Relazione di Raffaella Brumana, ricercatrice del Politecnico di Milano, al Convegno "Per il Progetto Politico Liberale - contributi ad un programma di Legislatura" (Roma 15 dicembre 2000)
Le reti informative costituiscono un ulteriore passo in avanti sulla strada senza fine che gli esseri umani vanno costruendo da secoli per allargare di continuo la possibilità di comunicare: ampliandone i modi, riducendone i tempi e facilitandone l'esercizio.
Della nuova economia, le reti informative sono l'anima. Senza quest'anima non sarebbero neppure concepibili i rapidi scambi, gli incessanti confronti, il continuo diffondersi delle innovazioni, la volatilità territoriale, che caratterizzano la nuova economia. Di certo, per dar vita alle reti informative sono essenziali anche strumenti fisici e tecnologie avanzate. Però qui non intendo trattare questo aspetto - che esula dalle mie competenze specifiche - bensì approfondire la cultura delle reti informative, dal come disegnarle al come renderle fruibili per i cittadini utenti.
Dirò subito che la cultura delle reti informative è in fondo una cultura liberale ma che, proprio per questo, non pretende di generare automaticamente una convivenza liberale. Vale a dire, le reti informative sono una parte decisiva del progetto politico liberale eppure, senza una mentalità liberale nel concepirle e nel viverle, anche le reti informative possono trasformarsi in strumento regressivo di restrizione della libertà.
Nell'immaginario quotidiano, dopo le epoche della stampa, del telefono, della radio, della TV, la frontiera simbolica delle reti informative è oggi rappresentata da Internet. Internet rispetto alle tecnologie maturate in altre epoche ha in più la caratteristica di consentire, a bassissimo costo, una libertà di connessione capillare e una accentuata interattività multipla. Questa caratteristica prosegue il cammino nella direzione di una società di individui non egoisti, scarsamente gerarchizzata e non legata a schemi rigidi. Ed è una caratteristica già parzialmente colta dalla progressiva diffusione delle reti commerciali via Web (si pensi ai siti più edonistici collegati ai piaceri della tavola, alla vendita di prodotti, alla circolazione di amenità, etc.): siti che stanno ampliando ulteriormente la base dell'offerta e della domanda, accrescendo l'utenza e migliorando le condizioni di funzionamento del mercato. Faccio un esempio nel caso di reti di offerta turistica. Non solo l'allargare le agenzie turistiche contattabili già potrebbe rompere forme striscianti di monopolio e rendere più controllabili dagli utenti in tempo reale le condizioni e le offerte. Ma sarebbe possibile incentivare la diffusione di reti di bed and breakfast, vere e proprie forme di piccola imprenditoria distribuita capillarmente in un'Italia con il più vasto patrimonio d'arte del mondo e appunto molto distribuito sul territorio (che risponderebbe a un turismo di qualità alla ricerca di cultura e arte anche nei luoghi non organizzati). Tuttavia un progetto liberale non può accontentarsi nemmeno di questo. La potenzialità di evoluzione in termini individuali, lasciata a sé stessa, potrebbe in qualche modo non dare tutti i frutti possibili e non esaurire la prorompente carica di moltiplicazione delle libertà insita nel meccanismo dei contatti capillari e interattivi. Come liberali dobbiamo favorire l'emergere di questa carica di libertà, il più possibile.
E' una grande battaglia di libertà sfruttare la possibilità di raccogliere, di organizzare, di rendere disponibile e facilmente accessibile a milioni e milioni di cittadini una enorme massa di dati essenziali per la convivenza, per l'interscambio culturale, per la ricerca, per il soddisfacimento e per l'espressione dei bisogni degli individui e dei gruppi di individui. Le reti informative sono destinate ad essere sempre più le vere e proprie reti neurali della società aperta. Nella consapevolezza che, in questo tipo di reti, quello che determina la differenza di potenza della rete non è la dimensione dei singoli soggetti connessi ma il numero delle connessioni che si creano complessivamente in tutto il sistema. Il che significa che, a parità di numero di soggetti connessi, è più potente la rete in cui sono connessi direttamente i soggetti - e dunque con il massimo delle connessioni possibili - rispetto a quella che connette solo gruppi chiusi precostituiti di quei soggetti. Questa circostanza è in linea con la metodologia liberale che infatti giudica illiberali le radici del comunitarismo (che fanno della comunità un filtro riduttivo della libertà di comunicare) e viceversa attribuisce una importante valenza liberale allo associazionismo, civile e anche virtuale (che moltiplica il manifestarsi delle diverse opzioni possibili, le possibilità di contatti-connessioni, quindi di comunicazione tra i cittadini e di partecipazione di ognuno a più gruppi associativi).
