LA RICERCA SULLA PROCREAZIONE ASSISTITA
NON DEVE ESSERE BLOCCATA
IL TESTO DEL DOCUMENTO DEI 16 SCIENZATI
Una recente Dichiarazione approvata da docenti delle cinque facoltà di Medicina e Chirurgia dellUniversità di Roma a conclusione del convegno "Lembrione come paziente" sembra voler fornire il presupposto scientifico a proposte volte ad assegnare personalità giuridica al "neo-concepito". Secondo noi, questa dichiarazione contiene affermazioni scientifiche e proposte normative fuorvianti. Il documento sostiene che esistono " concordanti evidenze che portano a considerare la vita umana come un continuo che ha nella fase embrionale e nellinvecchiamento linizio e la fine del suo percorso naturale". Che la vita umana sia un continuo era già da tempo evidente, ben diversa questione è quella circa la "vita dellindividuo umano", sul cui inizio la discussione è più aperta che mai a seguito di recenti progressi che dimostrano totipotenzialità e plasticità delle cellule embrionali nelle primissime fasi del processo di sviluppo.
Il linguaggio usato dalla Dichiarazione circa il "vero e proprio protagonismo biologico" dellembrione lascia trasparire che alla fecondazione il "neoconcepito" abbia già una sorta di "intenzionalità cosciente" che lo renderebbe "un individuo umano totalmente in sviluppo", paragonabile ad un bambino che cresce . In realtà, alla luce delle conoscenze attualmente disponibili, i prodotti del concepimento nei primissimi stadi dello sviluppo ( lovocita fecondato, la morula, la blastocisti) sonno fortemente influenzati dal citoplasma dellovocita e dallespressione del genoma materno, oltre che soggetti a modificazioni che non necessariamente sono sotto il controllo del loro genoma.
Mentre tutti ci rallegriamo delle nuove terapie prenatali, a noi sembra improprio far leva su questi benvenuti avanzamenti della medicina per sostenere che il neo-concepito abbia una "sua inviolabile dignità". La Dichiarazione si conclude con lauspicio che la cultura dellembrione "soggetto" possa diffondersi nella società italiana ed europea. Non è chiaro come si debba "vigilare sulla divulgazione delle informazioni ", ma ci preoccupa che questo possa essere interpretato come un invito a limitare la libertà di informazione e di studio quando queste non siano congrue con tale obiettivo.
A nostro giudizio gli aspetti più rilevanti del dibattito in corso sono i seguenti: 1) nella specie umana i primissimi stadi dello sviluppo sono spesso portatori di anomalie genomiche incompatibili con la vita e sottoposti ad una naturale massiva selezione che esita nellarresto del processo di formazione dellindividuo in più dell80% dei casi, fatto che in parte spiega la bassa fecondità della specie umana; 2) lindividualità biologica del nuovo organismo, che risulta dal processo riproduttivo sessuato, non si forma istantaneamente allatto della fecondazione, ma emerge piuttosto gradualmente, nel corso del processo di sviluppo. In buona sostanza tutti i processi che formeranno lindividualità della persona umana cominciano solo dopo limpianto della blastocisti nel corpo della madre; 3) gli aspetti che più fortemente caratterizzano e qualificano la persona umana, quali le facoltà cognitive e comunicative, non sono determinati soltanto dal genoma, ma conseguono ad una continua interazione genoma-ambiente, con forti interventi della causalità per quanto riguarda il risultato finale. Pensare che questultimo, cioè la persona, dipenda unicamente dal genoma significherebbe abbracciare una forma di determinismo biologico che non è sostenuto dalle conoscenze disponibili e si presta ad interpretazioni culturalmente e socialmente fuorvianti; 4) è vero che, in prima approssimazione, il genoma rimane identico dalla blastocisti allindividuo adulto: Da ciò non consegue affatto, però, chela dignità di un ovocita fecondato o di una blastocisti sia pari a quella di una "persona umana".
Noi diciamo umilmente che non sappiamo quando inizi la persona, ma siamo convinti che essa non abbia inizio al concepimento. La continuità del genoma dallovocita fecondato alladulto non implica che, per una sorta di irradiazione retroattiva, tale dignità dellindividuo adulto riverberi allovocita fecondato di origine. Noi chiediamo che, pur nella diversità di vedute e di convinzioni etiche e religiose, si arrivi comunque anche nel nostro Paese ad una regolamentazione legislativa sulla procreazione medicalmente assistita che consenta ai ricercatori italiani di partecipare, nel rispetto più rigoroso delletica e della legge, allimpegno internazionale per cogliere le grandi opportunità applicative, comprese nuove cure per gravi malattie, che gli studi in questo campo lasciano intravedere.
Giovanni Azzone, Marcello Barbieri, Gian Maria Bressan, Paolo Carinci, Giulio Cossu, Carlo Flamigni, Antonino Forabosco, Rita Levi Montalcini, Lucio Luzzatto, Mario Molinaro, Pietro Motta, Carlo Redi, Gregorio Siracusa, Mario Stefanini, Umberto Veronesi, Dino Volpin
4 marzo 2002