Insieme per non dirsi addio



Nel serrato dibattito sulla proposta di una lista unitaria dell’Ulivo alle Europee 2004, è stato lasciato molto nel vago un aspetto rilevante del quadro politico europeo: oltre a Partito Popolare (Ppe) e Partito Socialista (Pse), esiste il terzo gruppo, quello liberale (Eldr), cui addirittura appartiene il Presidente in carica del Parlamento, Pat Cox.

Non è una mera questione statistica, perché i criteri fisiologici per orientarsi nei dibattiti sui grandi temi dell’Europa sono i filoni politico culturali delle prime tre famiglie politiche. Che non sono affatto la stessa cosa e che hanno visioni diverse e prospettive progettuali distinte su punti decisivi.Una volta stesa la cortina fumogena sulla realtà dei filoni culturali radicati così da farli apparire solo due (Ppe e Pse), molti del centro sinistra cercano di far credere che l’unità dei riformisti è la nuova terra promessa dell’Europa. E specificano che intendono tutti i riformisti, socialisti, popolari, liberali, verdi, comunisti. A livello europeo ciò non ha alcun senso, tanto che in Parlamento ognuna di queste cinque specie di riformisti si aggrega in un gruppo differente. Dunque, non pare produttivo voler costruire in Italia liste riformiste unitarie per elezioni che non servono ad eleggere un governo e che sono fatte con sistema proporzionale puro. Stare insieme a Roma per dirsi addio a Bruxelles, sarebbe davvero incomprensibile.

In realtà appare sempre più evidente che si parla di Europa ma si pensa all’Italia. La lista unitaria è vissuta come un metaforico disegno di opposizione al governo Berlusconi. Così l’errore si aggrava. Perché alle politiche italiane si usa il maggioritario e la possibilità di battere la proposta del centro destra si gioca sulla capacità di costruire un’alternativa programmatica credibile. Il che è impossibile affidandosi alla confusa ammucchiata generica dei buoni contro i cattivi. Per riuscire, serve l’accordo tra quei riformisti che, senza confusioni, abbiano la capacità di mettere a punto una comune proposta di governo centrata sul cittadino e che sappia parlare alla testa e al cuore della gente. La credibilità si acquisisce proponendo scelte e rinunce, non cercando di illudere ognuno di rappresentarne il sogno. Finché sulla pianura prodiana continueranno a gravare le nebbie dell’indistinzione politico culturale e non il sole della collaborazione tra diversi, l’attuale opposizione non avrà un brillante futuro.

Invece di trasferire in ambito europeo lo schema del distorto bipolarismo italiano, è bene importare in Italia lo schema europeo. Per riscoprire la bellezza ( e soprattutto la fecondità) del confronto politico, del ragionare sui fatti, dei compromessi operativi. In Italia la politica farebbe un grande passo avanti se alle Europee 2004 le liste concorrenti rappresentassero ciascuna un filone culturale storico. Sarebbe dar aria agli ambienti inquinati dal bipolarismo soffocante dell’illiberale “o di là o di qua”. Tantissimi italiani, ora in disparte, ritroverebbero il modo di farsi rappresentare. E inoltre questo creerebbe condizioni migliori per arrivare poi alle politiche formando, come il maggioritario opportunamente obbliga a fare, coalizioni alternative sulle idee e sulle proposte di governo e non sugli schieramenti fideistici.

Per quanto concerne il filone liberaldemocratico alle europee 2004, è perciò auspicabile un’unica lista italiana di tutti coloro che, liberali, radicali, pattisti, liberal, repubblicani, laici, riconoscendosi in questo filone culturale, intendono stare insieme nel gruppo parlamentare Eldr.

Raffaello Morelli