PERCORSI DIDATTICI SU
RISORGIMENTO, RESISTENZA, COSTITUZIONE


Intervento di Raffaello Morelli al Convegno organizzato a Livorno (15 novembre 2002) dal Centro per la Valorizzazione del Risorgimento sul tema "Percorsi didattici su Risorgimento, Resistenza, Costituzione"

Nel diffondere i valori del Risorgimento, della Resistenza, della Costituzione si deve seguire una sorta di stella polare. Farne un’occasione essenziale per abituare a cogliere negli avvenimenti la valenza di esperimento storico sulla via del confronto senza fine teso ad organizzare la convivenza. La storia non si ripete; ma vale come dato sperimentale, per individuare meccanismi, relazioni, potenzialità e conseguenze dei valori di volta in volta adottati. In ogni tempo, non si costruisce la libera convivenza senza la consapevolezza del proprio passato e senza lo sforzo di sviluppare e affinare incessantemente il senso critico di sé e del mondo in cui viviamo.

I valori del Risorgimento, della Resistenza, della Costituzione non sono identici ma hanno una robusta continuità se non vengono mitizzati. Sono stati il frutto di lotte drammatiche e lunghe. L’unità d’Italia come esigenza di libertà venne avversata dai borbonici, dai cattolici, dalle sinistre anarchiche. La grande stagione riformatrice liberale culminata in Giolittti venne abbattuta dalle ambiguità e dalle debolezze di Casa Savoia, prima a favore di un dissennato interventismo, poi del nascente squadrismo fascista. La Resistenza vide non solo la contrapposizione tra fascisti e combattenti per le libertà democratiche ma anche , all’interno di quest’ultimo campo, la divisione crescente tra chi intendeva la Resistenza come rivoluzione politico sociale e chi la vedeva come guerra di liberazione, il che poi sfociò nei radicali dissensi sul ruolo del CLN. La Costituzione vide la luce dopo confronti anche assai duri tra i diversi filoni culturali ( sinistra marxista, liberali e laici, cattolici) che trovarono molti terreni di distinzione e sintesi né scontate né prive di problemi in prospettiva ( si pensi ai tabù della Costituzione tuttora inattuata negli articoli 39, 40 e 46 che pure il maggioritario avrebbe reso ancor più attuali). La continuità sta però nel fatto che tutte e tre le epoche delineano un complesso ma conseguente movimento di emancipazione umana nel segno della crescita della centralità di ruolo del cittadino: e ciò attraverso il metodo di un fecondo conflitto tra individui, culture, interessi di varia natura, condotto con definite regole di convivenza. La continuità non è stata il mito della libertà, bensì l’ideale della libertà come strumento di progressivo cambiamento. Si è proceduto attraverso scelte conflittuali , non con l’imposizione di stili di vita. E vivere la democrazia di oggi non deve comportare la rinuncia a giudicare il passato ( nella vicenda Savoia, il giusto Si al rientro in nome dei diritti umani deve accompaganarsi al No all’assoluzione storica).

Nei percorsi didattici si tratta di insegnare a battersi contro il velenoso conformismo , a congiungere la ragionevolezza nei comportamenti, con un’attitudine rivoluzionaria nella volontà di conoscere e di capire. Insomma ad esercitare "un’ardente pazienza", a nutrire l’autonomia di un pensiero che incessantemente corregge sé stesso, senza pretese di verità definitive, in una tensione perenne che non si acqueta. La libertà non si può confondere con la verità, e soprattutto non può essere senza tempo e senza luogo. A quei giovani che si fanno incantare dal mito no global, ricordiamo non solo che la globalizzazione è una costante della storia umana ma che nella storia l’utopia non ha mai prodotto libertà. La tensione per mantenere i riflettori sui mali del mondo è indispensabile, ma diviene controproducente se insieme non vi è un impegno strenuo nella ricerca di specifici miglioramenti dei meccanismi e condizioni di vita. Sostituire l’indignazione permanente al senso critico è fonte certa di caduta dei livelli di democrazia e di fattiva convivenza. Così come è illusorio - e di continuo smentito dagli esperimenti storici - pensare di fondare la libera convivenza e lo sviluppo economico sociale sui criteri della religiosità. E’ stato scritto che le religioni del libro propongono società chiuse e non riconoscono la possibilità di convivenza tra cittadini con codici di comportamento diversi. Perciò la citazione di Dio o delle radici cristiane nella Costituzione dell’Europa Unita è inopportuna.

