RIUNIRSI, UN DIRITTO STORICO


Nel corso della sua relazione al Convegno di Roma della Società Laica e Plurale ( 3 giugno 2000) , Enzo Marzo ha detto:

" Sul Gay Pride, tra di noi, bastano pochissime parole, ma che siano pietre, perché fuori di qui è necessario che si sappia che "purtroppo" i laici italiani non sono disposti a tornare a prima del 1777, quando nella costituzione del Vermont fu scritto semplicemente: "Il popolo ha diritto di riunirsi". Punto. Né a prima del 1787, quando nella costituzione federale americana fu scritto nel primo articolo: "Il congresso non potrà restringere il diritto che il popolo ha di riunirsi pacificamente". Punto. Né a prima del 1791, quando in Francia fu scritto che la Costituzione "garantisce, come diritti naturali e civili, la libertà ai cittadini di riunirsi tranquillamente e senza armi". Punto.

Noi non abbiamo mai creduto davvero alla proibizione della manifestazione. Ma consideriamo forse ancor più grave dello stesso possibile veto che il dibattito attuale abbia insistito sul chi, sul quando e sul dove di una libertà civile. La quale è, a prescindere di chi si riunisce e perché. Se facciamo un passo indietro di un millimetro su questo principio ricadiamo nella barbarie. Se pochi o molti cittadini decidono di riunirsi pacificamente, la loro decisione è sempre, dico sempre, opportuna. Ogni manifestazione è fatta per turbare coscienze e sogni altrui. Siamo in attesa di conoscere al dilà di quale chilometraggio la coscienza del papa smette di turbarsi. Vorremmo sapere anche se la coscienza del papa si turba per la contemporanea dimostrazione dei nazisti.

L’8 luglio, per volontà della Chiesa, di alcuni fascisti e della irresponsabile titubanza (o peggio) di parte della Sinistra su questi concetti elementari, il Gay Pride non sarà più una festa d’una minoranza ma di tutti quei cittadini che tengono alle libertà civili basilari del proprio paese. Per questo vi risparmio la frase (che sarebbe un po’ retorica) che per l’8 luglio noi laici ci sentiamo tutti gay. Anzi, rovescio la formula (e vi prego di farmela passare, sapete come la penso): l’8 luglio tutti, gay e non gay, consapevolmente o no, saranno tutti liberali perché in quella giornata testimonieranno comunque per l’affermazione del valore della libertà."