DA GIUGNO 2005 A OTTOBRE
La politica liberale
Selezione per il 7° Congresso FdL – Firenze, 5-6-novembre 2005


 

INDICE

La laicità delle istituzioni

1.La denuncia contro il Presidente del Senato
1a. .L'atto, pag.3 ;
1b. .La battaglia legale sulla richiesta di archiviazione, pag.4

2. .La denuncia contro il Presidente della Camera
2a.. L'atto pag.8;
2b. La battaglia legale, pag.9

3. Una lettera a Corrado Augias, pag. 9

4. Una lettera a Ezio Mauro, pag. 10

5. Il principio cardine dell'Occidente, pag.11

6. Per Israele, pag.11

Miscellanea

1. Dimenticanze (lettera a Sergio Romano), pag.12

2. Un autogol (lettera a Paolo Mieli), pag.12

3. I due centri, pag.13

4. Discorso contro il liberalismo (in una lettera a Piero Ostellino), pag.13

La Primaria 2005 e il tentativo liberale

1. I primi passi, pag.15

2. Gli sviluppi
2a. L'iniziativa Debenedetti, pag.15;
2b. L'assemblea dell'Associazione per la Democrazia Liberale, pag.17;
2c. La preparazione della Primaria2005, pag.19;

3. L'appello per il voto del 16 ottobre, pag.21

4. Spunti per riflessioni sul risultato della Primaria 2005, pag.22

La prospettiva “Costituente dei Liberali”, pag.23






LA LAICITA' DELLE ISTITUZIONI

1. La denuncia contro il Presidente del Senato

1a.- L'atto

AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE PENALE DI FIRENZE

DENUNCIA – QUERELA

La FEDERAZIONE DEI LIBERALI cod.fisc. 96253670580, domiciliata presso lo studio Legale dell’avv. Fabrizio Prosperi sito in Firenze, Viale Belfiore 40, in persona del suo segretario politico Raffaello MORELLI,

e s p o n e

1. il giorno 28 maggio 2005 in prima pagina del quotidiano il Corriere della Sera veniva pubblicato un articolo dal titolo “Io non andrò a votare, i diritti non si sforbiciano” a firma Marcello Pera, Presidente del Senato (doc.1) , il cui testo è stato integralmente riportato - qui con il titolo “ecco perché non andrò a votare” - anche nella rubrica interviste del Presidente nel sito web ufficiale del Senato della Repubblica all’indirizzo http://www.senato.it/presidente/21572/21576/47710/composizioneattopresidente.htm

2. in detto lungo articolo il Presidente del Senato Marcello Pera scrive tra l’altro : “Fra i tre diritti costituzionali di cui disponiamo al referendum sulla legge che disciplina la fecondazione assistita ( votare sì, votare no, astenersi), il terzo, che è quello di cui personalmente mi avvarrò, sembra il più controverso. Lo si considera un inganno o uno strattagemma furbo di chi, pur non prendendo partito, decide dell’esito del referendum. Ritengo sia vero il contrario. Astenersi in modo deliberato e consapevole non significa lavarsi le mani dei quesiti referendari, piuttosto significa conoscerli, volere che la legge resti cosìcome è, e soprattutto significa affidare al Parlamento il compito della sua eventuale revisione........Dire “sì” ai quesiti referendari equivale a non toccare più alcunché per molti anni a venire. Ugualmente dire “no” rende intangibile l’argomento. Ma di qui a poco si potrebbe sentire l’esigenza di tornarci sopra. .....L’astensione non è un sotterfugio. E’ invece una pausa di riflessione e un omaggio alla democrazia parlamentare”;

3. nel contesto di una campagna elettorale per i referendum del 12-13 giugno - in cui notoriamente il confronto essenziale è tra i Comitati promotori degli stessi referendum che sostengono il SI e tutti coloro che in vario modo supportano l’indicazione di astenersi dal voto espressa dal Cardinale Ruini e dalla CEI al fine di mantenere in vigore la legge 40 - tale prestigioso intervento del Presidente del Senato ha costituito un evento di grande impatto mediatico ed è stato oggetto di numerosissimi commenti e di ulteriore acceso dibattito tra i fautori del SI e quelli della astensione, in maniera tale da configurarsi sicuramente (anche perché lo stesso Presidente del Senato ha perfino omesso di mettere in evidenza che costituzionalmente l’esercizio del voto è un dovere civico) come consapevole atto di propaganda a favore dell’astensione dal voto, addirittura simbolicamente decisivo per far apparire lo Stato stesso incline all’astensione;

4. la propaganda a favore dell’astensione ha il fine di soddisfare la personale convinzione politica del Presidente del Senato e si avvale della possibilità di controllare l’adesione dei singoli elettori a quanto propagandato dal momento che la non partecipazione al voto risulta nominativamente;

TANTO PREMESSO,

la Federazione dei Liberali in persona del suo segretario politico Raffaello Morelli chiede alla Autorità Giudiziaria di accertare se nei fatti suesposti si siano verificate fattispecie penalmente rilevanti in relazione a quanto disposto dell'art. 98 della legge n. 361 del 1957 - applicabile ai referendum ai sensi dell'art. 51 della legge 352 del 1970 - che prevede sanzioni a carico di una persona la quale, investita di pubbliche funzioni, in occasione di elezioni politiche o di referendum, induca gli elettori all’astensione, con ciò delimitando la facoltà e i modi di esprimere le opinioni politiche da parte delle cariche istituzionali rientranti nelle fattispecie di legge.

Tutto ciò si espone e qualora l’A.G. ravvisi condotte penalmente rilevanti si sporge denuncia-querela

per i reati che l’Autorità Giudiziaria vorrà ravvisare nei fatti esposti .

Chiede altresì di essere informata dell’eventuale archiviazione richiesta dal PM, nomina proprio difensore e procuratore speciale l'Avv. Fabrizio PROSPERI del Foro di Firenze e si riserva ogni azione della parte lesa in ordine ai diritti propri e agli interessi diffusi e collettivi, nonchè di costituirsi parte civile nell’instaurando procedimento.

Firenze 3 giugno 2005

FEDERAZIONE dei LIBERALI
Raffaello Morelli

Si allega : doc.1 - Copia articolo del Corriere della Sera 28 maggio 2005

1b.- La battaglia legale sulla richiesta di archiviazione

Dopo che Procura di Firenze aveva deciso di trasmettere la denuncia-querela al Tribunale di Milano, la Procura della Repubblica di Milano ne richiedeva l'archiviazione. Contro tale richiesta è stata presentata l'opposizione di seguito riportata, tuttora pendente.

ECC.MO TRIBUNALE PENALE DI MILANO
UFFICIO DEL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI
Proc. Pen. n. 23577/05 r.g.n.r. e nr. 181/05 reg. int.
Opposizione all’archiviazione ai sensi dell’art. 410 c.p.p.
* * *


Il sottoscritto avvocato Giammarco Brenelli, con studio in Milano, via Podgora n. 4, difensore di fiducia, giusta nomina agli atti della FEDERAZIONE dei LIBERALI in persona del suo segretario politico sig. Raffaello Morelli, offesa nel procedimento penale di cui all’epigrafe, con riferimento alla richiesta di archiviazione formulata dal Sostituto Procuratore della Repubblica dott. Corrado Carnevali in data 1 luglio 2005, notificata durante il periodo di sospensione feriale, osserva quanto segue.<br><br> 1. – Premessa: la norma di cui all’art. 98 DPR 361/1957.

La richiesta del querelante non riguarda certo l’argomentazione e la legittimità della posizione politica del cittadino, né tantomeno delle opinioni insindacabili del Senatore della Repubblica Prof. Marcello Pera, bensì la sussistenza della condotta di abuso delle attribuzioni della carica di presidente del Senato da parte della persona che la ricopre.

La posizione di pubblico ufficiale qualificato del Sen. Marcello Pera gli impediva di indurre gli elettori ad una astensione dal voto ampiamente pubblicizzata sui giornali di cui agli atti, espressamente appellandosi alla sua carica e conseguentemente con quella firmandosi (cfr. articolo apparso sul Corriere della Sera risulta, infatti, firmato dal “Presidente del Senato”).

A piena conferma della autenticità del testo e del fatto che la pubblicazione sia avvenuta nell’ambito delle funzioni istituzionali, detto articolo venne subito riportato integralmente nel sito ufficiale del Senato della Repubblica, nella parte riservata allo stesso Presidente, e a tutt’oggi, a distanza di quattro mesi, continua ad essere agevolmente reperibile in quello spazio e in quella rubrica (doc.1).

2. – profilo soggettivo ed elemento materiale.

Si trattava così da parte del P.M. di prendere atto che l’art. 98 del DPR 30.3.1957 n. 361 vieta a determinate categorie di soggetti - nè pare che il P.M. del procedimento dubiti che il Presidente del Senato vi sia ricompresso - “di utilizzare i poteri e le funzioni di cui si compongono le rispettive attribuzioni” allo scopo di costringere, vincolare o indurre i cittadini a determinati comportamenti elettorali.

Dunque, sotto un profilo soggettivo, nella fattispecie si versa nel caso tipico del titolare di pubblica funzione (la seconda carica dello Stato) nell’esercizio delle proprie attribuzioni , mentre sotto il profilo dell’elemento materiale si trattava di verificare se la condotta riguardava la propaganda a favore dell’astensione dal voto in violazione del divieto istituito dall’art.98, comma 1, della legge n. 361 del 1957, applicabile ai referendum ai sensi dell'art. 51 della legge 352 del 1970.

La validità e la forza cogente del reato previsto dall’art. 98 sono confermate, sotto un profilo storico-legislativo, dal fatto che, quando nel 1993 venne espunta dall’art. 115 del Testo Unico delle elezioni per la Camera, la norma che prevedeva la menzione sul certificato di buona condotta della mancata partecipazione al voto, il legislatore non ha affatto riformato l’art. 98 né altre disposizioni del D.P.R. 361/1957, né la legge 352/1970. Con ciò il legislatore ha chiaramente precisato che nell’Ordinamento vi sono comportamenti ammessi senza riserva e deroga alcuna per il cittadino in quanto tale (non è sanzionata la mancata partecipazione al voto) e comportamenti assoggettati a particolare cautela cui sono tenuti i cittadini titolari di pubbliche funzioni (tanto da mantenere la previsione di una sanzione quando non rispettino il divieto di propagandare il non voto).

3. – le tre condotte vietate della norma.

