La Relazione di Enzo MARZO

(sintesi)


 

 

Enzo Marzo ha sostenuto la tesi che " a parte la perenne vivacità_ di sparute minoranze, di laici e di cattolici anticlericali e a parte alcune sortite felici (divorzio e aborto)…, dopo la conclusione della vicenda risorgimentale, la storia del nostro paese ha visto susseguirsi o totalitarismi od opposizioni e governi fortemente influenzati dalla volontà di egemonia della Chiesa. ( Vi è la) continuità di fondo dello spirito clericale della Chiesa cattolica in mutati contesti storici…. nella totale assenza di reazioni laiche…iscritte in una strategia laica complessiva".

"Il Manifesto laico ha riproposto la necessità o almeno la volontà di dare continuità all’azione laica, e soprattutto di legare con lo stesso filo logico reazioni, pressioni, lotte parziali…per costituire un cartello, una lobby, che faccia pesare la forza delle idee che potremo mettere insieme alla sola condizione d’abbandonare ogni settarismo o il solito autocompiacimento di gruppo immacolato nonché ristrettissimo e chiuso in sé stesso. I laici, come noi li intendiamo, non si sono mai contrapposti ai cattolici o ai credenti, bensì al clericalismo e ai clericali".

Il nostro discorso, dice Marzo, cambia poco anche se al potere andrà la Destra. "Dovrà impegnarsi assai se vorrà superare in peggio la Sinistra che abbiamo subito in questi anni, (e che ha avuto una ) manifesta subordinazione all’egemonia clericale. I ds hanno dimostrato di essere chiusi all’interno del cinismo togliattiano, e (di avere) persino il gusto perverso dell’esibizione del servilismo. … Si è fatta adombrare, senza arrossire, la possibilità che prossimo leader del polo di centrosinistra potesse essere uno come Fazio. D’Alema lo ha candidato. Non s’era mai dato il caso di un suicida che, anche dopo morto, continui a dare coltellate a sé e alla Sinistra. Fazio, attualmente editorialista dell’Osservatore romano, ha presentato il suo programma politico direttamente alle "Settimane sociali" della Chiesa. Da vero uomo di Stato, (partecipa) alla messa celebrata per recriminare contro l’usurpazione consumata il Venti Settembre, giorno dell’unità d’Italia".

Dopo aver criticato Amato (" un altro laico-chierichetto che sta a Palazzo Chigi") per le sue dichiarazioni sulla "marcia in più" che avrebbero i cattolici, Marzo ha ricordato che " la Sinistra ha creduto di poter consolidare il proprio potere cercando di mostrarsi cedevole all’egemonia confessionale (per ) rassegnazione verso quelle che sono considerate le caratteristiche permanenti e immodificabili del carattere degli italiani". E con ciò, ha sottolineato Marzo, è venuta meno alla sua responsabilità di farsi carico " della rivoluzione della civiltà liberale moderna".

" Tutto sommato la sconfitta di D’Alema non è stata la vittoria di Berlusconi ma il trionfo della politica, la quale non sopporta gestioni avulse da qualsivoglia sistema di valori…La Destra berlusconiana in questi anni ha tessuto la solita unione di liberismo selvaggio con interessi confessionali, non ci ha pensato due volte prima d’indossare la casacca scudocrociata europea. Peggio per quegli pseudo-liberali che per anni si sono adoperati non per un liberalismo di massa, come loro speravano, ma per un liberalismo di messa. Ma almeno questi stanno a destra e non si mischiano alla sinistra per deturparla".

Marzo ha poi osservato che la tesi della continuità clericale trova precisi riscontri anche in atti recenti della Conferenza episcopale italiana. "Chi leggesse la relazione del suo Presidente, cardinale Ruini, senza conoscere la fonte non avrebbe dubbi: questo - direbbe senza esitare - è il solito discorso programmatico d’un presidente del consiglio democristiano o di centrosinistra". Ruini, , ha rilevato Marzo, ha catalogato tutta una serie di problemi italiani e "alla fine è giunto alla proposta sull’indulto, su cui il ministro della Giustizia italiano si è subito dichiarato incompetente. Ma di chi è la competenza, ci chiediamo? E’ di Ruini, forse? Nessuno ha protestato, tutti hanno discusso la proposta come se provenisse dal premier o da un partito politico. Ma possiamo mai avere un cardinale che parla come un presidente del consiglio, e un presidente del consiglio che parla come un cardinale? Qui arriviamo al punto centrale: perché quest’assenza di scandalo? Perché Ruini pensa alle carceri italiane e non si preoccupa di togliere la pena di morte dal catechismo della sua Chiesa? Qual è il clima culturale che permette questo equivoco?"

"M’interessa non nascondere le carenze di parte nostra. Abbiamo difeso evidentemente troppo poco le idealità laiche. E così si sono andati formando alcuni settori intellettuali di provenienza laica, che laici non sono più da tempo, i quali si danno un ruolo facendo finta di dialogare con la Chiesa, ma il loro non è che un gioco delle parti, perché su entrambi i fronti c’è l’identica volontà d’imprimere un nuovo slancio al clericalismo. Come sempre accade, c’è una interpretazione "alta" di questo ruolo e un’interpretazione terra terra".

