CORTEO ANCHE PROVOCATORIO MA NON ESASPERATO


Un gruppo di lesbiche di Aosta ( Cinzia Crestan, Delia Palazzolo, Santa Diano, Nadia De Santis, Franca Odisio, Alessandra Piccioni, Maria Diano, Rossana Maiocchi, Catia, Monica, Simona, Lucia, Cristina, Anna) ha inviato una lettera aperta agli organizzatori del World Gay Pride che tocca una questione significativa connessa al corteo previsto per sabato 8 luglio.

Dopo aver fatto cenno alla loro esperienza nella realtà locale, le lesbiche di Aosta esprimono il disagio perché l'Arcilesbica afferma la necessità di forme di disobbedienza civile, forzando anche i cordoni della polizia, per ottenere che il corteo arrivi fino al Colosseo. E scrivono. "Non siamo d'accordo. Crediamo che la manifestazione debba essere una vera occasione per il movimento lesbico, gay e trans italiano e non un momento in cui, sotto i riflettori non benigni della stampa di mezzo mondo, si arrivi ad atti di tensione".

"Anche noi vorremmo arrivare fino al Colosseo, simbolo della battaglia contro la pena di morte, ma non lo vogliamo fare a costo di sacrificare il bene più prezioso: la riuscita sociale, culturale e politica della manifestazione. Siamo convinte che se sapremo dare di noi l'immagine (che poi è anche sostanza) di persone ragionevoli, felici di stare insieme e di dichiarare il nostro diritto all'esistenza, sarà più facile conquistare nuove forze e disponibilità…..A Titti De Simone e a tutte le donne, che in prima fila stanno lavorando nell'Arcilesbica, vogliamo esprimere il nostro sostegno per il loro coraggio, allo stesso tempo non vogliamo rinunciare a dire che certe forme estreme di esibizionismo non ci rappresentano e vorremmo, che tutte le lesbiche, si rendessero conto che queste lasciano interdette non solo le persone esterne, le moraliste, ma anche noi stesse. Sogniamo un corteo gioioso, festante, rumoroso anche provocatorio, ma non esasperato".

"Questo non vuol dire che vorremmo censurare gli eccessi. Però sappiamo benissimo che la libertà individuale di sfilare come si vuole, non dovrebbe mettere in secondo piano la necessità che la prima grande manifestazione lesbica gay italiana sia ricordata come una lezione di civiltà, di non violenza, di gioia di esistere. Se prevarranno invece seni al vento, mascherate, ecc. sarà difficile per noi, poche e sparute lesbiche sparse nella immensa provincia italiana, essere, dopo, orgogliose di appartenere ad una comunità matura; per noi vorrà dire che ciò che abbiamo seminato potrà essere rimesso in discussione, perché la nostra essenza di donne lesbiche verrà paragonata, ancora una volta, ad immagini che non ci appartengono e non ci rappresentano".