Democrazia Fredda e sentimenti caldi
Segnaliamo l'articolo che Claudio Magris ha scritto sul Corriere della Sera ( giovedì 25 maggio 2000) illustrando lucidamente alcune situazioni del dopo referendum.
di CLAUDIO MAGRIS
La democrazia è una creazione dell'Occidente. Altre civiltà di
altri continenti hanno dato al mondo grandi filosofie e religioni,
capolavori d'arte e di poesia, saggezza di vita, ma la democrazia
è frutto della civiltà occidentale, anche se il suo valore non
si limita a quest'ultima. Essa implica, forse in primo luogo, la
logica, la capacità di ragionare, indispensabile per costruire
le regole necessarie alla convivenza civile, all'esercizio ai
limiti e al controllo del potere. Da Aristotele a San Tommaso ai
loro discendenti moderni, la logica - con i suoi principi
fondamentali, come quello di non contraddizione - insegna a
pensare e cioè a vivere e dunque anche ad amare in senso forte,
perché l'amore - come mostra la grande letteratura di passione
di tutti i tempi - non è una pappa sentimentaloide, bensì un
confronto lucido e spietato col cuore selvaggio della vita. La
logica è pure chiarezza morale, giustizia; mettere il soggetto
al nominativo e il complemento oggetto all'accusativo è
essenziale per non confondere le carte e per non scambiare
truffaldinamente i ruoli tra vittime e colpevoli, per mandare in
prigione il ladro e non il derubato, come accade invece a
Pinocchio. Democrazia e logica sono valori "freddi",
spesso disprezzati dai retori vitalisti in nome dei valori "caldi"
del sentimento. Ma quei valori freddi sono necessari per
stabilire quelle regole e quelle garanzie di tutela del cittadino
senza le quali gli individui non sarebbero liberi e non
potrebbero vivere a fondo la "calda vita", come la
chiamava Saba.
Senza logica, non c'è democrazia né liberalismo, non c'è
libertà. Questa logica sembra sparire sempre più dalla nostra
esistenza e in particolare dalla politica, come rivelano tanti
svarioni che si sentono in questi giorni nel dibattito sui
risultati del referendum. Si vedano alcuni esempi.
1. L'esito del referendum, come già quello delle ultime elezioni
regionali, dovrebbe secondo alcuni comportare lo scioglimento
delle Camere e anticipare dunque di alcuni mesi le elezioni
politiche del prossimo anno. Ciò non ha alcuna giustificazione
sul piano del corretto funzionamento delle istituzioni. Il nostro
ordinamento prevede elezioni comunali, provinciali, regionali,
politiche, europee, ognuna con il suo preciso ambito e fine; non
prevede un'ammucchiata in cui tutte le competenze si scambino le
parti, l'elezione di un sindaco faccia cadere il presidente della
Repubblica o una maggioranza provinciale rovesci la diversa
maggioranza della regione che comprende quella provincia. La
Giunta comunale di Trieste guidata da Illy vittoriosa contro il
Polo dovrebbe delegittimare la Giunta della Regione Friuli-Venezia
Giulia governata dal Polo vittorioso nelle elezioni regionali o
viceversa? Le maggioranze diverse che in Francia hanno portato al
potere Chirac e Jospin si rendono forse reciprocamente
illegittime?
Sragionando in tal modo si aprirebbe una girandola di ribaltoni
continui, visti l'instabilità politica e i rovesci elettorali:
nel '93 il centrosinistra vince le comunali, nel '94 il Polo
vince le politiche e le europee e nel '95 perde le regionali, nel
'96 il centrosinistra vince le politiche e così via.
