BERLUSCONI E LA STAMPA ESTERA


Le forti riserve su Berlusconi a livello internazionale trovano ancora una volta conferma nell’articolo del Foglio (21 aprile 2000) riportato di seguito.

Nelle edizioni in edicola ieri e l’altro ieri, numerosi giornali esteri hanno ribadito la tradizionale diffidenza verso il centrodestra italiano. Val la pena segnalare il Financial Times di mercoledì, in cui si scrive di Silvio Berlusconi come di un leader che "not inspire confidence", che non ispira fiducia, di un "media magnate" che ha fondato un partito "per difendersi dalle accuse di corruzione". Sul Wall Street Journal, sempre mercoledì, si parla di An come di un partito "neo-fascist" e si segnalano pericoli di haiderizzazione dell’Italia per via di Umberto Bossi. La Frankfurter Allgemeine Zeitung, infine, dice che questo nuovo episodio di instabilità politica fa "perdere tempo prezioso" a un paese alla ricerca di un risanamento economico convincente. Ieri il Wsj ha ribadito le proprie preoccupazioni individuando nei partiti del centrodestra italiano più xenofobia che liberismo, e l’Herald Tribune è andato a ruota, giudicando Berlusconi un leader più pericoloso di Joerg Haider.

La maggioranza dei corrispondenti esteri a Roma dimostra sin dal 1994 una superiore sintonia con i partiti di centrosinistra, che ancora non si stempera. Al centrodestra vengono concessi, semmai, toni meno caricaturali di quelli in voga cinque-sei anni fa, ma non certo più benevoli e forse più allarmistici. E’ un’impressione condivisa da Sergio Romano, il quale crede di individuare "pregiudizio" in molti dei corrispondenti che frequentemente lo intervistano: "Colgo questo pregiudizio da come mi vengono poste le domande". Sarebbe interessante capire da che cosa dipenda l’atteggiamento, visto che Romano riconosce in loro "intelligenza e competenza". Si possono ipotizzare molti motivi. Uno, secondo Romano, deriva "dall’ambiente in cui i corrispondenti si muovono. Solitamente hanno una maggiore dimestichezza con i colleghi e con gli intellettuali di sinistra, da cui sono evidentemente influenzati. Di conseguenza, i giornalisti moderati hanno le loro colpe. Significa che non sono affascinanti e autorevoli, che non godono di grande credibilità, che in tanti anni non sono stati capaci di recuperare terreno". Romano non esclude che nel fenomeno possa rientrare anche una questione puramente generazionale: chi ha quaranta e cinquanta anni ha un percorso politico giovanile spesso collimante, spesso di sinistra, e quindi sarebbe naturalmente portato a diffidare del Polo e di un politico con le caratteristiche di Berlusconi.

Jas Gawronski, che di Berlusconi premier fu portavoce, ricorda la grande preoccupazione suscitata dal leader del Polo in sé più che dal centrodestra in genere: "Un ricchissimo imprenditore proprietario di tv che si mette in politica è un fenomeno anomalo in Italia, figuriamoci all’estero. A questo si aggiunse, e si aggiunge ancora oggi, un’ostilità preconcetta che origina forse da ragioni puramente ideologiche, e sicuramente dalla frequentazione tradizionale dei corrispondenti esteri con i giornalisti di Repubblica: sono fortemente influenzati sia dal quotidiano sia dalla mentalità sia dal giro di intellettuali che si è creato attorno. Detto questo, ritengo che Berlusconi dovrebbe risolvere più chiaramente di come ha già fatto il conflitto d’interessi, e in questo modo susciterebbe più attenzione e meno inimicizia".

Bisogna tener conto, conclude Gawronski, che sono commentatori generalmente più lucidi e corretti di quelli italiani, ma non è che i quotidiani europei mandino a Roma – piazza considerata secondaria – i loro uomini migliori. Romano, invece, propone un’ultima annotazione, stavolta di carattere storico: "I giornali stranieri sono sempre stati fortemente critici con il sistema Italia, con la nostra politica pasticciona; questo li ha naturalmente portati a fiancheggiare l’opposizione", cioè il Pci, i cui eredi sono ora al governo.

Dennis Redmont, dell’Associated Press, segnala (al di là delle questioni culturali e ideologiche che esistono e, specie per i giornali anglosassoni, riguardano il conflitto d’interessi) un malessere dei giornalisti stranieri, i quali lamentano la consuetudine di Berlusconi di intrattenere rapporti puramente formali con le testate estere: "Magari viene da noi e tiene una conferenza stampa, ma sovente rifiuta interviste, anche a giornali prestigiosi". Che, per ora, si limitano a osservare l’avanzata del centrodestra come un fenomeno forse pericoloso, sicuramente importante.

Una sola osservazione. Ma non sarà che la causa del "pregiudizio" della stampa estera è un vero e proprio giudizio su cosa è il berlusconismo in termini politici?

21 aprile 2000