Diffondere i valori del Risorgimento, della Resistenza, della Costituzione significa sottolineare la funzione insostituibile della scuola pubblica nell’educare al senso critico e alla laicità dello Stato. Questo si deve proclamare con forza all’indomani della visita del Papa alle Camere riunite. La questione non è il Papa, il quale svolge con determinazione il compito di propagandista della sua fede religiosa ammantata nella verità della tradizione. La questione sono i rappresentanti istituzionali e i politici di maggioranza e di minoranza che hanno promosso la visita non nel quadro di una riflessione sugli aspetti della religiosità - e dunque aperta a tutte le religioni - bensì nel trasparente intento di utilizzare il Papa e la Chiesa come manifesto elettorale.

Con la Chiesa è chiuso il contenzioso sul passato, resta aperto quello sul futuro ( si pensi a punti decisivi quali la ricerca, la famiglia, la sessualità, la contraccezione, la bioetica). E del resto, in un momento storico in cui è centrale l’impegno di lotta al fondamentalismo – che è un attacco consapevole e durissimo ai valori dell’autonomia del cittadino nella libertà - sarebbe contradittorio arretrare sul fronte della laicità dello Stato. Perché il fondamentalismo non sarà vinto con la guerra delle armi, sarà vinto con la battaglia delle idee all’insegna della cultura aperta e di una struttura civile laica. L’interesse della democrazia libera non è stabilire che una religione è superiore all’altra né di sconfiggere l’Islam. L’interesse della democrazia libera è che nell’Islam prevalgano i moderati.

PERA : Popper è più facile da trattare a livello accademico che non attuare a livello di comportamenti politici ( la preferenza per il cristianesimo come scelta politica non liberale).

PERCORSI DIDATTICI ( Chiostro dei Francescani, 15 novembre 2002 )

IL RISCHIO della alleanza tra democrazia e relativismo etico

La salvezza è dei cattolici

LA LIBERTA’ ATTACCATA A LUI

Il Risorgimento non è stato solo un’epopea dello stato sabaudo. E’ stato soprattutto la capacità di cogliere il momento - e anche le favorevoli circostanze - per far passare un programma di unità dell’Italia, che , allora, rappresentava la più avanzata risposta politica ad un’esigenza di libertà di popoli diversi che aspiravano ad acquisire insieme la consapevolezza di cittadini.

Per cogliere il senso profondo del Risorgimento occorre respingerne ogni visione rosea e indistinta. Il programma unitario e l’esigenza di libertà suscitarono forti resistenze per molti decenni. Le grandi riforme di allora ( abolizione delle barriere doganali, creazione della moneta unica, privatizzazione dei beni demaniali preunitari ed ecclesiastici, costruzione delle principali infrastrutture dai trasporti alle poste, il pareggio di bilancio ) erano avversate da chi non amava l’Italia laica e liberale e fomentava la diffidenza della palude di masse ancora largamente agnostiche: vale a dire dai cattolici, dalle sinistre anarchiche, dai legittimisti, dal brigantaggio meridionale. Agli avversari si rispose con la mitizzazione del Risorgimento. Così l’allargamento della base dello Stato Unitario venne perseguito all’insegna di un Risorgimento visto come un monumento marmoreo, piuttosto che valorizzandone le regole di libertà, fondate sulla ragione e sulla laicità della convivenza che ne erano state il motore. Perfino il senso profondo dell’introduzione del suffragio universale venne inteso non come passo avanti delle regole di libertà ma come meccanismo per far contare di più i numeri al posto delle idee e delle grandi battaglie culturali.

Le visioni rosee e indistinte contraddicono il messaggio Risorgimentale. E’ tempo di riscoprire che non solo il Risorgimento ma neppure alcun altro fenomeno istituzionale può, in un’ottica liberale, pretendere di essere definitivo e tendere a trascurare l’essenziale: solo il salutare conflitto secondo le regole tra individui, culture, interessi diversi, può garantire il miglioramento delle condizioni della convivenza. La libertà non è intimamente compatibile con l’unanimismo. E l’unità, per essere feconda, deve limitarsi a condividere le regole di convivenza, non ad imporre molti valori di vita.

In Italia, in questa fase storica, si parla molto di libertà. Ma troppi ne parlano senza esercitare il senso critico e dunque la rendono sterile. E agiscono senza coerenza ai principi e dunque la rinnegano quali cittadini. Viceversa la partecipazione politica nel segno dei valori di libertà del messaggio Risorgimentale è l’antidoto più efficace contro la disgregazione civile: quella verso l’alto in direzione di un globalismo massificante e quella verso il basso in direzione di un particolarismo asfittico.

