzina di caffè".

Come si sviluppò il colloquio? "Malagodi tirò fuori di tasca uno dei suoi block-notes con la spirale e iniziò a porre una sfilza di contestazioni al giovane austriaco che rispondeva con grande abilità e intelligenza, cercando di trovare una scusa per ogni accusa. Diceva che gli articoli sull'Olocausto erano stati pubblicati da un redattore inesperto che era stato licenziato. Sosteneva che le sue dichiarazioni erano state distorte dai giornali. E così via".

Quando si arrivò al punto chiave? "Quando Malagodi gli chiese come mai aveva scelto per il congresso del partito la cittadina di Braunau nell'alta Austria dove nel 1895 era nato Hitler. Haider gli rispose: "Cosa vuole? Era l'unico posto dove gli alberghi ci facevano dei forti sconti". Malagodi si alzò, si rimise il block notes in tasca e gli disse: "Un partito che in Italia tenesse il suo congresso a Predappio non potrebbe mai dirsi antifascista. Le comunico che chiederò all'Internazionale di espellere lei e il suo partito". E così fu fatto".

Malagodi le disse qualcosa? "Accompagnandomi all'auto aggiunse: "Auguriamoci che quest'uomo non abbia mai troppo successo. Sarebbe un dramma per l'Europa "".

E lei oggi cosa ne pensa? "La mia angoscia è che ci sono destre eversive in Europa che possono collegarsi al suo movimento. E poi non ci si deve stancare di dire che a differenza di quanto è accaduto in Germania, in Austria non vi è mai stata epurazione: i gerarchi nazisti sono rimasti al loro posto. Vale sempre la vecchia battuta: gli austriaci sono riusciti a far credere al mondo che Beethoven fosse austriaco e Hitler tedesco".

Il Giorno , 3 febbraio 2000