IL FORUM del SOLE24ORE sul GENOMA


Sempre nell’intento di richiamare l’attenzione sul tema della bioetica - che da liberali consideriamo uno dei temi cardine del dibattito sulle regole della convivenza – ci preme segnalare che Il Sole 24 Ore ha pubblicato un significativo inserto sulle problematiche del genoma e su questo ha aperto un forum di indubbio interesse ( ci si arriva cliccando qui Forum Sole24Ore)

Da segnalare in particolare alcune considerazioni fatte dalla moderatrice del Forum, la dr.sa Cinzia Caporale, che costituiscono un approccio molto liberale alle questioni della riflessione bioetica e della scienza: ne riportiamo di seguito alcuni brani.

 

"…La riflessione bioetica , specialmente nel nostro paese, tende a escludere i cittadini dal dibattito sulle nuove acquisizioni della scienza e a sottovalutarne la capacità di giudizio su questioni che solo apparentemente sono complesse. L’esperienza di altri paesi europei, o degli Stati Uniti, insegna che tutti hanno opinioni, più o meno articolate e argomentate, sulla gestione del proprio corpo e sulle scelte critiche poste dalle nuove tecnologie. In questi paesi numerosissimi sono gli studi empirici sugli orientamenti generali e particolari della popolazione e, inoltre, il ruolo dei Comitati nazionali per la bioetica ha molto a che fare con il "coinvolgimento" delle persone (inteso sia come formazione/informazione, che come indagine conoscitiva sulle posizioni prevalenti riguardo alle varie tematiche).

Nel nostro paese la ricerca empirica è gravemente carente e la funzione del Comitato nazionale per la bioetica è unicamente quello di emettere "pareri" (non vincolanti) destinati alle istituzioni politiche. Pareri che vengono in genere percepiti dalla comunità come prescrittivi e in qualche modo "estranei". Quasi nulla viene fatto da parte del Comitato e dei ministeri competenti per aumentare la "comprensione" dei vantaggi che potrebbero derivare da una nuova scoperta e dei problemi che potrebbero eventualmente sorgere. Ci si limita in genere a confezionare elenchi di divieti o di permessi. "

 

" I finanziamenti diretti dei singoli cittadini non hanno solo il pregio di contribuire genericamente al progresso scientifico, ma anche un ulteriore significato. Quello di esprimere una preferenza specifica per un dato progetto, in questo modo orientando la ricerca stessa e incentivando in modo democratico, e non autoritario, alcuni settori piuttosto che altri. Nel nostro paese le donazioni private restano purtroppo un evento episodico. Del resto, nulla viene fatto per favorirle attraverso meccanismi significativi di detrazione fiscale."

" Sulla questione fondamentale del ruolo esercitato dal mercato sul futuro della scienza, affiderei ai nostri lettori un’opinione lapidaria su cui discutere: non si vede perché laddove vi sia profitto non ci possa essere vantaggio per la collettività. Un concetto smentito dalla realtà dei fatti e ispirato a una visione discutibile sia della natura della ricerca scientifica che di quella del mercato. Al contrario, il perseguimento di scopi materiali è da sempre consustanziale alla scienza. "

" Le carenze informative/formative riguardo alla genetica e alle applicazioni biotecnologiche si scontano soprattutto in termini di tendenza a considerare il nostro essere, o il nostro destino, in base ai principi del riduzionismo biologico e del determinismo genetico. Del resto, la semplificazione per cui l’uomo coinciderebbe con i suoi geni è ciò che emerge sistematicamente dai titoli di quotidiani e periodici, e dal sistema radiotelevisivo (anche dalle testate più autorevoli e attente). Siamo sommersi da ogni genere di attribuzione genetica. Esisterebbero geni (singoli!) per ogni tipo di orientamento: criminale, artistico, sessuale, persino politico (secondo alcuni, il liberalismo sarebbe frutto di una mutazione puntiforme - assolutamente minoritaria nella popolazione – di un gene standard che ci renderebbe tutti socialisti). Riguardando qualche ritaglio di giornale degli ultimi due anni, si possono collezionare geni (sempre singoli!) per la felicità, per il giardinaggio, per il genio matematico, per l’istinto materno (!), per la longevità, per il desiderio di mangiare cioccolata...

Il numero dei geni, la complessità delle loro interazioni, la compresenza di alcune varianti alleliche piuttosto che altre, l’incidenza (assai variabile) dell’ambiente (inteso sia in senso fisico che culturale) rispetto al genoma (che è unico) di ciascun individuo, ci dovrebbero indurre quantomeno a ridimensionare la portata di tali mirabolanti annunci, assai poco scientifici."

 

" La differenza essenziale tra la teoria darwiniana e quelle precedenti (compreso il lamarckismo) è che essa non è teleologica. Questo significa che essa elimina ogni idea di "cause finali" . Qualsiasi fenomeno, anche il più complesso (come il funzionamento degli esseri viventi) deve venire spiegato in base a eventi che sono antecedenti il fenomeno medesimo. Questo rifiuto del teleologismo sta alla base della nascita della scienza moderna, a partire da Galileo. Da allora tutto il progresso scientifico si è caratterizzato per la progressiva estensione del principio anti-teleologico a una quantità crescente di fenomeni: da quelli fisici (ad esempio, l’origine dell’universo), a quelli chimici, a quelli biologici…

Il grande scienziato olandese Stevino (XVII secolo) adottò come proprio motto: "Meraviglioso, ma spiegabile". Il motto esprime perfettamente il percorso generale della scienza moderna. Certo, alcuni fenomeni ci appaiono così complessi da rendere intuitivamente necessario assumere che essi siano il risultato di un principio teleologico: un Dio creatore, o una forza vitale. Ma questa percezione intuitiva non è razionalmente sostenibile. Che un insieme di atomi e di molecole diano vita a un tapiro ci sembra talmente improbabile da risultare quasi impossibile. Ma guardiamoci intorno, e riflettiamo: quale era la probabilità a priori, all’inizio dell’universo, che un numero immenso di atomi e di molecole si sarebbero disposti in un modo tale da dar forma proprio a "quella" pietra, o a "quel" mucchio di spazzatura? Quasi nulla, ovviamente. Ma è chiaro che, seguendo questa logica della probabilità a priori, "tutti" i fenomeni sarebbero "impossibili": e se tutti i fenomeni, anche quelli non organici, sono "impossibili", ciò dimostra che stiamo usando in maniera impropria il concetto di probabilità.

In realtà, tra una pietra e un essere vivente la differenza è nel grado di complessità, non in una ipotetica "qualità vitale". Del resto, dai progressi della chimica e della fisica dell’ultimo quarto di secolo abbiamo imparato molto sulla capacità degli atomi e delle molecole di auto-organizzarsi in modo da dar vita a sistemi molto complessi. Certo, nessuno è stato in grado ancora di costruire la "vita artificiale", e quindi resta ancora una possibilità teorica di ritenere che i fenomeni biologici derivino da una "causa finale": ma tutta l’evidenza del progresso scientifico contrasta con l’idea che questa possibilità sia anche una realtà."