Da quanto vo dicendo, si vede che non per caso il progetto politico liberale punta sullo sviluppo delle reti informative. E che lo faccia proponendo criteri di intervento coerenti con l'obbiettivo da perseguire. In teoria è possibile adottare due sistemi per organizzare i dati in reti: un sistema di tipo gerarchico / centralistico (che comporta l'accentramento in un unico grande sistema, sia dei dati acquisiti ai diversi livelli conoscitivi sia della gestione e della distribuzione degli stessi dati) oppure un sistema di tipo policentrico (che comporta reti diffuse le quali raccolgono, gestiscono e diffondono i dati in modi distinti una dall'altra anche se non separati). Ovviamente i liberali scelgono il sistema di tipo policentrico. Non soltanto perché risponde alle necessità e ai ritmi della nuova economia (incline a valorizzare la qualità, il dinamismo e l'innovazione rispetto alla produzione ripetitiva di massa secondo schemi rigidi). Soprattutto perché il sistema policentrico è l'unico che favorisce inventiva e libera iniziativa nell'organizzazione delle differenti reti, consente forti gradi di libertà reciproci, fa sì che le relazioni tra le reti e tra i dati all'interno delle reti non siano obbligate e prioritariamente definite ma liberamente definibili dai singoli utenti, di volta in volta e in modo flessibile e rapido.
Respingere il sistema gerarchico / centralistico non è solo un risparmio dei tempi, dei costi umani e delle risorse finanziarie assorbiti dalle procedure di centralizzazione; e neanche solo il rifiuto, in quanto liberali, di uno scenario di controllo verticistico e pervasivo. Si tratta di un capovolgimento della prospettiva culturale. Parafrasando il Borges de "La Biblioteca di Babele", la pretesa di centralizzare presuppone l'idea che esista un ordine fisso e addirittura una prevedibilità in tutto, che renderebbe possibile sistemare tutti i libri in un'unica biblioteca. Chi vuole accentrare tutto e possedere tutto, implicitamente nega la diversificazione, la scoperta, la creazione e l'inventiva che si manifestano nel tempo stesso impiegato nell'inserire il dato rilevato immediatamente prima.
Per il liberale, le due logiche non sono mediabili, nel senso che non si esce dallo spirito gerarchico e centralistico se, in apparenza, si avvicina il livello di centralizzazione al cittadino. Se, invece di accentrare a livello nazionale , si effettua un accentramento intermedio - di qualsivoglia carattere regionale, zonale, comunitario, familiare, o ad altro titolo - limitandosi ad una diversa titolarità della logica proprietaria, non si muta la logica centralistica del sistema. Perché il centralismo è una mentalità che può prosperare anche in un piccolo quartiere, non solo a livello romano. Non deve mai sfuggire che il nocciolo è la trasparenza dei dati, il diffonderne l'accesso ai differenti livelli. In altre parole, far circolare i dati e poterci operare sopra è una condizione per una società di individui non egoisti, che sanno e possono aggregarsi, però senza mai chiudersi nell'aggregazione.
Compiuta questa scelta di fondo, la politica pubblica liberale in tema di reti informative punta a creare le condizioni normative e finanziarie che promuovano e migliorino la raccolta , l'organizzazione e la diffusione dei dati nelle differenti reti policentriche. Ciò può essere fatto innanzitutto con la diffusione dei Sistemi Informativi Territoriali e al contempo assicurando la trasparenza dei dati dei sistemi, la facilità di accesso, l'alfabetismo informatico e un'adeguata qualità professionale. Infine, come vedremo in conclusione, anche sviluppando politiche che mantengano vivo l'atteggiamento critico nei confronti delle Reti.
