Come annunciato da Valentina Longo nel suo articolo su EUROPA del 29 agosto scorso, si è svolto a Dakar dal 23 al 26 ottobre il Congresso dell'Internazionale Lberale sul tema "Islam e Occidente: il punto di vista liberale".


E' la prima volta che un congresso dell'I.L. ha luogo in Africa: la partecipazione di delegati rappresentanti partiti o gruppi liberali attivi in oltre 60 paesi di cinque continenti ha fatto del 52° Congresso una tappa miliare nella storia del liberalismo. Sembra avverarsi l’auspicio espresso da Giovanni Malagodi nell'Appello "Roma '81" “Il liberalismo può divenire la base di regimi liberi nei paesi in via di sviluppo. Il futuro del liberalismo nelle parti industrializzate del mondo dipende anche dalla possibilità di estendere i suoi valori nei paesi in via di sviluppo in tutta la loro varietà.”


Dichiarando aperti i lavori del 52° Congresso dell'Internazionale Liberale la Presidente Annemie Neyts si è rivolta al Presidente della Repubblica del Senegal, ospite e partecipante, per sottolineare la particolare importanza per tutti i liberali dell'interesse e dell'amicizia che il Abdoulaye Wade testimonia all'I.L. E ha affermato: "Signor Presidente lei è uno dei pochissimi leader africani che è arrivato al potere, dopo una battaglia molto lunga ma pacifica. Lei si è guadagnato l'appoggio di 1.000, 10.000, 100.000 ed infine milioni di donne ed uomini senegalesi e quando la maggioranza del suo partito (P.D.S.) è stata inconfutabile, ha vinto le elezioni presidenziali assicurando al contempo quelle per il Parlamento.

Piuttosto che dare la colpa della non facile situazione economica del suo paese al passato coloniale, si è preoccupato di prospettare il futuro appellandosi a tutti i popoli dell'Africa e ai loro leaders perché facessero affidamento sulla creatività e le potenzialità degli individui. Per tutte queste ragioni l'I.L. le ha assegnato il "Prize for Freedom 2003" (Premio per la libertà) che lei ha accettato volentieri alla presenza della sua famiglia, dei suoi amici e dei suoi sostenitori nella primavera di quest'anno”.


Il Ministro degli Esteri del Belgio Louis Michel dopo aver affermato che: "Avviare una riflessione sui rapporti tra l'Islam e l'Occidente porta a navigare tra l'islamofobia dei partiti di estrema destra e dei movimenti populisti da una parte e le diverse tendenze del fondamentalismo religioso islamico dall'altra. Inoltre si tratta di evitare le tendenze alla demonizzazione espresse dagli uni e le velleità di angelizzazione degli altri". Ma ha anche riconosciuto che, sebbene sia stata rimproverata ad Huntington la sua formula sullo scontro delle civiltà che indigna o fa paura, gli elementi dello scontro sono all'opera dall'una e dall'altra parte. Ha ricordato inoltre che l'attuale differenza fra l'Occidente e l'Islam non è alimentata da destini necessariamente opposti, bensì dal rapporto fra una tecnologia schiacciante ed una umiliazione assoluta nonché dallo sfruttamento della frustrazione di milioni di persone, ostaggi di alcuni individui perversi, folli e calcolatori.


Il Presidente del Gruppo Liberal-Democratico al Parlamento Europeo, Graham Watson, nel suo intervento ha sottolineato che il tema del Congresso era stato dibattuto più volte dai liberali in passato, ed era diventato di crescente urgenza negli ultimi due anni assumendo una terribile drammaticità con gli eventi dell'11 settembre 2001. E' difficile evitare la sensazione che le "piattaforme" della religione e della politica sul nostro pianeta si stiano urtando con una violenza che minaccia di rendere il mondo meno stabile e con il rischio che il dialogo fra le culture e le religioni diventi sempre più difficile. A livello mondiale gli estremismi confessionali continuano a fornire motivi per l'odio, l'intolleranza e la violenza. Come ogni forma di assolutismo la religione di questo tipo ferma qualsiasi discorso politico distruggendo ogni possibilità di compromesso e coesistenza pacifica. Il nostro compito di liberali è batterci contro coloro che vogliono sfruttare le credenze religiose per ottenere il potere politico e il controllo sociale. L'aspetto positivo è che noi - liberali dell'occidente come le culture islamiche non strumentalizzate - siamo insieme dalla stessa parte. Dal momento che il legame fra una confessione religiosa e il credo politico a volte viene invocato, la realtà dimostra che le democrazie liberali possono sopravvivere e progredire parallelamente a ogni religione quando è praticata con tolleranza e dignità. Come leader della ELDR mi sono impegnato a fondo affinchè la politica dei liberali europei potesse creare legami all'interno di una famiglia liberale che cresce a livello internazionale e contiene osservanti di ogni credo e di nessuno. I cristiani non sono democratici per natura; i mussulmani non sono necessariamente autoritari; gli atei non sono inevitabilmente socialisti. Ma sono convinto che tutti possono essere liberal-democratici.


Le assise liberali sono state concluse da un brillante e profondo intervento del Presidente Wade. Analizzando i gravi problemi che affliggono l'Africa e la difficoltà di far comprendere l'importanza di governare nella trasparenza e nella tolleranza democratica, ha ribadito i valori essenziali del liberalismo che si vuole difendere in questo 21° secolo: "L'affermazione come valore fondamentale della personalità umana, della quale devono essere rispettati la libertà e i diritti naturali".

Lo sviluppo e il progresso economico possono essere realizzati a partire dalla libertà e non il contrario come si diceva in Africa dopo l'indipendenza: sviluppo prima, diritti poi. L'esperienza ha dimostrato che i paesi dove esistono regimi dirigisti o dittatoriali sono i più arretrati. La libertà deve essere difesa contro gli eccessi della libertà stessa, che possono condurre alla dittatura dei forti sui deboli, all'imperialismo economico e ai monopoli che sono del tutto antitetici al liberalismo.


Beatrice Rangoni Machiavelli