È fisiologico, è salutare che i governi nazionali, regionali,
provinciali e comunali siano guidati da forze politiche diverse;
altrimenti si dovrebbero trasferire automaticamente ai comuni,
alle province e alle regioni gli esiti delle elezioni politiche o
viceversa. Negli Stati Uniti accade spesso che a un presidente
repubblicano corrisponda una maggioranza democratica al Congresso
o viceversa e ciò è spesso utile alla politica di quel Paese,
perché soddisfa esigenze diverse. Che senso avrebbe anticipare
di alcuni mesi le elezioni politiche? Se nel 2001 (siamo già a
fine maggio 2000) dovesse vincere il Polo, non si vede perché
tanta smania per pochi mesi. Se dovesse vincere il centrosinistra,
vorrebbe dire che non c'è motivo di farle adesso. 2. Il
referendum, come dovrebbe essere noto almeno ai leader dei
partiti, non è un'elezione politica; nasce anzi proprio dalla
convinzione, giusta o sbagliata, che il Parlamento creato dalle
elezioni non sia in grado di varare alcune leggi e riforme che si
ritengono urgenti. Un referendum non elegge né scioglie un
Parlamento e non nomina né manda a casa un governo, bensì
cancella o non cancella una legge; attribuirgli altre funzioni è
uno sproposito intellettuale e un attentato alla democrazia.
Naturalmente c'è un effetto indiretto, un implicito giudizio
sull'operato del Parlamento e del governo, che pesa positivamente
o negativamente. Se, nel recente referendum, avessero vinto i Sì,
Parlamento e governo ne sarebbero certo usciti indeboliti, pur
senza per questo essere costretti a sgombrare il campo, perché
quel risultato avrebbe voluto dire che la maggioranza dei
cittadini è contraria ad alcune importanti leggi varate dal
Parlamento che vota il governo. Ho votato al referendum e ho
espresso molti Sì, ma prendo atto che, diversamente da me, la
maggioranza degli italiani non vuole abolire quelle leggi, non
vuole correggere e dunque approva l'operato del Parlamento.
2. È scorretto dire che l'esito del referendum è una vittoria
per il Polo. In ognuno dei due schieramenti c'erano forze
politiche favorevoli al Sì e al No ovvero all'astensione. Ppi,
Rifondazione e Ccd esultano da sponde opposte. Alleanza nazionale,
impegnata per il Sì e dunque sconfitta, è una componente non
certo secondaria del Polo; se Berlusconi parla di vittoria
generale, è come se non prendesse nemmeno in considerazione
Alleanza nazionale e quest'ultima, se ha sangue nelle vene, non
potrà incassare questi schiaffi facendo finta di niente. È
giusto dire che il Polo ha vinto le regionali, è insensato dire
che ha vinto questo referendum.
3. L'on. Gasparri, a "Porta a Porta", ha giustificato l'assenteismo
referendario dicendo che molti elettori di An sono stati turbati
all'idea di esprimere un voto sollecitato pure dai Ds. Ma allora
forse anche molti elettori ds non hanno votato perché turbati
dall'idea di votare come An... Sarebbe dunque così facile
influenzare gli elettori di An? Basterebbe che i Ds suggerissero
di fare la doccia perché gli elettori di An decidessero di non
lavarsi?
4. Forse Berlusconi ha vinto questo referendum, ma solo perché
il centrosinistra, anziché rimbeccarlo allegramente, subisce la
sua impostazione logicamente insostenibile; tutt'al più
distingue, puntualizza, precisa, preoccupato di dimostrarsi
sostanzialmente d'accordo, tranne che su qualche punto, con l'irenismo
di chi si sente in difficoltà e soprattutto per questo - spesso
solo per questo - è veramente in difficoltà. Il centrosinistra,
o almeno molti dei suoi esponenti, assomigliano a Patterson
quando salì sul ring contro Sonny Liston, con la sconfitta
disegnata in volto. Se avesse un po' di sicurezza di sé, di quel
sentimento magnanimo verso la vita e la storia che non si lascia
impressionare neppure dalle sconfitte perché sa che anch'esse,
come ogni cosa, sono passeggere, avrebbe un altro tono, saprebbe
sgonfiare i palloni illogici dei suoi sgrammaticati avversari;
saprebbe rispondere alle sberle con le sberle, come fa ogni
persona bennata, e potrebbe pure vincere. La logica, come il vino,
fa anche buon sangue; insegna a ragionare e dunque a rispondere
per le rime.