Più libertà contro la fame



Egregio Dr. Mieli,

per rafforzare i Suoi riconoscimenti a quanto scritto da Amartya Sen circa il miglior modo di combattere la fame nel mondo, mi permetto di osservare che in almeno due libri degli ultimi anni il premio Nobel sostiene la tesi che lo sviluppo è libertà. Sottolineo, libertà. Questo è il termine preciso usato da Amartya Sen e ampiamente motivato nei testi. “Le libertà non sono solo i fini primari dello sviluppo, ma sono anche fra i suoi mezzi principali” oppure “per guardare alle prospettive e ai bisogni futuri con adeguata chiarezza e profondità, una concezione incentrata sulla libertà presenta molti vantaggi rispetto a punti di vista più convenzionali”.
Usare la parola democrazia al posto della parola libertà introduce, soprattutto nell’ambiente italiano, una possibile ambiguità che non può essere sottovalutata. Di fatti, democrazia è un termine che, isolato, consente letture e comportamenti non solo funzionali al conformismo della maggioranza ma al fondo ostili ( o accondiscendenti con chi lo è) al pieno riconoscimento dell’individualità del cittadino. Mentre l’idea di Sen è che “ il principio organizzativo che unisce in un corpus integrato i frammenti sparsi ( di attività e istituzioni ) è dato dalla preoccupazione, a tutti sovraordinata, per uno sviluppo delle libertà individuali e per l’impegno della società a realizzarlo”.

Questa irrisolta diffidenza verso la libertà individuale come primo principio politico attivo, ha una conseguenza pratica rilevante: l’impulso irresistibile della sinistra di governo a correr dietro alla sinistra antagonista nel segno dell’unità contro l’orco berlusconiano. Il grande disappunto di tutti i liberali è che questo fa felice l’orco.




Raffaello Morelli



Roma 27 novembre 2003