Nella norma in discorso, il legislatore stabilisce gli elementi costitutivi della fattispecie legale che protegge il bene giuridico della partecipazione responsabile e libera dei cittadini al voto.

Si descrivono così nel dettaglio le categorie dei soggetti (P.U., incaricato di pubblico servizio, esercente un servizio di pubblica necessità, i ministri di culto e, in chiusura, si badi bene, la formula vasta e quasi omnicomprensiva di “chiunque investito di un pubblico potere o funzione civile o militare”).

Successivamente nella norma vengono delineate tre distinte ed autonome fattispecie criminose poste a presidio dell’interesse pubblico al regolare svolgimento delle manifestazioni elettorali . Non può sfuggire, come non è sfuggito alla pur scarna giurisprudenza, il modello normativo proposto dalla norma in esame che sanziona le condotte costituenti le prime due fattispecie

a) “di chi si adopera a costringere gli elettori a firmare una dichiarazione di presentazione dei candidati” (come certamente nessuno addebita nella fattispecie all’indagato);

b) “(di chi si adopera n.d.r.) a vincolare i suffragi degli elettori a favore o in pregiudizio di determinate liste o determinati candidati” (si noti che allo stesso modo la questione si pone per la partecipazione elettorale ai referendum con l’introduzione della L. 25.5.1970 n. 352, art. 51).

La giurisprudenza descrive con precisione i dettagli della condotta vincolativa di cui alla fattispecie b): “l’adoperarsi a vincolare di cui l’art. 98 DPR 30.3.1957 n. 361 può consistere in qualunque comportamento idoneo a determinare una lesione della libertà di scelta politica dell’elettore e della libertà di eguaglianza dell’azione politica dei partiti e dei candidati, attraverso una qualsiasi forma di comunicazione con gli elettori ed indipendentemente da ogni profilo di violenza o minaccia agli stessi. Pertanto integra il reato previsto dalla citata disposizione il fatto del sindaco che, nell’esercizio e con abuso delle sue attribuzioni, esorta, con manifesti, i cittadini a manifestare il voto, incitando gli elettori a rifiutare le proposte di un partito politico e dei suoi candidati sostenitori dell’astensione e, soprattutto, della scheda bianca o nulla” . E ancora: “integra gli estremi del reato previsto dall’art. 98 DPR 30.3.1957 nr. 361 sull’abuso delle attribuzioni da parte del ministro del culto cattolico, l’invito da questi rivolto ai fedeli di uniformare la loro scelta sul referendum abrogativo del divorzio alle indicazioni dell’autorità gerarchica della Chiesa cattolica essendo tale comportamento idoneo a vincolare il voto degli elettori e come tale vietato dall’ordinamento italiano” . La Cassazione ha ulteriormente chiarito che “il termine vincolare indica infatti l’induzione nell’elettore dello scopo di conseguire un vantaggio o di evitare un danno, e non allude a qualsiasi forma di propaganda elettorale” .

4 - L’equivoco interpretativo della motivazione che presiede alla richiesta del P.M.

Profondamente distinta dalle prime è la terza condotta descritta nella norma di cui all’art. 98 che risulta a forma libera ed ha carattere di chiusura, riguardando l’attività di chi, abusando della carica pubblica, punti non già a “vincolare” gli elettori ad un certo indirizzo di voto, ma ad “indurli all’astensione” dal voto.

Ciò sembra essere sfuggito al P.M., il quale ha ritenuto che le specifiche dichiarazioni del Presidente del Senato contenute nell’articolo del Corriere della Sera agli atti, non violerebbero l’art. 98 del DPR 361/1957 perché, come egli sembra motivare, invitare all’astensione dal voto non significa vincolare. Egli allega così coerentemente col proprio assunto la giurisprudenza sulla nozione del “vincolare” al voto e non certo sull’induzione all’astensione.

Dice infatti il P.M. “rilevato che l’art. 98 del DPR 30.3.1957 n. 361 ha contenuto ben diverso da quello richiamato in denuncia; che la condotta (inc.) dal Presidente del Senato non integra gli estremi del reato sopra indicato in quanto, anche leggendo l’intervista l’elettore non viene vincolato a seguire il comportamento che il Sen. Pera ha preannunciato che avrebbe tenuto in occasione del voto diversamente dai suoi convincimenti”.

Risulta così evidente che il P.M. ha escluso la sussistenza del reato in relazione alla seconda fattispecie di cui alla norma, ma la Federazione dei Liberali , non ha accusato il Presidente Pera di vincolare gli elettori ad un voto e nemmeno ha richiamato con le condotte meglio definite dalla giurisprudenza citata.

I fatti e la querela riguardano la terza fattispecie delineata dalla norma rappresentata, appunto e guarda caso, proprio dall’induzione all’astensione, che non riguarda le condotte descritte in precedenza del vincolo al voto in favore di liste e candidati.

5. – Nel merito.

Nel merito gli elementi che integrano il reato appaiono esserci tutti: l’invito a non recarsi alle urne emerge dall’articolo con chiarezza, in modo pacifico e indubitabile, e per questo - e non a caso - ha suscitato aperte e diffuse polemiche.

L’abuso delle proprie attribuzioni così come l’esercizio delle relative funzioni è in re ipsa, dal momento che svolgere l’invito in oggetto dalla “cattedra” della Presidenza del Senato sarebbe stato del tutto superfluo sul piano dottrinale, mentre era del tutto indispensabile per dar rilievo e visibilità mediatica (come effettivamente poi è stato) ad un consapevole atto di propaganda a favore dell’astensione, decisivo sotto un profilo simbolico per far apparire lo Stato stesso incline all’astensione.

Obbiettivo perfettamente raggiunto quello di coinvolgere l’Istituzione presidenziale, tanto da indurre una settimana dopo il Presidente della Camera dei Deputati ad una dichiarazione analoga, divenuta atto obbligato da parte di personalità espressione della cultura cattolica dopo la presa di posizione assunta dal Presidente del Senato che di cultura cattolica non è.

La volontà di indurre l’elettore all’astensione emerge inequivocabilmente dallo scritto del Presidente del Senato che è chiaro manifesto di propaganda per il non voto.

Dunque, abbiamo un titolare di pubblica funzione (la seconda carica dello Stato) che nell’esercizio delle proprie attribuzioni, apertamente, fa propaganda a favore dell’astensione dal voto in barba al divieto previsto dall’art. 98, comma 1, della legge n. 361 del 1957, applicabile ai referendum ai sensi dell'art. 51 della legge 352 del 1970.

Per di più, le semplici considerazioni di cui sopra, consentono d’individuare una specifica intensità nelle argomentazioni del Presidente del Senato. Si osservi, infatti, che per rafforzare l’illegittimo invito ad astenersi dal voto, il Presidente del Senato ha sostenuto (“Fra i tre diritti costituzionali di cui disponiamo al referendum .. (votare sì, votare no, astenersi) ..... ) una curiosa equiparazione costituzionale tra l’andare a votare (esprimendo un voto, il suo contrario oppure nessuna scelta) ed il non andare a votare, in sostanza confondendo il diritto costituzionale di astenersi nel voto con la possibilità di astenersi dal voto, che è l’esatto contrario di quanto la Costituzione e l’Ordinamento indicano.

Si tratta di una rilevante presa di posizione, perché sottende una concezione degli equilibri costituzionali che fuoriesce dalla struttura della Carta fondamentale e perché porta ad imboccarre la strada della sterilizzazione dell’istituto referendario (nell’articolo il Presidente del Senato afferma “l’astensione non è un sotterfugio. E’ invece una pausa di riflessione e un omaggio alla democrazia parlamentare”).

Ora la legittima propaganda e l’opinione insindacabile del cittadino che sia a favore di questa concezione di mutamento costituzionale, non può essere consumata attraverso la violazione di una legge che, inibendo a determinati soggetti - indicati dalla Legge e rivestenti determinate funzioni - di fare propaganda per il non esercizio del voto, intende preservare come libero ed insindacabile tale diritto di voto(il cui esercizio è definito dall'art.48, secondo comma, della Costituzione un dovere civico) senza che il cittadino sia influenzato o indotto nel suo esercizio da autorevolissime cariche dello Stato.

Ne consegue che nemmeno sarebbe possibile sollevare la questione circa la libertà del cittadino Marcello Pera di esprimere il proprio pensiero. Viceversa è principio essenziale dell’Ordinamento liberaldemocratico che chi esercita funzioni pubbliche trovi, nell’atto del loro esercizio, un limite rilevante alla propria libertà, costituito appunto dal rispetto delle regole inerenti le proprie attribuzioni, tanto che la stessa insindacabiltà riconosciuta ai parlamentari è confinata ("in moenia") nell'ambito degli atti inerenti la propria funzione (es. la presentazione di disegni o proposte di legge, emendamenti, ordini del giorno, mozioni o risoluzioni, interpellanze, interrogazioni, interventi nelle Assemblee e negli altri organi delle Camere, etc.) o riconosciuta per le attività di sola denuncia e/o critica politica, ma non anche per quelle con cui una carica istituzionale faccia uso delle proprie attribuzioni e, tenendo un comportamento vietatogli dalla legge, induca i cittadini, in sede elettorale o referendaria, ad assumere un determinato orientamento.

6. -Postilla sull'ammissibilità dell'opposizione.

Indipendentemente dagli approfondimenti istruttori che più oltre si richiedono, è la presenza di tutti gli elementi costitutivi del reato di cui all'art. 98 DPR 361/1957 che autorizza la richiesta volta a sollecitare l'esercizio dell'azione penale. Nel caso di specie, infatti, più che un difetto nell'espletamento delle indagini , l'attività del Pubblico Ministero appare carente sotto il profilo dell'inquadramento giuridico da dare ai fatti che, nella loro materialità, sono pacifici, così come pacifica è almeno la dignità dibattimentale della notizia di reato.

Né può obbiettarsi che la persona offesa, a fronte di una richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero abbi, quale unico strumento per contraddire, un atto che indichi, a pena di inammissibilità, le investigazioni supplettive.

Infatti, in assenza di ulteriori indagini utili alla ricostruzione dei fati, che peraltro come si è detto sono più oltre indicate, alla persona offesa non resta che incentrare la propria censura sulla motivazione sottesa alla richiesta del P.M. e, dunque, su un profilo diverso da quello della incompletezza delle indagini, facendo valere le ragioni giuridiche che contrastano la richiesta di archiviazione e ciò secondo il pacifico indirizzo della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione.........................

