DOCUMENTO DELLA GIUNTA ESECUTIVA




1) Il paese dopo il 1992

La fine della contrapposizione dei blocchi in sede internazionale così come del duro scontro ideologico e politico nel Paese, avevano posto le condizioni per una democrazia dell'alternanza e per un confronto tra concrete proposte programmatiche.
Eppure dopo due legislature determinate dal nuovo clima politico e dal nuovo sistema elettorale tendenzialmente maggioritario, la dialettica tra i due principali schieramenti politici si articola sul piano delle accuse muro contro muro e in parte sui pregiudizi piuttosto che su un confronto anche aspro di diversi programmi. E questo contribuisce a diffondere disinteresse e disaffezione tra i cittadini.
I liberali intendono mantenersi coerenti con il sistema del confronto costruttivo per una democrazia dell'alternanza. E dunque mentre confermano il giudizio di inadeguatezza di un centro destra che, privo di reali programmi, affronta i grandi temi dalla scuola, alla sanità, alle liberalizzazioni, all'insegna di una contrapposizione vetero ideologica senza neppure cogliere il problema del conflitto di interessi né quello dell'anacronistico cesarismo, non per questo possono sottovalutare le contraddizioni e i limiti emersi in quattro anni di coalizione di centro sinistra.


2) Il centro sinistra e le riserve liberali

L'Ulivo doveva essere il progetto dell'incontro tra culture politiche di origine marxista, cattolica, laica ed ambientalista. Di fatto è divenuto un tentativo di imporre una cultura indistinta, confusa e velleitaria nel quadro di una crescente compressione del riformismo laico e della riduzione del progetto originario ad una diarchia tra il partito postcomunista e quello dei cattolici democratici, oltretutto sovrarappresentati.
In queste condizioni, ed anche per la carente visione politico strategica del Presidente del Consiglio, la componente riformista ripulita dell'anima laica si è invischiata in difficoltà ed incertezze ed è prevalso il vecchio bagaglio ideologico che mantiene una antica diffidenza verso il mercato e le sue regole, verso l'impegno a conoscere il mondo nella sua dimensione vitale e che non ha ancora assimilato appieno il senso di un rapporto corretto con le istituzioni e lo stato di diritto.
Come se nulla fosse accaduto in Italia e nel mondo, alla disoccupazione si risponde declamando e attuando episodiche solidarietà, al basso sviluppo con la propensione all'assistenza e al dirigismo, mentre alle esigenze di liberalizzazione si risponde con il tentativo di mantenere comunque , in modo diretto o indiretto, un controllo pubblico delle aziende da privatizzare. Sul piano della tutela dei diritti dei cittadini, andava certamente rivendicata con forza l'autonomia della Magistratura, ma anche tutelata con minore timidezza la divisione dei poteri e il loro reciproco controllo; e il riformismo della procedura penale doveva essere difeso dalle continue intrusioni e mediazioni con chi deve invece solo applicare la legge.

3) L'ipoteca sul centro destra

Riportare il dibattito politico in Italia alla sua fisiologia liberaldemocratica ha come suo punto minimale e prioritario la regolamentazione del conflitto di interessi che riguarda personalmente il leader del centro-destra e che rimane una anomalia tutta italiana.
Questa fondamentale esigenza di tener lontano il conflitto di interessi, dal governo del paese, non può tuttavia costituire alibi e giustificazioni per un'occupazione compensativa del servizio pubblico od anche solo occasione per un condizionamento attraverso scelte governative o leve dei potentati economici, oltretutto titolari di un controllo assai esteso sulla stampa (che in un paese libero non è mai un fattore positivo).
Il malessere del paese e lo squilibrio nella coalizione di governo hanno finito per creare serie prospettive di successo per il centro destra mettendone in secondo piano i gravi difetti strutturali. Di fatti il centro destra è privo di soluzioni per il governo del Paese, ha una tendenza irrefrenabile ad evocare gli spettri della contrapposizione ideologica ed ha in sé i germi per altri inutili scontri che possono ulteriormente ritardare il riequilibrio del confronto democratico.
Un riequilibrio che è tanto più urgente quando, attraverso l'uso dei referendum a pioggia, i radicali stanno portando un attacco all'istituto parlamentare pretendendo di fare leggi attraverso un meccanismo di democrazia diretta profondamente illiberale.

4) Per un nuovo equilibrio di centro-sinistra.

E' dunque indispensabile - e, date le scadenze, urgente - che il contributo dei soggetti di ispirazione liberale sia visibilmente accettato nella coalizione di centro sinistra e che questa lasci perdere il tentativo di sostituire i soggetti liberali con surrogati di diversa matrice culturale, addirittura anche postcomunista, del tutto privi di credibilità quanto a liberalismo.
Occorre che il centro-sinistra non stravolga lo spirito del maggioritario trasformandolo in un sistema per favorire l'egemonia di ristretti gruppi di controllo nella creazione a tavolino di alleati più funzionali, cui far recitare il ruolo del "moderato", del ""centrista" e magari del liberale.
Occorre un confronto aperto perché anche in Italia si capisca che sul piano delle libertà civili, della formazione del senso critico tra i giovani, della democrazia economica, del curarsi dei problemi della convivenza senza appropriarsi della vita di ciascuno, una politica di sinistra o è liberale o non è.
Alla luce di tali considerazioni, la Giunta Esecutiva della F.d.L., riunita in Roma il 16 gennaio 2000, decide di organizzare il prossimo mese di maggio un Convegno, con la partecipazione dei liberali europei, per sviluppare ulteriormente il punto di vista liberale in tema di giustizia, di scuola e di informazione. Inoltre, la Giunta Esecutiva ritiene importante avviare un collegamento con l'area del cosiddetto Trifoglio. E' infatti opportuno costituire, anche in vista delle elezioni regionali, un momento di rafforzata difesa per quanti, laici e cattolici, avvertono che l'identità di ciascuno è la base necessaria di ogni alleanza costruttiva, che è tale quando ha la capacità di offrire ai cittadini non programmi virtuali e conformismo di potere bensì una proposta politica e di governo per una società più aperta che ha scelto consapevolmente gli strumenti di una moderna democrazia parlamentare.

( 16 gennaio 2000 )