Incentivare la costruzione a macchia d'olio di Sistemi Informativi Territoriali incentrati sugli Enti Locali, è un primo preciso passo del progetto liberale. Da un lato perché raccogliere dati su base geografica e georiferita accresce le possibilità di conoscenza e di intervento sulle realtà complesse, che derivano, in modo comunque non deterministico, dalle infinite e casuali relazioni tra dati e stati di fatto, in continua interazione e mutuo dinamismo. Dall'altro perché l'Ente Locale ha il compito istituzionale, e anche la capacità, di intercettare aspetti gestionali, procedurali, storico-architettonici, socio-economici e culturali, infrastrutturali, che sono rilevabili e maneggiabili con modelli aperti e che poi possono essere utilizzati da un'utenza segmentata, di cittadini e di strutture pubbliche.
Del resto, in giro per l'Italia negli ultimi anni è stata raccolta - anche se in modi ancora assai diversificati, occasionali, discontinui - una sempre maggiore quantità di dati, geografici e non, disponibili in forma numerica e dedicati a progetti specifici. Sarebbe decisivo, al fine di garantire il differente utilizzo delle informazioni e ai fini dello sviluppo, alle differenti scale, di piani, di interventi, di analisi, poter disporre in tempi rapidi della cartografia e delle banche dati ad esse collegate e georeferenziate. Il che vuol dire, ad esempio, realizzare dovunque la disponibilità delle Carte Tecnico Numeriche a scala adeguata in formato vettoriale e comprendenti i contenuti altimetrici, disponibilità dei Piani Regolatori su supporto vettoriale, potenziamento e aggiornamento costante del volo fotogrammetrico aereo. Ma non basta. Bisogna anche potenziare la spinta a organizzare i contenuti in forme semplici per facilitare le possibilità di ricerca da parte degli utenti, qualificare le reti con servizi culturali e informativi che integrino il proliferare di siti esclusivamente ludici. Ecco, noi liberali proponiamo che su tutto questo sforzo complessivo per attivare la diffusione di Sistemi Informativi Territoriali, si concentri urgentemente un adeguato investimento finanziario pubblico.
I Sistemi Informativi Territoriali, vere e proprie reti multimediali, sarebbero un rilevante strumento di sviluppo di diversificate sinergie tra soggetti pubblici e privati, di promozione di progetti di fattibilità economico-sociale, di interventi nell' ottica di sviluppo sostenibile. In generale i Sistemi Informativi Territoriali possono costituire un valido strumento di supporto delle decisioni e delle azioni degli Enti Pubblici nelle procedure e nell'erogazione dei servizi (dalla qualità della vita dei cittadini, all'incentivazione delle attività economiche, all'organizzazione delle reti tecnologiche, alle politiche di monitoraggio e valutazione delle tendenze di sviluppo del territorio, alla tutela delle aree a rischio idrogeologico, ai processi di orientamento delle scelte di governo per la rivitalizzazione del tessuto urbanizzato e per arginare lo scempio delle aree protette).