* * *

Tutto quanto sopra premesso, l’avv. Gianmarco Brenelli, difensore di fiducia della Federazione dei LIberali nella persona del Sig. Raffaello Morelli, parte offesa nel procedimento di cui all’epigrafe

DICHIARA

ai sensi dell’art. 410 c.p.p., di proporre opposizione avverso la richiesta di archiviazione presentata dal Sostituto Procuratore della Repubblica c/o il Tribunale di Milano, dott. Corrado Carnevali in data 1 luglio 2005 e notificato durante il periodo di sospensione feriale

CHIEDE

Che l’Ill.mo signor G.I.P. presso il Tribunale penale di Milano voglia rigettare la richiesta di archiviazione disponendo con ordinanza che il P.M., rispetto alla già ampia documentazione allegata alla denuncia, svolga le investigazioni suppletive circa la presenza nel sito del Senato della dichiarazione di cui alla denuncia nonché accerti la rilevanza pubblica che la stessa ha avuto nei giorni successivi alla sua pubblicazione sul Corriere della Sera. …………………………….

Con la migliore osservanza.

Milano, 23 Settembre 2005.
Avv. Giammarco Brenelli

2. La denuncia contro il Presidente della Camera

2a.- L'atto

AL PROCURATORE DELLA REPUBBLICA PRESSO IL
TRIBUNALE PENALE DI FIRENZE

DENUNCIA – QUERELA

La FEDERAZIONE DEI LIBERALI cod.fisc. 96253670580, domiciliata presso lo studio Legale dell’avv. Fabrizio Prosperi sito in Firenze, Viale Belfiore 40, in persona del suo segretario politico Raffaello MORELLI,

e s p o n e

1. il giorno 4 giugno 2005 in prima pagina del quotidiano il Corriere della Sera veniva pubblicato un articolo dal titolo “Non votare è legittimo, per non ripartire da zero” a firma Pier Ferdinando Casini, Presidente della Camera dei Deputati (doc.1) ,

2. in detto lungo articolo il Presidente della Camera dei Deputati Pier Ferdinando Casini scrive tra l’altro : “le scelte di votare sì, votare no o di non andare a votare, da opzioni pacificamente legittime per la Costituzione e come tali liberamente praticabili, sono diventate lo snodo cruciale della consultazione referendaria. Una veemenza singolare e francamente sopra le righe è stata spesa in particolare da coloro che hanno inteso contestare la scelta di non recarsi alle urne. Un vis polemica che, a mio parere, non ha aiutato a semplificare il quadro della situazione, ma anzi ha contribuito a confonderne i contorni. Mi limito ad un breve excursus...Mi sembra arduo porre una questione di moralità politica a chi, manifestando liberamente il proprio pensiero (prerogativa tutelata dalla Costituzione) invita i cittadini a non partecipare al voto ( possibilità anch’essa fatta salva dalla carta fondamentale)... Costoro ( i promotori del referendum) si sono assunti un compito ben preciso: dimostrare attraverso il concorso della metà più uno degli elettori, che la maggioranza dei parlamentari che ha votato quella legge non interpretava in quel momento la volontà del paese. Una responsabilità che, per definizione, grava esclusivamente sui promotori della consultazione referendaria....Le ragioni del non voto non coincidono con la difesa ad oltranza del testo approvato dalle Camere. E’ anzi diffusa la consapevolezza della necessità di dovervi porre mano per migliorare alcune delle soluzioni adottate. Ma altrettanto diffusa è la consapevolezza che eliminare del tutto queste soluzioni, per quanto imperfette, rappresenta un’evenienza drammatica: significherebbe di fatto ripartire da zero... Nei giorni scorsi il Presidente del Senato, Marcello Pera, ha dichiarato che non andrà a votare sulla base di ragioni di grande momento...Sono considerazioni che condivido pienamente.... La condotta di chi sceglie di non andare a votare .. ha la stessa dignità di chi invece a votare si recherà.” ;

3. nel contesto di una campagna elettorale per i referendum del 12-13 giugno - in cui notoriamente il confronto essenziale è tra i Comitati promotori degli stessi referendum che sostengono il SI e tutti coloro che in vario modo supportano l’indicazione di astenersi dal voto espressa dal Cardinale Ruini e dalla CEI al fine di mantenere in vigore la legge 40 - tale prestigioso intervento del Presidente della Camera dei Deputati ha costituito un evento di grande impatto mediatico ed è stato oggetto di numerosissimi commenti e di ulteriore acceso dibattito tra i fautori del SI e quelli della astensione, in maniera tale da configurarsi sicuramente (anche perché lo stesso Presidente della Camera dei Deputati ha omesso di mettere in evidenza che costituzionalmente l’esercizio del voto è un dovere civico, perfino equiparando il votare Si, il votare No e il non andare a votare) come consapevole atto di propaganda a favore dell’astensione dal voto, addirittura simbolicamente decisivo per far apparire lo Stato stesso incline all’astensione;

4. in base alle polemiche nate sull’articolo de quo, l’on.Pier Ferdinando Casini - a riprova del fatto di considerare quanto pubblicato un intervento nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali - ha dato incarico al proprio portavoce di Presidente della Camera dei Deputati, Roberto Rao, di inviare al Direttore del Corriere della Sera una lettera per ribadire le convinzioni espresse, il cui testo è stato integralmente riportato nel sito web ufficiale della Camera dei Deputati (doc. 2) all’indirizzo http://presidente.camera.it/comunicatistampa/comunicati.asp?no=1055&text=&action=detail ;

5. la propaganda a favore dell’astensione - spinta al punto da definire con voluta confusione “ripartire da zero” l’abrogazione delle sole norme soggette a referendum tra quelle della legge 40, e da far scrivere al proprio portavoce che il Presidente Casini “considera moralmente e politicamente corretta la campagna per l’astensione e non considera gli astensionisti consapevoli dei cittadini di serie B” - ha il fine di soddisfare la personale convinzione politica del Presidente della Camera dei Deputati ( anche in relazione all’analoga propaganda svolta dal Presidente del Senato) e si avvale della possibilità di controllare l’adesione dei singoli elettori a quanto propagandato dal momento che la non partecipazione al voto risulta nominativamente;

TANTO PREMESSO,

la Federazione dei Liberali in persona del suo segretario politico Raffaello Morelli chiede alla Autorità Giudiziaria di accertare se nei fatti suesposti si siano verificate fattispecie penalmente rilevanti in relazione a quanto disposto, anche alla luce dell’art.48, comma 2° della Costituzione, dall'art. 98 della legge n. 361 del 1957 - applicabile ai referendum ai sensi dell'art. 51 della legge 352 del 1970 - che prevede sanzioni a carico di una persona la quale, investita di pubbliche funzioni, in occasione di elezioni politiche o di referendum, induca gli elettori all’astensione, con ciò delimitando la facoltà e i modi di esprimere le opinioni politiche da parte delle cariche istituzionali rientranti nelle fattispecie di legge.

Tutto ciò si espone e qualora l’A.G. ravvisi condotte penalmente rilevanti si sporge denuncia-querelaper i reati che l’Autorità Giudiziaria vorrà ravvisare nei fatti esposti .

Chiede altresì di essere informata dell’eventuale archiviazione richiesta dal PM, nomina proprio difensore e procuratore speciale l'Avv. Fabrizio PROSPERI del Foro di Firenze e si riserva ogni azione della parte lesa in ordine ai diritti propri e agli interessi diffusi e collettivi, nonchè di costituirsi parte civile nell’instaurando procedimento.

Firenze 7 giugno 2005

FEDERAZIONE dei LIBERALI
Raffaello Morelli

Si allega : doc.1 - Copia articolo del Corriere della Sera del 4 giugno 2005
doc.2 - Copia comunicato stampa 1055 della lettera del portavoce del Presidente della Camera del 6 giugno 2005

2b. - La battaglia legale

A differenza di quanto avvenuto nel caso della denuncia contro il Presidente del Senato, non è tuttora stata notificata all'avv. Prosperi nessuna notizia circa la denuncia contro il Presidente della Camera.

3. Una lettera a Corrado Augias

Egregio Dottore,

Senza dubbio, come Lei scrive concludendo la risposta al lettore Vicentini del Circolo Russell di Treviso, lo Stato meriterebbe un pò più di rispetto da parte della Chiesa cattolica, quella Chiesa che è beneficiata dal Concordato e ancor più lautamente dalle interpretazioni che l'Amministrazione pubblica ne dà. Apprezzo la Sua garbata fermezza. Credo però che la prioritaria scelta della laicità delle istituzioni – e quindi l'obiettivo dell'abrogazione del Concordato – comporti l'evitare ogni polemica con la Chiesa e i suoi sacerdoti. Occorre invece appuntare l'attenzione e gli sforzi sul combattere l'abdicazione civile dei politici, soprattutto di quelli che ricoprono cariche istituzionali.

L'evitare ogni polemica con la Chiesa e i suoi sacerdoti consegue l'avversione al Concordato. In uno stato liberal democratico la libertà di religione, praticata in modo singolo od associato, fa parte delle libertà fondamentali, garantite di per sé senza bisogno di pattuizioni equivoche ed ipocrite. Parlare di religione o vivere la religione, sono fatti estranei alla politica. Il Concordato baratta privilegi inaccettabili delle Chiese con limitazioni altrettanto inaccettabili alla loro libertà di espressione. In uno Stato senza Concordato ove la primazia istituzionale non fosse soggetta a compromessi vergognosi di sottogoverno e di finanziamenti, le Chiese e i loro Ministri avrebbero completa libertà di predicazione su ogni argomento, proprio perché la separazione sarebbe radicata.

Combattere l'abdicazione civile dei politici è invece essenziale per riportare al centro della vita pubblica la questione di avere uno Stato che regoli in via autonoma la libera pratica di ogni religione e che non cerchi di imporre morali individuali alla coscienza dei cittadini. Bisogna che i cittadini riacquisiscano la consapevolezza che il cuore della civiltà Occidentale, e della sua evidente maggior capacità propulsiva, sta nell'aver sviluppato strutture civili separate da suggestioni religiose. La Chiesa e i suoi Ministri hanno il diritto di esercitare il loro ruolo proponendo la fede come regola per la convivenza. Sono i laici e i loro rappresentanti politici a venir meno al loro ruolo e a rinnegare esperienze secolari quando ripropongono la strada arcaica della fede come fonte legislativa. E' su questo cedimento dei laici che trova punto d'appoggio la cultura del subordinare la libertà alla verità che è il seme portatore del fondamentalismo civile.

