LA LEZIONE DEL BELGIO
Come purtroppo prevedibile, il forte successo dei liberali alle elezioni in Belgio è stato annacquato dai mass media italiani. In tre modi: parlando genericamente di successo della coalizione uscente ( quando il partito dei verdi ha subito una dura sconfitta e il successo liberale non è stato inferiore a quello socialista) , seminando incertezza sulla designazione del nuovo Primo Ministro ( quando gli osservatori scontano la conferma di quello uscente, Guy Verhofstadt, liberale fiammingo, oltretutto divenuto il leader del partito più votato) e evitando con cura lanalisi politica del voto alla luce della posizione tenuta dal governo nella crisi Iraq e sui rapporti UE / USA ( quando la politica estera belga, fortemente critica con il fondamentalismo dellAmministrazione Bush, era ovviamente determinata dal Primo Ministro, dal Ministro degli esteri (Louis Michel, liberale francofono) e dalla presenza nel governo anche del Presidente di Liberal International, Annemie Neyts, che alle elezioni ha riportato un successo notevolissimo).
In questo modo si continua a nascondere agli italiani ( da destra e da sinistra per contrapposte ragioni) che contro la politica dellAmministrazione Bush non ci sono state solo le posizioni pacifiste prevalentemente radicate nellantiamericanismo antioccidentale. Ci sono le pacate e ragionevoli posizioni dei liberali che non sono né antiamericani né antioccidentali ma che hanno considerato e considerano la via seguita per deporre il despota Saddam un errore grave che avrebbe scoperchiato il vaso di Pandora del dirompente malessere del mondo arabo ed islamico. E il dopoguerra e il dilagare del terrorismo nel mondo sta a dimostrare che non si trattava di preoccupazioni infondate.
19 maggio 2003