Inoltre, il Sistema Informativo Territoriale, realizzando il coordinamento, l'ottimizzazione e una maggiore integrazione dei diversi livelli informativi, sarebbe la naturale base di lavoro su cui sviluppare aree tematiche di largo e crescente interesse pubblico. E avrebbe una dimensione molto più ampia e diversa delle pur apprezzabili reti civiche comunali, che, oltre ad avere scarsi accessi, si limitano ad offrire servizi di tipo municipalistico per evitare le file agli sportelli e a dare limitate informazioni turistiche. Ad esempio, il Sistema Informativo Territoriale potrà sviluppare il sistema delle vulnerabilità dei suoli, le carte di rischio, la carta dei bacini acquiferi e costieri, la carta di utilizzo del sottosuolo, la carta dei Beni Architettonici, Ambientali e Culturali, la carta della percorribilità viaria, la carta della mobilità impedita o limitata, la sicurezza delle persone in base alle caratteristiche del luogo, le carte di controllo dei servizi ai cittadini, agli anziani, l'offerta di opportunità culturali, la gestione delle pratiche edilizie e urbanistiche, la gestione del patrimonio immobiliare pubblico e privato, l'impostazione di politiche di manutenzione edilizia programmata, una più agevole distribuzione di informazioni anche di tipo geografico. Insomma le Reti di Sistemi Informativi si collocano sulla linea di una progressiva sostituzione della logica degli interventi speciali, successivi ad eventi o calamità eccezionali , con la logica della programmazione strutturale degli interventi nel tempo e di una migliorata gestione ordinaria (vedi supporto a procedure per stanziamenti finanziari, attivazione di risorse economiche ed umane).
Naturalmente, perché una buona e strutturata rete di informazioni generali e locali-puntuali possa esplicare appieno la sua funzione, è essenziale che i dati raccolti, oltre ad essere di continuo aggiornati spazialmente e temporalmente, possano avere un utilizzo non limitato agli operatori e professionisti appartenenti all'ente pubblico. E' fondamentale la reperibilità delle informazioni disponibili anche da parte di operatori e di professionisti esterni interessati ad avere un supporto decisionale circa gli interventi da effettuare e soprattutto da parte del cittadino, per consentirgli di acquisire conoscenze e una più agevole fruizione dei servizi (il nasdaq ne è un esempio) . Ma da tutto ciò consegue l'aumento esponenziale delle aggregazioni, delle interrogazioni e delle ricerche possibili sui dati. Da qui la necessità di aumentare sempre più il grado di libertà di scelta da parte di ciascun utente e di limitare sempre più la rigidità di ciascun sistema di relazioni nell'incrocio dei differenti database dei vari Sistemi Territoriali Informativi.
Insomma, lo svolgimento delle funzioni pubbliche e la maggior autoconsapevolezza da parte dei cittadini, sono in un rapporto assai correlato. Se si vuole che la rete informativa esplichi tutte le sue potenzialità, occorre innanzitutto la trasparenza di tutti i dati acquisiti dai soggetti pubblici e dagli enti, anche privati, che svolgono funzioni pubbliche. I cittadini devono poter disporre con facilità delle informazioni dei Sistemi Informativi Territoriali. Senza chiusure burocratiche, senza defatiganti procedure autorizzative. Il che vuol dire accessi capillari tramite Internet, rapidità e costi molto contenuti. La trasparenza passa dunque anche dalla possibilità, per esempio, di entrare in possesso della Informazione Geografica e dati connessi - strumenti indispensabili per una vastissima gamma di iniziative economiche - senza pagare alla Pubblica Amministrazione prezzi esosi tipici di un monopolista miope e arcigno. Lo Stato viceversa deve essere lungimirante e seguire una politica che incentivi la distribuzione e l'uso dei servizi delle reti informative, mediante l'accesso gratuito per alcuni tipi di informazioni, mediante un equo pagamento direttamente online per altri tipi di informazione. E insieme dovrebbe utilizzare la TV pubblica per diffondere la conoscenza delle tipologie di siti web dedicati a dati territoriali (che sono meno supportabili dalla pubblicità) e, ancor meglio, attivare forme imprenditoriali e di raccolta di capitali per rendere appetibile sul mercato l'accesso a questo tipo di siti.
Questa azione lungimirante deve essere svolta per le reti di ogni tipo. Esempio. Deve essere agevolato, anche normativamente, lo sviluppo della banda larga e delle reti internet via cellulari. Senza banda larga si fanno circolare solo parole scritte e piccole foto. Senza mobilità si entra e si vive nella rete solo seduti davanti a un computer (che però ha una diffusione limitata - solo il 35% degli europei e degli asiatici e il 55% degli americani - ed è accessibile solo per un tempo limitato - il 20% del nostro tempo quotidiano, contro l'ottanta per cento di un telefonino). Per cui è da liberali favorire le reti tramite cellulari e le bande più ampie possibili, anche nelle case, per far circolare pensieri, immagini, suoni e in genere tutte le informazioni che la tecnologia digitale consente di trasmettere nel modo più veloce.