Ringraziandola, Le porgo i migliori saluti

Raffaello Morelli
Federazione dei Liberal
1 luglio 2005


4. Una lettera a Ezio Mauro

Egregio Direttore,

desidererei segnalare ai Suoi lettori una tempesta che si sta addensando sulla nostra convivenza. L'ha evocata il Presidente della Camera, on.Casini, proclamando il suo no al "laicismo di Stato, perché non ci può essere Stato senza Dio e senza religione". Simili idee non possono restare nel sottobosco delle dichiarazioni politiche. Devono essere discusse a fondo e capillarmente.

L'esperienza storica ha dimostrato mille volte che solo la laicità delle Istituzioni garantisce la libertà di religione di ognuno e la libertà di praticarla pubblicamente organizzandosi. Solo se lo Stato non ha un Dio, ognuno può avere un Dio. Solo se lo Stato non ha religione, tutte le religioni hanno uno stato e possono liberamente predicare la loro verità.

Se davvero lo Stato dovesse avere un Dio e una religione, la fede diverrebbe una fonte legislativa e politica. L'on. Casini vuole farsi l'interprete politico di questa idea che serpeggia nella nostra società. Ma è un'idea che rinnega il cuore stesso della civiltà occidentale (e della sua evidente maggior capacità propulsiva) che è costituito dall'aver sviluppato strutture civili separate da suggestioni religiose. E rinnegando queste radici, corrode le istituzioni e mina i presupposti della convivenza aperta tra cittadini liberi e responsabili, di ogni etnia e religione. Non è l'idea fondante del partito dei moderati, è l'idea di fondo del partito dei teo-con. E i teo-con sono la strada più diretta verso il fondamentalismo, nel mondo islamico e in quello occidentale.

Ai fautori dello Stato Etico e della Religione di Stato, occorre rispondere presto con la fermezza della ragione e dell’esperienza. Innanzitutto da parte dei credenti che, come insegnato da De Gasperi, non confondono mai l'esser personalmente cattolici praticanti con l'affidare alla fede e alla Gerarchia la guida politica della convivenza. Mobilitarsi subito a difesa della laicità delle Istituzioni, è l’obbligo politico di tutti coloro che hanno imparato la lezione della storia: minore è la commistione tra Stato e religione, più cresce la libertà dei cittadini e più migliorano le loro condizioni socio economiche.

Con i migliori saluti

Raffaello Morelli
Federazione dei Liberali
Roma 4 luglio 2005


5. Il principio cardine dell'Occidente


A Ferragosto Benedetto XVI ha espresso con semplicità e chiarezza la concezione della Chiesa cattolica sul come organizzare la convivenza. “L'epoca moderna ha creduto che accantonando Dio e seguendo solo le nostre idee e la nostra volontà saremmo diventati veramente liberi, ma ciò non è accaduto. E' importante che Dio sia presente nella vita pubblica, con segni della croce, perché solo lui indica la strada e senza di lui i contrasti divengono inconciliabili”.

Il Papa, con queste parole semplici e chiare, ha esercitato il Suo diritto di esprimere il credo religioso tradizionale e di negare il principio della laicità dello Stato. I liberali e i laici devono esercitare il diritto di ribadire la superiorità civile del principio di libertà politica, che consente alla religione quello che la religione non consente alla libertà politica. I conflitti si possono conciliare con le regole civili della partecipazione, non nel nome di un Dio.

Le rinnovate parole di Benedetto XVI rendono sempre più visibile l'insufficienza del progetto dell'Unione su questi temi. L'Unione deve affermare senza ambiguità che la più ampia libertà religiosa e gli equilibri tra libertà e responsabilità del cittadino sono promossi solo da atti legislativi redatti a prescindere dalla fede. E che lo Stato non può consentire a nessuna religione di monopolizzare il Dio nella sfera pubblica civile e di costringere i non credenti a riconoscersi nei simboli religiosi. Mai. E ancor meno nel momento di un attacco drammatico dei fondamentalismi al principio cardine dell'Occidente, che è lo sviluppo delle strutture civili separato dalle suggestioni religiose.

Raffaello Morelli
Federazione dei Liberali
16 agosto 2005


6. Per Israele


Caro Ferrara,

La Federazione dei Liberali Italiani sarà presente alla manifestazione presso l'Ambasciata Iraniana per manifestare ancora una volta il pieno appoggio al diritto di Israele e dei suoi cittadini di vivere un' esistenza libera e pacifica, garantita dalla comunità internazionale e nel segno della democrazia. Non basta respingere con sdegno le vaneggianti dichiarazioni del Presidente Ahmadinejad. Occorre trarne ammonimento contro la pretesa di fondare la convivenza civile sul riconoscimento della propria verità religiosa, una pretesa che può condurre ad esiti drammatici distruttivi della libertà di ciascuno.

Raffaello Morelli
Federazione dei Liberali
30 ottobre 2005





MISCELLANEA

1. Dimenticanze ( lettera a Sergio Romano)

Egregio Ambasciatore,

Nella Sua apprezzabile risposta di stamani, nell'esemplificare sulle alleanze transnazionali tra partiti e gruppi politici, Lei ha citato il primo gruppo (i popolari), il secondo ( i socialisti), il quarto (la sinistra alternativa) ma ha saltato il terzo, i liberali, che è più grosso del quarto e del quinto messi insieme e che include partiti con primi ministri.

Senza dubbio una svista casuale, che purtroppo alimenta inintenzionalmente la pervicace propensione della stampa italiana ad oscurare l'esistenza stessa di gruppi politici liberali.

Se volesse cogliere la prossima occasione.......

Perché come Lei stesso scrive, "anche questo è un modo per fare l'Europa".

Ringraziando per l'attenzione, i migliori saluti
Raffaello Morelli
Roma 7 luglio 2005


2. Un autogol ( lettera a Paolo Mieli )


Egregio Direttore,

Nel primo periodo dell'articolo sul Corriere odierno, il prof. Grevi esprime un'opinione che stravolge la logica istituzionale della democrazia e che dunque va contrastata con decisione.

L'opinione, formulata nel quadro delle polemiche sulla riforma della giustizia, è: “il voto di fiducia impedisce l'ordinaria dialettica parlamentare”. Ora, il parlamento non è un'aula universitaria ove l'essenziale è la discussione sulle idee. Il parlamento è lo strumento istituzionale per fare leggi in modo visibile ai cittadini. E discutere in Parlamento non equivale a confezionare decisioni consociative in cui ogni parlamentare possa dire di aver ottenuto qualcosa. Dialettica parlamentare significa arrivare ad una decisione nella massima chiarezza politica e civile perché il cittadino possa giudicare ognuno per cosa propone e per come si comporta. Il voto di fiducia questo lo consente in pieno. Per di più tarpa le ali alle concezioni privatistiche delle prerogative parlamentari, che privilegiano lo status notabilare dei singoli piuttosto che le funzioni pubbliche di trasparenza. Se il Governo pone la fiducia – nella fattispecie addirittura dopo anni di discussioni sulla materia – non impedisce l'ordinaria dialettica parlamentare, anzi la realizza chiedendo di scegliere apertamente.

Oltretutto, utilizzare le argomentazioni stravolgenti del prof. Grevi per difendere interessi corporativi, fa fare bella figura a quello stesso Governo di cui (giustamente dal punto di vista liberale) si vuole costituire l'alternativa. Un classico autogol.

Con i migliori saluti


Raffaello Morelli

Federazione dei Liberali

Roma 24 luglio 2005


3. - I due centri

L'articolo di Michele Salvati sulla favola dei due centri (Corriere del 17 agosto) mette a fuoco una significativa caratteristica dei cosiddetti moderati dei due poli: in ogni coalizione, le loro posizioni più innovative vengono sacrificate a quelle di chi sostiene la protezione conservatrice. Tuttavia il prof. Salvati pare non vederne la ragione di fondo e dunque non propone una terapia.

La ragione di fondo è la debolezza in Italia dell'area politica liberale. Fino a che questa area non si irrobustirà, i moderati resteranno moderati fatalmente destinati ad essere soggiogati da quella pancia conservatrice che nelle due coalizioni difende la rendita delle corporazioni e l'immobilismo. Così l'Italia non uscirà dalla palude del declino. L'area politica liberale è la sola che per natura persegue la libertà di ciascun cittadino, la conoscenza, l'innovazione, la concorrenza, l'espansione del mercato e l'eliminazione della rendita, il rigoroso rispetto delle regole e il penetrante controllo della gestione pubblica, senza intoccabili e senza autoesenzioni. Gestire la cosa pubblica è un compito temporaneo gratificante di per sé, mai un'occasione di privato guadagno, diretto o indiretto.

La terapia è far divenire le idee liberali la caratteristica portante di uno specifico gruppo politico. Che non sarà centrista (perché la libertà è ovunque) e neppure terzista (perché i partiti sono tanti e il sistema maggioritario ne è l'opportuno complemento per spingere a coalizzarsi su temi e per tempi definiti). Sarà il gruppo che si propone ai cittadini che per essere responsabili vogliono innazitutto una appassionata politica per la libertà. Occorre smettere di ritenere che ogni cittadino sia solo un conservatore disposto a irreggimentarsi a difesa dei propri privilegi, pochi o tanti che siano, e che, come scrive Salvati, la sola speranza di innovazione sia riuscire “a guadagnare il consenso di una maggioranza che richiede soprattutto protezione”.

Di certo il cittadino percepisce molto più di quanto si creda il clima dei grandi dibattiti culturali. E se di fatto in Italia si continua a tacciare il liberalismo di essere residuale, passatista, elitario, rischioso, individualista, a nasconderne la reale presenza internazionale e a posporlo sistematicamente al valore della sicurezza, del conformismo, dell'arricchimento, del populismo, del successo senza merito, del vincolo “di cuginanza”, è poi difficile poter costruire una coalizione intorno alle idee e alle proposte liberali. Il metro liberale deve essere adottato all'inizio e alla luce del sole. Quando il metro delle coalizioni è lo stare di qua o di là, o con il berlusconismo illiberale o con la sinistra comunista, non ci si deve lamentare che dopo le elezioni il vincitore non sia in grado di realizzare una politica (abbastanza) liberale. Una coalizione di centro sinistra non può che fondarsi su un programma ( questo è il senso profondo delle primarie ) e la credibilità di questo programma dipende dal percepibile apporto dato da un gruppo dichiaratamente liberale, senza se e senza ma.

