D'Onofrio e le liste sempre uguali



Caro Direttore,


Leggendo il Corriere di stamani, colpisce che il sen. D’Onofrio affermi “non posso dire agli elettori di votare l’Udc alle Comunali e Provinciali e la lista unica della Casa delle Libertà alle Europee”. Si tocca una questione che non riguarda il centro destra o i popolari europei – ambedue categorie estranee ai liberali – ma che è centrale per intendere il senso stesso di una consultazione elettorale.

Non è affatto vero che, qualunque sia l’oggetto della consultazione elettorale, il cittadino deve poter diporre della stessa offerta politico partitica. Era così quando ogni elezione serviva solo a quantificare la forza di ogni partito e poi all’interno del palazzo ci si riposizionava secondo i nuovi rapporti di forza. Da oltre un decennio non è più così. Fortunatamente è andata affermandosi una duplice idea, che il primo scopo di ogni elezione è stabilire quali indirizzi debba seguire chi guiderà l’Ente per cui si vota e che le grandi scelte di indirizzo e delle persone di governo devono farle i cittadini, non i partiti.

Allora, per elezioni differenti ( Comune o Europee) vi sono differenti scelte di indirizzi e di persone da fare, anche se si vota lo stesso giorno. Per il Comune si presentano agli elettori proposte per governare il territorio municipale e dunque, usandosi il maggioritario, vi saranno più coalizioni alternative tra cui scegliere. Per l’Europa si presentano agli elettori proposte per contribuire a decisioni ( qui non esiste un vero e proprio governo europeo) sulle grandi questioni della comunità e del resto del mondo e dunque, usandosi il proporzionale, vi saranno più liste ciascuna contraddistinta dal filone culturale di riferimento.

Siccome le cose stanno così, le liste per il Comune e quelle per le Europee non possono coincidere. Del resto la possibile lista unica per le Europee del centro destra rispetterebbe la logica del filone culturale, tutti i suoi componenti appartenendo o volendo appartenere ai popolar conservatori europei. Caso mai difficoltà ci sono per chi, nel centro sinistra, teorizza liste uniche alle europee per poi aderire a gruppi politico culturali del tutto differenti ( che accrescerebbe la convinzione degli stranieri circa la endemica “furbizia italica” ).

Insomma, nei Comuni coalizioni per governare, alle Europee liste secondo i filoni culturali (popolari, socialisti, liberaldemocratici). Sarebbe la soluzione più coerente, trasparente ed avanzata per consentire nel modo giusto ai cittadini le scelte che loro competono.

Con i migliori saluti

Raffaello Morelli



Roma 14 settembre 2003