Allora. Oltre ai Sistemi Informativi Territoriali, oltre alla trasparenza dei dati e alla facilità di accesso, una politica liberale di diffusione delle reti informative affronta anche altre questioni. Intanto l'alfabetizzazione informatica. L'importante è abituare il maggior numero di persone a cogliere le opportunità offerte dalla navigazione curiosa e consapevole nel mare delle reti; volere ottenere questo, non può esaurirsi nel promettere un computer ad ogni studente perché richiede assolutamente l'insegnamento e la maturazione di un'attitudine critica. Un altro punto da affrontare è l'impegno ad elevare la qualità professionale (pubblica e privata) per la gestione dei dati territoriali in forma digitale, per la ottimizzazione delle risorse e per abituare all'uso delle informazioni geograficamente tra di loro relazionabili. Del resto, l'importanza di queste tematiche è stata evidenziata dalla politica dell'Unione Europea che, su impulso dell'allora Commissario, il liberale Martin Bangemann, ha posto a partire dal '94 i fondamenti dello sviluppo e della ricerca nel campo della Società dell'Informazione e in particolare dell'Informazione Geografica. Su quella strada l'Unione Europea ha sempre proseguito nella spinta e nel sostegno ai settori della ricerca sia legati alle tecnologie e alle infrastrutture (le autostrade informatiche, etc.), sia attinenti la trasparenza e la libera circolazione delle informazioni. La questione è stata ritenuta così importante che una delle quattro Azioni costituenti il Programma Quadro Europeo generale per gli anni 1998-2002 è appunto "la società dell'informazione di facile uso". L'Italia non ne ha certo colto le implicazioni e le opportunità anche finanziarie.
Come dicevo all'inizio, vi è per i liberali un ulteriore obbligo altrettanto essenziale: lo dirò così. Noi che siamo per le reti, non vogliamo mai farne un Totem, il Grande Fratello fonte delle certezze del 2000. Le Reti devono essere uno strumento operativo, una protesi. Se la rete, snaturandosi, diviene un totem, invece di attivare la possibilità di conoscere attraverso la relazione tra i dati, finisce per diffondere un conformismo di ritorno. Di fatti il conformismo di ritorno può essere il risultato di un uso acritico e superficiale della rete, che può avvenire sia perché si focalizza fideisticamente l'attenzione su temi e tesi di gruppi di moda, sia perché si tralasciano i contatti fisici-personali e lo scambio critico nella discussione diretta. Da strumento dinamico per consentire di manifestare la diversità, la rete si può così trasformare in uno strumento "rassicurante e definitivo" per ridurre la diversità delle idee, in un veicolo di omologazione.
Da qui la necessità che la politica liberale in tema di reti Informative, metta in primo piano l'esigenza di coltivare il senso critico innanzitutto a livello scolastico, e di diluire il pericolo di mitizzare il totem attraverso un'offerta culturale molto ampia e diversificata, senza cessare mai di ricordare che la personalità di ciascun cittadino è la vera pietra angolare del progresso umano.
Una considerazione finale. La cultura delle reti di Informazioni si colloca in un ben preciso approccio scientifico generale. Ormai, da tempo, scienza e fisica fanno i conti con i sistemi dinamici instabili. Mentre la scienza classica privilegiava l'ordine e la stabilità, oggi si riconosce il ruolo prioritario delle fluttuazioni e dell'instabilità, della flessibilità. Il mondo reale viene studiato nella sua complessità attraverso condizioni iniziali sempre mutevoli e successive distribuzioni di probabilità: una visione del mondo dove c'è posto per la creatività della natura e dell'uomo, dove si arriva a scoprire che con la logica del caos si deve e si può convivere, sprigionando libertà.
Per dirla con Amartya Sen, lo sviluppo è libertà.