Con i migliori saluti

Raffaello Morelli
Federazione dei Liberali
17 agosto 2005


4. Discorso contro il liberalismo (in una lettera a Piero Ostellino)

Caro Piero,

....... nel discorso al Meeting dell'Amicizia, Marcello Pera delinea un progetto contrapposto al liberalismo. Strutturalmente.

Solo per fare qualche cenno, Pera comincia con lo scopo dichiarato della alleanza tra laici e credenti, che presuppone un contrasto (inesistente dal punto di vista liberale) solo per mascherare la rinuncia alla laicità delle istituzioni ( Pera la chiama "messa in questione"), che è il principio cardine dell'Occidente sottoposto agli attacchi drammatici dei fondamentalismi. Prosegue poi con sostenere l'inscindibilità di democrazia e libertà (mentre solo l'anteporre la libertà comporta la democrazia ma non viceversa) e con il definire i neoconservatori come liberali realisti (il che è di fatto prodromico ad una concezione chiusa e fuori del tempo dei rapporti politico culturali). Continua con una infondata attribuzione al liberalismo di caratteristiche che ne sono l'incredibile caricatura rovesciata ( ad esempio, secondo Pera, nella teoria liberale i conflitti non possono esistere, non si considera il male come dato esistenziale e ontologico, non si concepisce l'idea del regresso). E questo per poter denunciare i presunti limiti del liberalismo al fine di prospettare quale soluzione l'antica illusione dei conservatori , il privilegiare il bene e la virtù rispetto alla libertà, il bene costituito dalla democrazia del senso e della società buona e giusta costruita sul fondamento morale, che sarebbe un senso collettivo, l'adesione ad una fede e un credo comune. E infine Pera conclude criticando la risposta multiculturale e quella della tolleranza, insistendo nella confusione tra l'Islam come religione e la proposta dei fondamentalisti islamici, e lanciando un appello a basare i fondamenti morali sulle tradizioni del nostro popolo (non sulla libertà del cittadino).

Questo è il discorso di Pera. Che non a caso degrada il metodo liberale a teoria liberaldemocratica ( e dunque rigida ed avulsa dal tempo). E oltretutto riconosce lui stesso, nel testo, di avere messo in discussione la sua bussola liberale ( attenzione, messo in discussione non sperimentalmente ma solo in via di principio, appunto per seguire altre strade teoriche)....

Ora, tutti i cittadini sono diversi e dunque anche i liberali. Ma ogni liberale non è diverso su un carattere decisivo, quello di fare della libertà del cittadino ( non solo della propria comunità) il primo ed essenziale obbiettivo politico. Pera, come il suo discorso illustra in dettaglio, questo carattere non lo ha e non lo vuole avere. Il suo è un disegno conservatore in allontanamento dal liberalismo. Egli tenta di addomesticare i successi del liberalismo nella storia riconducendoli ad una concezione del bene, della virtù e della sicurezza fondati sulla fede, che del liberalismo sono la negazione. Per questo nel suo discorso si legge “oggi, la cultura diffusa in Occidente è un pericolo per l'Occidente stesso”. Perché Pera non crede nella virtù evolutiva del libero conflitto secondo le regole e cerca una teoria salvifica. Pera non è affatto un liberale conservatore, è un conservatore impegnato contro il liberalismo.

Cari saluti, Tuo

Raffaello M.
3 settembre 2005



LA PRIMARIA 2005 E IL TENTATIVO LIBERALE



1. I primi passi

Il 16 giugno 2005 il vertice dell’Unione decise un cambiamento di fondo rispetto all'impostazione seguita negli anni: la fine della pretesa che la coalizione fosse prodromica al partito unico in tempi cadenzati e stretti e la trasformazione delle primarie in primarie a carattere programmatico e non strumentalmente plebiscitario. Due giorni dopo, il 18 giugno, il Consiglio Nazionale della Federazione dei Liberali lanciò l'idea di promuovere un mese dopo l'incontro di tutti coloro, associazioni e singoli, disposti ad esaminare operativamente l’opportunità di cogliere l’occasione che si presentava ai liberali italiani, quella di prendere parte con una candidatura dichiaratamente liberale su una piattaforma liberale alle primarie per la scelta del candidato premier della coalizione di centro sinistra. Il Segretario Morelli informava diffusamente della decisione il Presidente dimissionario Zanone che rispondeva così:


Caro Raffaello,
grazie dell'e-mail.
Comprendo le opportunità che verrebbero (il condizionale è d'obbligo) da una candidatura liberale alle primarie dell'Unione.
L'obbligo del condizionale deriva dai "problemi enormi" che tu stesso individui. Non so quali saranno le procedure per le primarie, ma sicuramente comporteranno carichi procedurali, organizzativi e finanziari proibitivi per un movimento non strutturato.
Aggiungo che le primarie sono state pensate ed accettate non per selezionare i candidati possibili, ma per consacrare la candidatura di Prodi e garantirgli un mandato di legislatura: ciò renderebbe difficile la comprensione di candidature alternative, e maggiormente la raccolta di adesioni significative. Credo non convenga esporre i nostri amici a nuove delusioni.
Con amicizia

Valerio Zanone
21.06.05



Avuta questa risposta, Morelli scriveva a Zanone:


Caro Valerio, è chiaro che innanzitutto occorre verificare le precondizioni finanziarie e dell'accesso. Nel caso però ci fossero, desidero osservare che la ragione reale delle primarie è stata quel radicale cambiamento di impostazione politica ( abbandono della richiesta di riconoscere nel partito unico il fulcro della coalizione) e confronto democratico tra programmi diversi che rende possibile (e consiglia) la partecipazione dei liberali alle primarie stesse. Vediamo gli sviluppi. Con amicizia

Raffaello Morelli
22 giugno 2005




2. Gli sviluppi


2.a L'iniziativa Debenedetti


Qualche giorno dopo, il senatore Franco Debenedetti (DS) assumeva un'iniziativa per una candidatura dei riformisti alle primarie del centro sinistra. Morelli gli scriveva:

Egregio senatore,
sarebbe auspicabile che la sua iniziativa per un candidato dei riformisti - e in particolare la motivazione sottostante - fosse l’occasione per aprire un dibattito in tutta l’area riformista e non solo in quella DS, senza dubbio importante ma non esaustiva delle proposte riformiste possibili.

Difatti, la scelta fatta il 16 giugno dal vertice dell’Unione - a prescindere dal giudizio che se ne voglia dare - ha costituito un cambiamento strutturale. La fine della pretesa che il fulcro della coalizione fosse una federazione prodromica al partito unico in tempi cadenzati e stretti e la trasformazione delle primarie in primarie a carattere programmatico e non strumentalmente plebiscitario. In pratica, un ribaltamento dell’impostazione seguita negli anni, anche se pericolosamente tardivo, a giudizio di noi liberali.

Come Lei esattamente dice, il profilo politico dell’Unione sarà frutto di una contrapposizione dall’esterno. Questo sistema è corretto in linea di principio. Ma adottato solo all’ultimo tuffo, potrà risultare efficace nel definire la piattaforma da contrapporre al centro destra solo a condizione che eviti di essere una parata di corpi militari inquadrati ma sia uno strumento di sviluppo del confronto tra i progetti concorrenti per amalgamare in termini politici la coalizione attraverso un voto condiviso. Una coalizione ormai riconosciuta come quello che non poteva non essere, una coalizione tra differenti filoni culturali, non un qualcosa di indifferenziato.

E’ in questo quadro nuovo che anche noi liberali - che siamo stati tra i fondatori della coalizione dell’Ulivo nel 1995 e poi progressivamente emarginati dopo il 1996 dai fautori dell’ulivismo indifferenziato ma non per questo passati nel campo della maggioranza di centro destra - da sabato 18 stiamo prendendo in serissima considerazione la possibilità ( qualora le regole di accesso non siano pensate per preselezionare a tavolino l’offerta politica su cui gli elettori del centro sinistra saranno chiamati ad esprimersi i primi di ottobre) di candidare alle primarie del centro sinistra un liberale su una piattaforma dichiaratamente liberale.

Non per tentare esibizioni di forze numericamente modeste. Al contrario per rivendicare la mentalità e le proposte liberali ( che avrebbero una grande forza relativa se solo circolassero con facilità. cosa che in Italia non avviene) e contribuire così a far emergere un complessivo profilo politico del centro sinistra meno lontano da quello di un’opposizione liberale dotata di una credibile piattaforma di programma e dunque pronta a governare. Questo è, secondo noi, il profilo giusto per riuscire a battere il centro destra alle politiche. Il che non si può dare per scontato, specie se andrà in porto il cambiamento tattico strategico profilato da Berlusconi, vale a dire la costruzione di un nuovo soggetto politico popolar conservatore, dai forti tratti confessionali, che gli consenta di mantenere una posizione di reale controllo del centro destra senza esporsi in prima persona quale candidato Presidente del Consiglio nel 2006.

L’appello che Lei ha fatto per una candidatura dei riformisti della sinistra avverte con tempestiva chiarezza la questione della necessità di idee nuove. I liberali ne sono fisiologicamente e storicamente portatori ma in Italia , per motivi profondi e complessi, non è pensabile che le idee nuove divengano politiche nuove realizzabili senza l’apporto di una sinistra raziocinante, dinamica e non corporativa che sappia aprirsi e non chiudersi alla globalizzazione, che comprenda le ragioni degli altri e non pretenda di assorbire o di rappresentare tutti. L’obbiettivo comune dei liberali e dei riformisti deve essere di dare al centro sinistra un profilo adeguato. Che risponda alle esigenze della politica davvero partecipata democraticamente, come chiede Bertinotti, ma che lo faccia senza indulgere alle contraddizioni e ai salti in avanti utopici dell’antagonismo di cui è intessuta la ricetta di Bertinotti. Per raggiungere questo obiettivo, e in tempi ormai così stretti, è necessario che tutti coloro che hanno qualcosa da dire in termini culturali e politici e lo vogliono dire, possano ciascuno esprimersi apertamente alle primarie del centro sinistra. Poi, quanto più le primarie saranno state un confronto politico vero e non la prosecuzione dell’antipolitica dei personalismi e delle truppe schierate tatticamente, tanto più i successivi sviluppi programmatici, tenendo conto delle indicazioni dei cittadini, potranno assestarsi su una piattaforma equilibrata, su temi e tempi definiti, e dare fondamento ad una coalizione che possa conquistare la fiducia della maggioranza degli italiani.

