GIUSTIZIALISTI, QUELLI PACATI E QUELLI INVASATI
Nel campo giustizialista
le reazioni alla sentenza di Perugia sono state (ovviamente) meste ma in genere pacate;
spesso iniziano anche a prendere le distanze dalle idee di commistione tra processi e
politica. Ad esempio, il sen. Raffaele
Bertoni, già Presidente dell'Associazione Magistrati e riconosciuto capofila del
giustizialismo, ha dichiarato di condividere la sentenza ma che "il giudizio di
un'aula di giustizia non può sostituire il giudizio che una classe politica diversa da
questa dovrebbe dare su cinquant'anni di vita repubblicana". Ci sono stati però
anche gli invasati irriducibili. Paolo Flores d'Arcais, direttore di Micromega, non si capacita della sentenza e
dichiara: "sono totalmente disgustato, è la più lurida ingiustizia immaginabile. E'
il risultato del clima di sovrana impunità per i potenti che è stato costruito in questi
anni."
A questo fanatico che
della cultura liberale ha studiato i testi senza capirne l'essenza, le regole e i
comportamenti, vogliamo ricordare un irrinunciabile principio di civiltà: affermazioni
per sentito dire, come quelle del teste dell'accusa Tommaso Buscetta, o senza alcun
riscontro, non costituiscono prova. Perfino lo stesso Buscetta sottolineò, in una
intervista di anni fà, che un magistrato serio non deve mai prendere per oro colato le confessioni dei pentiti e deve
cercare precisi riscontri. Ma l'invasato Flores d'Arcais continua a confondere lo scontro
politico con la giustizia, dimostrando che talvolta studiare non basta.
26 settembre 1999