LA DURATA DEI PROCESSI
IL TEMPO E L'ATTENZIONE!


Di Mauro Fonzo

"Nel processo accusatorio la difesa sorge con l’accusa e l’imputato ha sempre, al suo fianco, un difensore che ne tutela i diritti e gli interessi. Nei paesi anglosassoni questo sistema vige con rigore ed ivi le statistiche dei reati rimasti impuniti sono assai meno sconfortanti delle nostre": così A. Battaglia nel suo "Processo alla giustizia" – Edito dalla Laterza nel 1954.

E’ passato mezzo secolo da quando furono pubblicate queste chiare parole d’Achille Battaglia (deputato del PRI) eppure esse sono ancora, evidentemente, attuali. Parleremo, quindi, del tempo che passa e che è passato, o meglio, di come passa il tempo dei processi e nei rinvii d’udienza in udienza: in processi fatti di corte sessioni distribuite nell’arco di mesi o d’anni (i così detti piece-meal trial).

Bisogna sapere che la durata dei processi – in particolare quella dei processi penali – è andata sempre aumentando in Italia ed ha, oggi, superato qualsiasi ….. ‘ragionevolezza’ ! E, non per l’eccesso di garanzie!

Per essere di ragionevole durata il processo, sulla carta, dovrebbe avere una natura concentrata e continua. Questo significa che il processo dovrebbe consistere essenzialmente nella presentazione di tutte le informazioni sui fatti, e in genere anche sulle questioni legali, sottoposte a chi o coloro che giudicheranno in una sessione orale aperta davanti all’organo che giudica, la cui decisione si basa poi su tali informazioni.

Il nesso esistente nella pratica tra tipo d’organo giudicante impiegato (giudice che sia ‘funzionario di stato’ o giuria) e la durata dei processi deve ancora essere richiamata all’attenzione. Una giuria non è un gruppo di pubblici ufficiali presenti nei loro uffici su base giornaliera, ai quali si possano fornire informazioni in continuazione nel corso di un prolungato periodo di tempo. Piuttosto, è un gruppo di persone con diverse occupazioni che debbono essere appositamente convocate per ricevere le informazioni sulla cui base esse formeranno la propria decisione. Tale decisione, inoltre, si esprimerà attraverso l’emissione di un verdetto che trae la sua forza nel rapporto rappresentativo. La giuria, infatti, è da considerare un microcosmo del popolo e, pertanto, deriva la sua autorità dalla stessa sovranità popolare. L’eguaglianza tra i membri della giuria implica, inoltre, che tutti debbono ricevere le stesse informazioni allo stesso modo. Alla presenza dei giurati si svolge un processo informativo la cui enfasi si pone, quindi, sull’ascolto (attività collettiva tipica di un corpo collettivo e paritario come la giuria). Nei paesi che, come l’Italia o Israele, non hanno mai utilizzato una giuria né nelle cause civili n è in quelle penali l’enfasi è posta, al contrario, sulla lettura degli atti (attività tipicamente solitaria). Il risultato è che il procedimento si spezza in corte sessioni distribuite nell’arco di settimane, mesi o anche anni. Ovunque non operano le giurie di tipo anglosassone il tentativo di imporre delle udienze orali e concentrare (in Germania e in Italia) è, nella pratica, sempre fallito. Anche in Israele, dunque, -come nel continente, e contrariamente a quanto avviene nei paesi anglosassoni- i processi sono lunghissimi, non sono concentrati e trattati oralmente e, i soliti giudici ‘funzionari’, spesso ritardano nel consegnare le loro opinioni per mesi, o per anni, dopo l’ultimo segmento del processo. La procedura processuale israeliana presenta un’importante caratteristica. I processi in Israele sono basati sulla procedura anglo-sassone ma in Israele non hanno mai utilizzato una giuria né nelle cause civili né in quelle penali, così, hanno anche loro, oh! poveri cristi, i 'nostri' giudici 'professionali'. Volete sapere quale n’è il risultato? Alla lettura degli atti seguono, anche in Israele, dopo mesi o anni, sentenze ricche delle solite dissertazioni e motivazioni d’eccessiva razionalità giuridica. I giudici di carriera, sotto ogni cielo, sono portati a concentrarsi -come è stato detto da un critico di questo sistema- sugli alberi (che a volte danno legno per croci) perdendo di vista la foresta.

 

 

20 maggio 2003