Con i migliori saluti

Raffaello Morelli

Roma 25 giugno 2005


Debenedetti replicava:


La ringrazio molto, caro Morelli, della sua lettere e del suo apprezzamento. Il mio era prima di tutto un appello a....svegliarsi, o meglio a venire fuori e a parlare. Vederemo se l'invito verrà raccolto, da chi, con quale autorevolezza.

Cordialmente

Franco Debenedetti

27 giugno 2005




2b. – L'Assemblea dell'Associazione per la Democrazia Liberale

In vista dell'Assemblea dell'Associazione per la Democrazia Liberale indetta per il 9 luglio 2005, Morelli scriveva questa lettera a Zanone:

Caro Valerio,

a distanza di due settimane dalle prime mail tra di noi, gli sviluppi della vicenda primarie sono tali da imporre ai liberali ogni sforzo per riuscire a soddisfare l'unica tra le due precondizioni che dipende da noi: quella del finanziamento. L'altra, quella dell'accesso, parrebbe (dico parrebbe, lo sapremo il giorno 11 luglio) indirizzarsi verso una formulazione per noi non proibitiva e caso mai ci richiederà azioni di adempimento più o meno semplici. Per il resto, si sono fatte bozze preliminari dell'elenco degli invitati alla riunione comune di lancio entro quindici/venti giorni, dello schema degli eventuali impegni organizzativi e delle linee di ricognizione sui fondamentali punti di programma. Ma se non decidiamo una volta per tutte di voler prendere parte alle primarie del centro sinistra e dunque di darci da fare per renderne possibili le condizioni, è come se decidessimo di non volerle fare nascondendoci dietro un diplomatico "non ci sono le condizioni". Mi permetto pertanto di insistere, con Te e con i più interessati al problema liberale, sulle ragioni che consigliano (fortemente) questa decisione.

Il 16 giugno il vertice dell’Unione ha ribaltato l'impostazione pervicacemente seguita nell'ultimo decennio. Abbandonata la pretesa che il fulcro della coalizione fosse l'embrione già maturo del partito unico e abbandonate le primarie plebiscitarie , si è fatta la scelta della coalizione-proposta di governo e delle primarie a carattere programmatico. Tale ribaltamento, corretto ma pericolosamente tardivo, potrà risultare efficace nel definire la piattaforma da contrapporre al centro destra solo se saprà essere uno strumento di sviluppo del confronto tra i progetti concorrenti dei candidati volto ad amalgamare in termini politici la coalizione attraverso un voto condiviso. Una coalizione ormai riconosciuta come quello che non poteva non essere, una coalizione tra differenti filoni culturali, non un qualcosa di indifferenziato.

Questo quadro nuovo, non solo consente ma a parer mio ( e di molti amici) impone che noi liberali candidiamo alle primarie del centro sinistra un liberale su una piattaforma dichiaratamente liberale. Un atto del genere costituirebbe di per sé una mossa politica significativa nell'ottica nostra e del sistema paese.

Nell'ottica nostra perché dimostrebbe che la fisiologica natura riformatrice del liberalismo ci porta a concorrere in autonomia alla definizione di una proposta di governo di trasformazione là dove è realisticamente possibile e che rivendicare la propria cultura è cosa ben lontana dall'estraniarsi. L'esperienza di centro destra ha comprovato al di là di ogni ragionevole dubbio la strutturale impossibilità per un liberale vero ( e soprattutto coerente) di far parte della coalizione Casa delle Libertà, dichiaratamente insediata nella realtà del mondo popolar conservatore. Chi aderisce alla Casa delle Libertà non può essere politicamente liberale. Nè sono caratteri propri del liberalismo, la nostalgia e i reducismi oppure la paura del cambiamento o quella del fantasma del comunismo. Con un armamentario simile, una politica liberale è oggi semplicemente impossibile. Occorre constatare che, se qualche vecchio militante PLI persiste nel collocarsi nella Casa delle Libertà, vuol dire che non pratica più una politica liberale. Le indulgenze amicali non devono snaturare le regole liberali. Non tutti i liberali di ieri sono i liberali di oggi e non tutti i liberali di oggi sono i liberali di ieri. Ma i liberali di oggi che sono e si comportano da liberali hanno la stessa bussola politica di sempre: puntare innanzitutto a costruire davvero le condizioni per la libertà dei cittadini. Questo rende le differenze (ovvie) tra i diversi liberali del tutto trascurabili rispetto alle differenze con chi non si comporta da liberale.

Nell'ottica del sistema paese, la partecipazione liberale alle primarie è significativa perché muta subito il volto della coalizione di centro sinistra. La mentalità e le proposte liberali sono il giusto antidoto alla propensione ad indulgere al sottile richiamo del democraticismo burocratico statalista. La presenza liberale catalizza un profilo politico del centro sinistra più consapevole che esser pronti a governare significa darsi una credibile proposta politico programmatica. Ove credibile significa frutto di partecipazione ragionata all'insegna del confronto critico tra i differenti filoni culturali, accantonando le mitologie, le mode e il populismo di massa. Questo rinnovato profilo politico è la precondizione per mettere a fuoco risposte nuove ai problemi irrisolti e nuovi che affollano la vita quotidiana degli italiani, cioè per corrispondere ai bisogni veri del paese, ma lo è anche per riuscire a battere nel 2006 il centro destra, altrimenti cosa tuttora del tutto incerta, specie se, come probabile, Berlusconi non sarà il Candidato Presidente. Oltretutto, la Casa delle Libertà ha ancor più accentuato sotto più aspetti e in più occasioni ( manifesto per la Convenzione che avvia il processo per il partito unico, il Congresso UDC e il Consiglio Nazionale di AN) la sua distanza dal liberalismo, cosicché la dichiarata presenza liberale nella squadra dell'opposizione potrebbe avere più ampi territori di caccia elettorale.

La presenza liberale sarà particolarmente utile per far capire l'inefficacia ( e le furbizie ipocrite) del moderatismo come terapia contro l'antagonismo di sinistra. Perché il tutto e subito è una fuga in avanti illiberale e velleitaria. Ma quando la base del problema è reale, l'alternativa non è arroccarsi sul presente e fuggire verso le promesse ideologiche o verso le mediazioni paralizzanti, rinunciando a ricercare la prospettiva delle riforme praticabili (magari evocando l'unità delle opposizioni contro il demonio che è alle porte). Per i liberali, l'alternativa è puntare sul cittadino. Far maturare attraverso il confronto partecipato una risposta modellata sulle condizioni di fatto insieme alla consapevolezza della sua ineludibile gradualità, che però è accettabile se vi è la fiducia nella determinazione politica di fare un passo alla volta sì, ma di continuo, senza incertezze e calcoli meschini.

La presenza liberale sarà altrettanto utile nell'affrontare questioni chiave. Come l'aprirsi alla globalizzazione comprendendone i meccanismi (vedi i rapporti con la Cina che vanno mantenuti aperti tarandoli in base alle asimmetrie sociali esistenti), come il realizzare una più decisa liberalizzazione dei processi economici e uno snellimento delle burocrazie pubbliche da richiamare ad una maggiore sintonia con i processi di controllo fondati sul pubblico interesse e non sulla autoreferenzialità, come l'avviare una seria e sollecita riflessione sul problema dei rapporti tra vincoli ambientali e questioni energetiche, alimentari incluse, come battersi con la fermezza della ragione e dell'esperienza per ripristinare il primato della laicità delle istituzioni, oggi così pesantemente messo in discussione. Per affrontare questi problemi, occorre una mentalità liberale, con la sua caratteristica attenzione alle idee prima ancora che agli interessi. I principi democratici non bastano. Di ciò la sinistra da sola non si rende conto. Proprio stamani, un lungo e dotto articolo di Gustavo Zagrebelsky argomenta contro gli atei clericali sempre e solo in nome della democrazia e mai del liberalismo e della libertà. Ma il pincipio che coniuga la non commistione tra Stato e Chiesa con la libertà di religione, è un principio liberale mentre può non essere una pratica democratica. Con la presenza liberale alle primarie del centro sinistra, si potrebbe avviare un fecondo rapporto tra liberali e riformisti della sinistra, entrambi interessati a far maturare nell'Unione un profilo adeguato alle attese di cambiamento del paese.

Nel complesso, la partecipazione liberale alle primarie del centro sinistra consentirebbe alla nostra area di mettersi in corsa per raggiungere almeno tre risultati politici importanti: la visibilità del filone liberale come area culturale e politica autonoma, la sua collocazione in un’opposizione che si candida credibilmente al governo e la messa in piedi di una vera rete operativa territoriale unitaria. La sfida sarebbe quella di ottenere dai 40 mila ai 75 mila voti a seconda che i partecipanti alle primarie fossero tra 1,2 e 1,8 milioni (sulla base dell'esperienza anche diretta non credo andranno molto oltre). Non mi pare un obiettivo irraggiungibile. In ogni caso, proprio perché la principale caratteristica dell'iniziativa dovrebbe essere quella politica, in tacita (forse) ma chiara polemica con la diffusa antipolitica dominante negli ultimi anni e con gli eccessi del leaderismo personalistico, l’individuazione del candidato alle primarie – oggetto dell’incontro tra tutti i promotori – dovrebbe essere funzionale a tale caratteristica ricostruttiva della presenza liberale. E dunque il candidato dovrebbe espressamente impegnarsi in tal senso, dovrebbe dare garanzie di restare sordo alle possibili lusinghe nel corso delle primarie da parte di altri candidati o di ambienti di fatto ostili alla presenza liberale, e, soprattutto, dovrebbe essere anche lui una novità, al pari della presenza politica. A parer mio l'identikit ideale del candidato liberale dovrebbe essere: persona massimo sui quaranta anni, poco nota, preferibilmente donna.

