Di Ernesto Galli Della Loggia
Corriere della Sera, 2 dicembre 2000
I liberali non progettano "azioni" volte ad abbattere un regime parlamentare; non mettono in piedi organizzazioni militari con lo scopo di produrr e uno "strappo" costituzionale per introdurre nuove forme di governo al di fuori delle debite procedure legali; i liberali non si lasciano tentare neppure per scherzo dall' idea di procedere alla "esecuzione capitale degli esponenti politici di parti ti democratici" perché responsabili di collaborazionismo con quelli che essi ritengono nemici della democrazia. I liberali, insomma, non si dedicano a tramare alcun golpe perché sanno bene che non esistono golpe liberali.
L' ambasciatore Edgardo Sogno, medaglia d' oro della Resistenza, invece, non la pensava così. Oggi, infatti, veniamo a sapere dal lungo colloquio che poco prima di morire egli ebbe con Aldo Cazzullo e che Mondadori ha appena pubblicato (Testamento di un anticomunista), veniamo a sapere dunque per sua stessa ammissione che Edgardo Sogno compì tutte le azioni sopraddette. Correvano in Italia i tetri anni Settanta: Sogno era innamorato del presidenzialismo di stampo gollista, era sempre più ossessionato dall' immagine di un' Italia stretta nella "morsa catto-comunista", vedeva dappertutto, anche tra i moderati, anche tra i democristiani, solo cedimenti e collaborazionismo verso il Pci. E così decise di non restare a guardare, di passare ai fatti. Certo: il tono troppo spavaldo delle sue parole di oggi, la troppo conclamata vastità e la troppo lucida coerenza che egli adesso attribuisce al suo disegno di allora autorizzano in qualche modo a dubitare dell' effettiva plausibilità di quei piani, della loro traducibilità operativa. Ma ciò non toglie che in essi Sogno mise il suo impegno più pieno, la sua vasta rete di amicizie, tutte le risorse del suo temperamento singolare.
Un temperamento ardente fino ai limiti dell' esaltazione, sul quale il secolo in cui gli toccò vivere impresse la propria impronta più autentica: quella dell' azione e del suo demone. Agire comunque, a qualunque costo, senza mai darsi per vinti, fidare nella forza dell' azione, affidare tutto alle sue virtù trasformatrici, all' improvvisazione, all' audacia, al rischio, cui soltanto l' agire riesce a dare vita come dal nulla. Unicamente alle prese con un nemico, Edgardo Sogno era se stesso. Per esistere aveva bisogno, disperatamente bisogno, di una guerra: fino al punto di allucinare che ancora alle soglie del Duemila in Italia ne fosse in corso una - dice proprio così: "Uno scontro da guerra civile" - tra comunisti e anticomunisti. Viene da sospettare che per lui l' anticomunismo finisse per fare aggio sulla democrazia precisamente perché l' anticomunismo, solo l' anti comunismo senza aggettivi, l' anticomunismo senza la democrazia, era la più adeguata premessa di una guerra civile. In quei terribili Settanta come l' antifascismo senza aggettivi portò tanti a perdersi nella selva oscura del terrorismo, così, allo stesso modo, l' anticomunismo senza democrazia spinse Edgardo Sogno nelle melme del golpismo.
Sicché oggi è giusto dare atto a un giovane magistrato torinese di quegli anni - il suo nome, ricordate?, era Lucia no Violante, oggi, presidente della Camera - di aver allora visto giusto indagando sul suo conto. Violante non riuscì a provare le accuse; e oggi sappiamo che quell' indagine non fu un' azione persecutoria di cui l' autore avrebbe dovuto un domani chiedere scusa: gli indizi evidentemente c' erano, e quel giudice seppe valutarli in modo che oggi sappiamo corrispondere alla verità. Quella verità che nella tumultuosa incertezza della nostra vita pubblica deve essere sempre più l' unica guida sicura per tutti.
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