Presenze televisive:
SE SON ROSE FIORIRANNO


Nei giorni scorsi l’on. Claudio PETRUCCIOLI, Presidente della Commissione di Vigilanza RAI TV, ha presentato in Commissione una opportuna proposta per evitare il distorto uso politico della TV pubblica. Vista la persistente atmosfera di conformismo antica maniera, siamo curiosi di vedere come andrà a finire e se si arriverà davvero a togliere di mano ai funzionari del mondo RAI un utile (per loro) strumento per incensare i personaggi che contano e per far opera di propaganda politica .

In ogni caso merita leggere con attenzione il documento di Petruccioli nella sua parte propositiva. Se sarà approvato ( e poi attuato ) costituirà un passo avanti significativo verso un uso non distorto della televisione pubblica: il che è decisivo per le condizioni del far politica.

        "La Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi ritenuto:

            che il dovere del pluralismo non valga solo per il servizio pubblico ma anche – come hanno sottolineato la Corte Costituzionale nella sentenza n. 155 del 2002 ed il Presidente della Repubblica nel già citato messaggio al Parlamento – per tutti i soggetti titolari di concessioni pubbliche;

            che il pluralismo nella informazione e nella comunicazione sia tanto più garantito quanto maggiore è il numero dei soggetti che operano sul mercato e quanto più agevole ne è l'accesso per nuovi soggetti;

            che infine il pluralismo sia principio che non ammette esenzioni, e che deve essere rispettato – compatibilmente con le esigenze di carattere tecnico – tanto dai singoli programmi in ciascuna trasmissione, quanto dalle aziende nel loro insieme e dalle loro articolazioni interne, come sono – ad esempio – le reti;

 

        Formula le seguenti raccomandazioni nei confronti della società concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo:

        1. Tutte le trasmissioni di informazione, dai telegiornali ai programmi di approfondimento, devono rispettare rigorosamente, con la completezza dell'informazione, la pluralità dei punti di vista e la necessità del contraddittorio; ai direttori, ai conduttori, a tutti i giornalisti che operano nell'azienda concessionaria del servizio pubblico, si chiede di orientare la loro attività nel rispetto dell'imparzialità, avendo come unico criterio quello di fornire ai cittadini utenti il massimo di informazioni, verificate e fondate, con il massimo di chiarezza e fruibilità. Non vale l'obiezione che l'imparzialità sarebbe irraggiungibile. La questione è se ci si debba proporre l'imparzialità o la parzialità. Detta in altro modo si chiede a tutti coloro che producono informazione nel servizio di fare tutto ciò di cui sono capaci per non essere parziali e tendenziosi.

        2. È da evitare di norma la presenza di politici nei programmi di intrattenimento. Tale presenza infatti, accresce la sensazione ed il convincimento che il carattere pubblico del servizio consista nella simbiosi con la politica ed in particolare con la parte politica che – di volta in volta – prevale e governa.

        3. È da evitare di norma la presenza nei programmi della concessionaria del servizio pubblico televisivo – di qualsiasi genere essi siano, ma in particolare quelli di intrattenimento – dei dirigenti dell'azienda stessa, intendendosi per dirigenti non solo i membri del Consiglio di amministrazione ed il direttore generale, ma anche i direttori di divisione, di rete e di testata. Tale presenza, infatti, trasmette l'immagine di un uso "personale" e "privato" del servizio pubblico, oltre a confondere rapporti tra i diversi livelli dell'azienda che devono essere assolutamente limpidi e trasparenti. L'argomento non vale, ovviamente, nel caso in cui un direttore sia anche titolare di un suo programma.

        4. Va esclusa nelle trasmissioni della concessionaria del servizio pubblico la partecipazione attiva, con dichiarazioni ed interviste, di imputati in procedimenti giudiziari in corso. Essi godono della garanzia di legge di poter dire quanto loro giova e di tacere quanto può loro nuocere. Non possono dunque fornire alcun elemento rilevante ai fini dell'informazione e – sicuramente – cercheranno di usare l'occasione a proprio vantaggio. Per le esigenze dell'informazione si ricorrerà, dunque, ai legali di parte nell'ambito di un obbligatorio equilibrio tra accusa e difesa. "

Roma, 24 settembre 2002


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