"L’interpretazione "alta" ( sostiene ) che la fase post-risorgimentale abbia avuto "un deficit di moralità e di religione" e che "la cultura politica liberale oggi non possa che passare attraverso l’incontro tra quella cultura e la morale cattolica". … Si mostra d’ignorare che il liberalismo ha tra le sue fonti principali, e il suo motivo d’essere, proprio la ripulsa contro il dogmatismo, la verità rivelata e pure la morale della Chiesa cattolica. E’ nato da lì. Si fa finta di credere che la morale cristiana e quella cattolica siano la stessa cosa. E poi che senso ha parlare di Stato etico o addirittura religioso? Il liberalismo ha tutt’altra moralità, lo Stato è di diritto e quindi neutrale, stabilisce le regole e non fa prediche. Al di fuori di questo c’è solo opportunismo e robaccia da Stato etico. Queste teorie che girano e che si accreditano come nuove sono invece vecchissime, già Mussolini se ne fece interprete cercando di legittimarsi accordandosi con la Chiesa. "

"E poi c’è l’interpretazione più trasformista. Così vediamo biografie che partono dall’innamoramento per Ingrao fino a slittare, continuando a servire passando da un potente all’altro, fino a Prodi, a Segni, alla ridicola affermazione di "equidistanza" tra Destra e Sinistra subito contraddetta dai finali servigi offerti contemporaneamente a Berlusconi e a Ruini. Alludiamo a un trasformismo molto poco liberal e assai clerical di figure minori del sottobosco giornalistico e politico. Ma gli uni e gli altri, "alti" e "terra terra", ..contribuiscono a intorbidare le acque della politica inquinando parole e concetti. A loro preferiamo mille volte la chiarezza curiale. Sono loro i diretti discendenti di altre generazioni di laici-chierichetti (a proposito, li chiamo così perché sono i chierichetti a indossare caricature di tonache e a servire i preti) sempre pronti a dilapidare patrimoni ideologici piegandoli al compromesso, alla negazione di sé stessi."

A questo punto Enzo Marzo pone l’interrogativo del perché lui parla di neotemporalismo quando sostiene insieme la continuità tra passato e presente. E’ perché, dice Marzo, "una grande differenza si sta profilando. La quale, però, non riguarda che marginalmente la provincia Italia. La differenza sta nel disegno globale della Chiesa di Wojtyla". Enzo Marzo ricorda scritti recenti dell’arcivescovo di Parigi, Jean Marie Lustiger, secondo cui al debordante economicismo del villaggio unico della mondializzazione bisogna opporre una sorta di parroco unico. " Infatti ( il cardinale ) scrive: "una tale regolamentazione è possibile, perché è già effettiva. Vi propongo di riflettere sull’esempio di una comunità mondializzata da secoli, nella quale dimorano, coabitano, o meglio comunicano insieme comunità di paesi, di lingue, di culture, di livelli economici e sociali, di regimi assolutamente differenti e diversificati, non senza conflitti, ma senza scismi, non senza separazioni, ma sempre, alla fine, nell’unità. Questa comunità è la Chiesa cristiana". Il sogno della Chiesa è semplice: estendere al mondo intero l’egemonia che gode oggi in Italia".

"Questo sogno – sottolinea Enzo Marzo - ci appare velleitario, persino assurdo, (per vari motivi e) se non altro perché non tiene conto che la mondializzazione probabilmente è tutta interna al desiderio cosmopolita della cultura laico-illuminista. Il cardinale accantona la politica, ma invece è probabile l’affermazione della necessità "politica" di regolare i rapporti tra Stati così come si giunse a regolare i rapporti tra cittadini nei singoli Stati liberaldemocratici. Il cardinale suggerisce un modello per la mondializzazione, quello della Chiesa dei cristiani, il solo in grado di tenere unite tante diversità, … un quadro inquietante, un incubo, in cui la globalizzazione è imbrigliata in una traduzione post-moderna della teocrazia medioevale. Ricordiamoci che l’assolutismo della Chiesa rimane l’ultimo dei grandi modelli organizzativi del totalitarismo".

Con la chiave di lettura offerta da Lustiger, Marzo interpreta "l’altrimenti incomprensibile decisione di papa Wojtyla di beatificare Pio IX, ….. l’ultima coerente contrapposizione frontale al liberalismo e al moderno" , il pontefice che proclamò il dogma dell’infallibilità del papa. Un eccesso che demolì in quei tempi più di un credente liberale. Ora papa Wojtyla si accinge, non a caso, a esaltare con la beatificazione l’ultimo temporalismo e la prima dichiarazione solenne d’infallibilità del papa. Wojtyla chiude il suo pontificato correndo a ritroso, ma se leggiamo il tutto con il discorso più esplicito di Lustiger, vediamo che gli scopi di questa marcia indietro sono proiettati nel futuro. S’intende regredire a un disegno teocratico mai così esplicito. …"

Enzo Marzo ha concluso osservando che " il papa polacco, che si trasforma da sé in un’icona, dà molte soddisfazioni a noi laici. Perché la bellezza e il valore del libero pensiero "splendono" di più se la Chiesa rimane aggrappata al tomismo, al dogmatismo, al culto totalitario della personalità. Forse è un errore di prospettiva ottica convincersi che la Chiesa sia fortissima solo perché trionfa nei palinsesti televisivi. …. Chissà se questo impero non stia davvero in difficoltà. Forse un segno tangibile di questa crisi è lo scetticismo d’un papa che predica bene ma poi si lascia più che volentieri ingurgitare nel più subdolo vortice - la società dello spettacolo - che l’attuale massificazione totalitaria abbia escogitato" .