Faccio osservare che, raggiungendo il 3% ( la soglia indicata, si dice, da Parisi per aver titolo a pretese elettorali) sarebbe poi molto difficile non riconoscere a questa area una adeguata presenza nei collegi della coalizione nel maggioritario ( il candidato premier delle primarie e almeno altre cinque o sei persone) e perfino far rientrare l’area liberale in qualche articolata lista per il proporzionale ( altri quattro o cinque candidati). Come Ti scrissi nella mail del 19 giugno, “ l’iniziativa potrebbe raggiungere l’obiettivo, anche perché sarebbe innovativa, politicamente fondata, mobilitante e soprattutto chiara nei suoi diversi aspetti. Insomma, politica ma non politicante nè personalistica. Ambiziosa ma non utopica. Al tempo stesso definita nella sua specificità culturale, e dunque lontana dalla indistinzione ulivista, ma capace di contribuire all’aggregazione della coalizione di centro sinistra, alla costruzione del suo programma e ad attirare anche una fascia degli elettori che per il centro sinistra potrebbe essere decisiva”.

E' ormai tempo di decidere. Voglio sperare che dalla riunione che terrai sabato 9 possa venire un assenso e un contributo forte. Tanto più i liberali sapranno costituire una ampia base su cui poggiare lo sforzo di affrontare il problema cardine del finanziamento e poi quelli di elaborare il programma e di tessere la rete operativa, quanto più l'iniziativa potrebbe raggiungere la potenza necessaria per decollare.

A me pare che non provarci neppure, sarebbe un peccato.

Con amicizia

Raffaello Morelli

Roma 5 luglio 2005


L'Associazione per la Democrazia Liberale decideva il 9 luglio la inopportunità di una candidatura liberale alla Primaria2005.


2c.- La preparazione della Primaria 2005

L'Unione definiva l'11 luglio il regolamento per la Primaria2005. Un regolamento equilibrato che stabiliva criteri di accesso, per la presentazione delle candidature e per la gestione della campagna elettorale, non proibitivi per la candidatura liberale.

Tuttavia si palesò subito che la difficoltà principale per la candidatura liberale erano le modalità di certificazione delle firme di appoggio. In effetti, escludendo per evidenti motivi economici la possibilità di ricorrere sistematicamente ad autenticatori professionisti e disponendo il mondo liberale di ben pochi amministratori sul territorio ( quelli cui il regolamento attribuiva la facoltà di certificazione), non restava che rimettersi alla disponibilità dei numerosissimi consiglieri di area Unione.

Per affrontare in generale il problema dei rapporti tra i liberali e la struttura organizzativa della Primaria2005, fin dalla seconda metà di luglio Enrico Lecis Cocco Ortu, vice presidente FdL, prese l'incarico di avviare contatti con il Responsabile ufficiale di Primaria2005, l'on. Chiti (che è anche coordinatore della Segreteria dei DS). I contatti ci furono ma furono assai macchinosi e in sostanza dilatori. Più tardi, anche un'azione analoga da parte di Riccardo Formica, dell'Ufficio di Presidenza FdL, si trovò di fronte alle stesse difficoltà, probabilmente dovute alla volontà della struttura dell'Unione, soprattutto nella componente DS, di non creare disturbo alla candidatura Prodi. In effetti, l'arenarsi della iniziativa del sen. Debenedetti e la dichiarata freddezza DS nei confronti del candidato Scalfarotto ( al quale venne inibita la raccolta delle firme alle Feste dell'Unità, cosa in contrasto con la tradizionale funzione delle stesse Feste, quella di evento per aprirsi alla società) inducono a pensare che la struttura dell'Unione abbia inteso circoscrivere la dinamica delle primarie, quasi preoccupata di perdere il controllo dei risultati complessivi.

Non vedendosi uno sbocco ai contatti intessuti dai dirigenti FdL, Morelli scriveva a tutti i dirigenti dell'Unione la lettera che segue:


A Vannino CHITI
Responsabile Primaria 2005 dell’Unione

e Romano PRODI, Fausto
BERTINOTTI, Enrico BOSELLI, Oliviero
DILIBERTO, Antonio DI PIETRO, Piero FASSINO,
Clemente MASTELLA, Francesco RUTELLI, Luciana
SBARBATI, Alfonso PECORARO SCANIO


Cari amici,

nella seconda metà di luglio, come liberali abbiamo esposto all’on. Chiti l’intenzione di prendere parte alla Primaria2005 dell’Unione presentando la candidatura di una persona espressione dello specifico filone liberale.

In effetti, avendo l’Unione scelto la strada della coalizione-proposta di governo e delle primarie a carattere programmatico, ci pare che la partecipazione liberale alle primarie sarebbe essenziale per dare alla coalizione di centro sinistra un volto più credibile presso quei cittadini “laici e critici” che, lontani da Berlusconi per immediato colpo d’occhio o per annosa esperienza, rimproverano al centro sinistra l’indulgere al sottile richiamo del burocraticismo statalista e un’eccessiva cautela nell’anteporre le questioni di libertà.

Dagli ultimi contatti è trascorso più di un mese e, nonostante i solleciti iniziati dopo Ferragosto, non abbiamo ancora avuto cenno di risposta. Eppure nel dibattito politico si sono irrobustite le riflessioni circa i criteri politico culturali del far coalizione ai fini della successiva capacità di governo.

Noi siamo convinti che, introducendo la dichiarata partecipazione del filone liberale e ribadendo ancora una volta la chiara distinzione tra liberalismo e centrismo, potremmo contribuire a chiudere la stagione conservator populista del Berlusconismo e al successo del centro sinistra. Resta però il fatto che la presenza dei liberali nell’Unione può essere percepita esclusivamente attraverso una candidatura liberale alle primarie, proprio per il loro carattere programmatico e per la partecipazione diretta dei cittadini. Ed essendosi oramai ridotto a due settimane il periodo di raccolta delle firme necessarie, non saremmo in grado di adempiere se non con la dichiarata e piena disponibilità dei vostri eletti ad “autenticare” in tutta Italia le firme raccolte dai nostri amici.

Giunti a questo punto, Vi chiediamo pertanto di darci la Vostra disponibilità per rendere possibile la partecipazione del candidato liberale alla Primaria 2005.

In attesa di un Vostro sollecito riscontro o telefonico o via mail, Vi porgo i migliori saluti

Raffaello Morelli
Roma 30 agosto 2005



Dopo una settimana Chiti rispondeva così:


Roma, 6 settembre 2005

Caro Morelli,

siamo non solo lieti ma interessati ad un vostro spostamento di attenzione e di collocazione nell’Unione. Ci saranno occasioni specifiche per dialogare, contribuire a chiudere la stagione del berlusconismo ed al successo del centrosinistra. sarà l’Unione a decidere politicamente le forme di un rapporto con voi.

Per quanto riguarda l’Ufficio di Presidenza per le elezioni primarie non dobbiamo dare nessuna disponibilità. Da tempo sono state approvate le regole per le Primarie: prevedono chi possa presentare le candidature, candidarsi, i tempi, la raccolta delle firme, etc. A quelle bisogna attenersi. Non esiste riguardo alle Primarie nessun problema specifico da definire in riunioni ad hoc.

Cordiali saluti
Vannino Chiti
_________________
Raffaello MORELLI
Federazione dei Liberali



A questa lettera, Morelli replicava con un'altra qui riportata:


Roma, 9 settembre 2005

A Vannino CHITI
Responsabile Primaria 2005 dell’Unione

e Romano PRODI, Fausto
BERTINOTTI, Enrico BOSELLI, Oliviero
DILIBERTO, Antonio DI PIETRO, Piero FASSINO,
Clemente MASTELLA, Alfonso PECORARO
SCANIO, Francesco RUTELLI, Luciana SBARBATI

Caro Chiti,

devo confessarTi che dal lungo periodo di maturazione della Tua risposta (40 giorni più 7) ci aspettavamo qualcosa di più. L'unica impressione che se ne trae è che l'Unione vorrebbe decidere politicamente le forme di un rapporto con i liberali al di fuori delle primarie. Dunque vi è freddezza sulla prospettiva della candidatura liberale alle primarie, come in genere delle candidature degli estranei al gruppo degli attuali decisori.

Invece noi, come liberali, avevamo colto con favore il Vostro ritorno alla coalizione-proposta di governo e l'adesione alla tesi delle primarie programmatiche e speravamo che poteste considerare la partecipazione liberale alle primarie un contributo per accreditare il centro sinistra presso quei cittadini “laici e critici” che cercano di più dell'antiberlusconismo e chiedono più attenzione alle questioni di libertà. Il fatto che sembra sfuggire all'Unione è che il movimento liberale, che risulta uno dei movimenti costitutivi dell'Ulivo '95, è stato sistematicamente allontanato nelle sue proposte pari passo alla trasmutazione progressiva della coalizione dopo il 1997.

In ogni caso, siccome ci sforziamo sempre di fare il possibile, continueremo a raccogliere le firme anche senza la Vostra disponibilità ( disponibilità che del resto non avrebbe comportato cambiare le regole delle primarie in corsa, come Voi invece avete ritenuto di fare ad altro scopo). Ormai la situazione è difficile e non so se riusciremo a raggiungere l'obiettivo della candidatura. D'altra parte crediamo non esista un'altra strada per far capire alla gente che l'Unione potrebbe comprendere anche i liberali raccordati. E questo ci preoccupa perché il mutamento intervenuto tra il 1996 (liberali nella coalizione) e il 2001 (liberali fuori della coalizione), non è un precedente tranquillizzante. Ma certo Voi disponete di più strumenti per giudicare che l'orso è già stato catturato ancor prima dell'inizio della caccia.

Cordiali saluti
Raffaello Morelli


Date le condizioni oggettive, non è stato possibile raccogliere per tempo le sottoscrizioni della candidatura liberale alla Primaria2005.




3. L'appello per il voto del 16 ottobre


Domenica 16 i liberali, invece di andare alla Sagra della Castagna, dovrebbero andare a votare per la Primaria2005 dell'Unione. Per almeno tre ragioni. Primo perché, nonostante i difetti obiettivi e l'interessato scetticismo degli avversari, la Primaria2005 è un momento di partecipazione e la partecipazione è un carattere essenziale della cittadinanza liberale, tanto più significativo oggi che il paese viene da una lunga stagione segnata dalla spinta a ridurre occasioni e spazi di discussione e di scelta politica. Secondo perché la Primaria2005 costituisce la plastica manifestazione del nuovo corso dell'Unione iniziato lo scorso 16 giugno, non più anticamera del partito unico ma coalizione proposta di governo, non più strumento di plebiscito ma apertura ad una procedura programmatica democratica. Terzo perché il nostro impegno per preservare in Italia il liberalismo come sostantivo irriducibile che indica principi, metodi e comportamenti politici internazionalmente noti, è dirimente quanto alle elezioni 2006: l'alleanza di centro destra, per il suo fondamento politico culturale è naturalmente distinta dal liberalismo e per la sua pratica di governo è con esso del tutto incompatibile.