Il ricupero di questi valori non può limitarsi a meritorie iniziative come quella odierna. Deve contrastare l’indifferenza su temi Risorgimentali essenziali, che non di rado nasconde attualissime avversioni. Un noto storico, fondista del Corriere della Sera, sostiene addirittura che le differenze politiche tra laici e religiosi appartengono al passato remoto. Forse perché rimasto legato alle concezioni totalitarie della giovinezza, non riesce a cogliere che i valori laici della diversità e della conoscenza sono i valori decisivi del XXI secolo e che la libertà è altro dall’identificarsi nella verità di una religione.

Purtroppo sono tanti i casi di negazione nei fatti del messaggio Risorgimentale. Il Presidente della Regione Toscana ha inviato un Suo rappresentante a questo convegno ma l’anno scorso, in occasione del Giubileo dei Politici, si affiancò entusiasta alla schiera dei cattivi rappresentanti della Repubblica scrivendo che gli uomini di governo devono imparare dall’insegnamento del Papa. Se la Toscana avesse seguito questi insegnamenti, non solo non avrebbe abolito la pena di morte oltre duecento anni fà, ma neppure ora, visto che in quegli stessi giorni il Giubileo dei Politici non riuscì neppure ad approvare un documento di censura alla pena di morte.

E poi. Troppe persone non danno la dovuta importanza alla questione del conflitto di interessi dei gestori della cosa pubblica, che invece è una delle regole fondamentali di trasparenza per il corretto funzionamento delle libere istituzioni. E ancora. Nel settore della scuola, molti confondono il diritto di matrice risorgimentale alla libertà di insegnare e di fare scuola con una presunta coincidenza di funzioni tra scuola pubblica e scuola privata. Che sono ben differenti. La funzione della scuola pubblica è trasmettere e promuovere in tutta Italia lo spirito critico della conoscenza e la consapevolezza civica, operando con lo stimolo e sotto il controllo del confronto democratico. Un ruolo specifico e non surrogabile, dato che la pretesa di imporne uno analogo alla scuola privata, equivarrebbe a togliere al privato il diritto di insegnare e di fare scuola nei luoghi ritenuti opportuni secondo convincimenti e convenienze proprie . Da ciò consegue - e non solo per un formale rispetto del disposto costituzionale - che non è accettabile finanziare le scuole private con soldi pubblici, perché obbligherebbe il cittadino a pagare una struttura scolastica contro i suoi principi.

E ancora. Non è possibile richiamarsi alla lezione di libertà civile del Risorgimento e poi mutare faccia trascurando il sostegno alla ricerca, che è il fulcro della conoscenza. O perfino assumendo atteggiamenti oscurantisti nel settore della bioetica abbandonando la strada maestra, quella di affidarsi alla responsabilità del ricercatore in sede scientifica e al controllo del dibattito civile in sede pubblica.

E infine. Un altro grande terreno ove utilizzare la lezione del Risorgimento è quello del dopo 11 settembre. Attacchi così dichiarati ai principi di libertà non si fronteggiano con il pacifismo e il buonismo della sinistra e della religiosità. Le marce della pace e l’umanitarismo fine a sé stesso puntano a mobilitare le buone intenzioni e trascurano l’impegno civile indispensabile per costruire una maggior libertà. I fondamentalismi sono un fatto politico che usa il veicolo religioso perché la religione, in quanto assertrice di una verità rivelata, è adatta a divenire in termini politici la base per l’asservimento dell’individuo e del suo spirito critico e creativo. E il terrorismo è innanzitutto lucido rifiuto della libertà in nome dell’utopia salvifica. Per chi si riconosce nei valori del Risorgimento, viceversa, è la libertà il fulcro della convivenza aperta e dell’equità.

La lezione del Risorgimento è dunque oltremodo attuale. Eppure resta una lezione assai difficile nel suo rigore. Persino un infaticabile cultore dei temi Risorgimentali, il concittadino Presidente della Repubblica, è incorso in una stonatura quando di recente ha ricordato che anche i ragazzi di Salò amavano la Patria. Perché la questione civile non è l’amore per la Patria bensì il battersi per la libertà della Patria. E la lezione del Risorgimento ci dice che vi è sempre qualcuno nemico della libertà, come appunto i ragazzi di Salò.

Mantenere alto il livello del confronto democratico è l’essenza del messaggio Risorgimentale: libertà sono innanzitutto le battaglie ideali e culturali su cui far esprimere l’individualità di ciascun cittadino.