Proprio la necessità di liberare l'Italia dal pernicioso processo di diseducazione civile avviato dalla tangibile esperienza del governo Berlusconi, porta i liberali a non nascondersi che il progetto dell'Unione è ancora assai generico, che persistono l'indulgenza verso i richiami statalisti e una cautela eccessiva nell'anteporre le questioni di libertà, che spesso nel centro sinistra prevale l'inclinazione autolesionista a non riconoscere e comunque a sottovalutare la capacità attrattiva di Berlusconi. Non si può battere il centro destra affrontandolo sul terreno delle capacità mediatiche del capo oppure puntando solo sulla demonizzazione senza preoccuparsi di essere convincenti sulla propria proposta di governo e sul fare squadra. La Primaria 2005 è appunto l'avvio di un procedimento costruttivo che attraverso la partecipazione porti ad irrobustire la composizione, l'immagine e il programma della coalizione di centro sinistra, così giungendo a vincere le elezioni nazionali nelle urne e non solo nelle proiezioni di precedenti elezioni di altro livello o nei sondaggi della vigilia.

Saranno questi i criteri che guideranno i liberali nel voto alla Primaria2005, non la tradizionale prospettiva di schieramento ideologico. La cosa decisiva non è il nome del vincitore. Il pericolo sarebbe regredire alla logica plebiscitaria o a quella del partito unico. L'importante è che si creino le condizioni perché il candidato che arriva primo sia spinto a tener conto del metodo della discussione aperta e delle complessive indicazioni politiche comunque emerse dal voto. Per noi liberali ce ne è una che è divenuto essenziale far emergere. La laicità delle istituzioni come garanzia della separazione delle scelte politiche dalle questioni religiose, che è la strada maestra per contrastare efficacemente l'attuale drammatica sfida dei fondamentalismi, quotidianamente favorita dalla baldanza degli atei devoti e delle tesi neoclericali enunciate da sedicenti laici in carriera.

Per i liberali, il voto alla Primaria2005 è un passo sulla strada dello sforzo per ampliare la coalizione dell'Unione in modo che comprenda formalmente i liberali in quanto tali. Questa era da tempo la nostra convinzione. Il nuovo tipo di legge elettorale maggioritaria ( perché, al di là della propaganda, di questo si tratta) la rende anche un oggettivo obbligo tecnico politico per accreditare la coalizione presso quei cittadini “laici e critici” che cercano di più dell'antiberlusconismo e chiedono più attenzione alle questioni di libertà.

Con i migliori saluti

Raffaello Morelli
Federazione dei Liberali
Roma 14 ottobre 2005




4. Spunti per riflessioni sul risultato della Primaria 2005

........Resta il rammarico di non essere riusciti a far partecipare alle Primaria2005 anche una giovane candidata liberale. Nell'ottica dei due milioni di votanti sostenuta fin da giugno ( ero pessimista, ma parevo un garibaldino in confronto al milione di votanti ripetutamente preconizzato come massimo da tutto il vertice dell'Unione, almeno che fingessero). La candidatura della liberale non avrebbe disturbato Prodi (l'ossessione dei DS e di alcuni amici che confondono l'obiettivo di battere Berlusconi con i mezzi per riuscirvi) e avrebbe assicurato ai liberali, ad un costo abbordabile, un palcoscenico mediatico decisivo per noi e forse anche per il centro sinistra.

In ogni caso, bisogna sottolineare che nel centro sinistra l'eccitazione per il risultato delle primarie porta ad analisi distorcenti e dunque a proposte affrettate e pericolose. Lasciamo da parte il dettaglio dell'analisi numerica che già mostra (Mannheimer) che gli unici ad avere nettamente superato il proprio peso elettorale rispetto ai dati precedenti dei rispettivi sostenitori sono Mastella soprattutto e Di Pietro, e che Prodi di più, ma anche Bertinotti, sono restati abbastanza al di sotto i loro punti di partenza. Ed accantoniamo anche la considerazione che Prodi è stato sopra la media nazionale (+12 in Emilia, + 5,5 in Toscana, + 5 in Veneto, + 4 in Trentino, + 3 in Umbria e Liguria) nelle regioni dove DS e/o Margherita sono molto strutturati.

In linea di massima si può però senza dubbio dire che le primarie non sono state un plebiscito ma un confronto vero (meno male) e che la convergenza di molti su un nome non ha indotto su questo nome un suffragio maggiore di quelli prevedibili in partenza. Anzi, credo sia difficile negare, al di là dell'antica attitudine ruffianesca verso i vincitori del momento, che il vero successo delle primarie sia fondato proprio sulla presenza di differenti opzioni politiche indotte dalla partecipazione soprattutto di Bertinotti e di Mastella ( e anche di Scalfarotto e perfino dei senza volto). Per non parlare poi degli oltre 16.000 ( circa lo 0,45 % del totale) che hanno votato bianche o nulle. Affermare perciò, di fronte a questi dati, che per battere Berlusconi occorre riprendere il discorso dell'Ulivo indifferenziato e unito, è un assurdo logico e politico.

Raffaello Morelli
Federazione dei Liberali
21 ottobre 2005



LA PROSPETTIVA “COSTITUENTE DEI LIBERALI”


I liberali sono senza dubbio contenti dell'esito delle primarie. Per più ragioni. Perché era necessaria una ripresa di partecipazione dei cittadini alla politica e perché le primarie sono state un confronto vero tra differenti opzioni politiche, tanto che il successo di Prodi è stato inferiore (del 5%) a quello prevedibile in partenza sommando le forze di chi lo sosteneva. La contentezza non può però nascondere preoccupazioni di fondo. Sia sull'esito dell'impegno per battere Berlusconi sia, riuscendoci, sulla possibilità che il secondo governo Prodi riesca a governare seguendo un minimo di rotta liberale. La terapia liberale possibile per affrontare le due questioni è la stessa, costruire un gruppo politico liberale in quanto tale e fare di questo gruppo una lista che allarghi la coalizione dell'Unione.

Questa terapia disturba i pazienti ( è il destino alle terapie efficaci, ben lo sanno i medici esperti), nel caso i liberali teorizzatori del liberalismo come ruolo cortigiano di altre ascendenze politico culturali e i liberali sostenitori della tesi dell'esistenza di liberali di destra e di liberali di sinistra, teorie e tesi che implicano il disimpegno da comportamenti liberali. Capita sul versante del centrodestra, nonostante che la Casa della Libertà, oltre a ritrovarsi praticamente tutta nei popolar conservatori, abbia una politica di governo incompatibile con il liberalismo su temi chiave ( la laicità delle istituzioni, l'europeismo, la parità nella propaganda elettorale, una tassazione non preferenziale delle rendite finanziarie, l'esorbitante concentrazione di potere economico mediatica, le liberalizzazioni, il federalismo non dissolutorio, il conflitto di interessi elevato a sistema). Qui alcuni faticano a convincersi che chi sta nella Casa della Libertà non è liberale e chi è liberale non può stare nella Casa della Libertà. Capita peraltro, in modo diverso, anche nel centro sinistra, nonostante che l'Unione, pur dovendo fare di necessità virtù e dunque essendo più pluralista ( spesso solo nel senso di più generica), sia però afflitta dalla ricorrente sindrome della ricaduta nei vecchi miti della sinistra non riformista, tra cui è tornato a dominare quello dell'unità di massa, ora nella forma dell'ulivismo indistinto. Qui alcuni faticano a convincersi che l'ulivismo esprime il conformismo non liberale, porta alla evanescenza dei programmi e soffoca quei margini di influenza liberale che su quegli stessi temi potrebbero esistere se la coalizione si allargasse ad una presenza liberale autonoma.

L'efficacia della terapia emerge però chiara non appena si rifletta su due aspetti. Uno è tecnico, e cioè la nuova legge elettorale ha i suoi difetti ma certo non quello di impedire agli elettori di scegliere la coalizione vincente. Sul punto è più maggioritaria di prima. Per la prima volta nella storia della Repubblica chi ottiene più voti ( anche se molto sotto il 50%) prende la maggioranza dei deputati e per la prima volta nella storia della Repubblica in ogni coalizione si sommano i voti di tutte le liste senza franchigie d'alcun genere. Ora è evidente che una coalizione Unione poggiata su cinque gambe ( listone ulivista DS-Margherita-Verdi-Di Pietro, sinistra antagonista, comunisti italiani, Mastella e, salvo novità, SdI unito ai radicali freschi convertiti dal neoconservatorismo) non può entusiasmare il cittadino liberale ( una razza non così comune come vuol far credere chi non lo è, però meno rara di quanto tema chi lo è). Allora la lista liberale è la risposta per raccogliere gli elettori laici e critici, che non sono attirati dalla lista ulivista, non sono disposti a votare Mastella e non sono compatibili con il centro destra berlusconiano. Un contributo forse decisivo per battere Berlusconi. L'altro aspetto è politico culturale. Il problema italiano di fondo è il buco politico nell'area liberale. E non si colma se non costruendo prima di tutto una effettiva politica liberale. Poi, caso mai, favorendo l'accelerarsi del processo di crescita della sinistra riformatrice, interlocutrice naturale del liberalismo. Viceversa l'esperienza del partito democratico americano vagheggiata (strumentalmente) dagli ulivisti non è automaticamente riproducibile in Italia foss'altro perché da noi le tradizioni marxista e cattolica hanno radici troppo forti e quella liberale troppo deboli. Oltretutto tale proposta è partita col richiedere l'abiura dal socialismo e con l'imporre il mimetismo ai liberali, insomma sembra uniformarsi ai poteri forti preoccupati dei propri interessi. Anche qui la lista liberale è la risposta per organizzare e per rappresentare chi vuole mettere al primo punto il criterio della libertà del cittadino. Un contributo importante per influenzare la rotta del possibile secondo governo Prodi.

Insomma, riuscire a realizzare la costituente di tutti liberali che si comportano come tali e poi dar vita alla lista liberale nella coalizione dell'Unione, non risponde alla logica del culto degli antenati bensì alla chiara percezione che nell'Italia di oggi la mentalità critica e sperimentale della politica liberale è un elemento autonomo e non surrogabile sulla strada di una convivenza più aperta.

Raffaello Morelli
Federazione dei Liberali
21 ottobre 2005