SISTEMA TEDESCO PROPRIO NON E'
In un fondo del Corriere
della Sera il prof. Giovanni SARTORI ha illustrato la necessità
che nel dibattito sulla riforma della legge elettorale si sappia
con precisione di cosa si sta parlando.
SISTEMA TEDESCO PROPRIO NON E'
di GIOVANNI SARTORI
Il fiasco referendario ha riaperto a tutto campo la partita della
riforma elettorale. Secondo me, è bene. Perché rivotare una
terza volta con un sistema elettorale sbagliato, che non produce
né vere maggioranze né governi in grado di governare, sarebbe
sommamente stupido. E non vale obiettare che gli italiani non si
interessano. Al grosso pubblico importano i risultati, non gli
strumenti. Il che non toglie che senza strumenti non ci sono
risultati. Senza orologio (strumento) non sappiamo che ora è,
senza elettricità rimaniamo al buio, senza aeroplani non si vola.
Ma non dobbiamo tutti sapere come si fa a fare orologi, a
produrre elettricità, a progettare aerei. E dunque gli strumenti
sono necessari, anche se il grosso pubblico se ne disinteressa.
Al momento (metto le mani avanti, perché noi siamo i grandi
maghi del momentaneo), la proposta di riforma elettorale sul
tappeto è quella di Berlusconi, che propone il "modello
tedesco". Perché no? Ho sempre detto che quel modello è
accettabile, anche se non costituiva la mia prima preferenza. Ma
non è accettabile, mi debbo subito affrettare a dire, che venga
falsato e snaturato in suo nome, chiamandolo "tedesco".
Il sistema tedesco è un sistema (misto) di "proporzionale
personalizzata" che frena la crescita dei partiti con una
soglia di sbarramento del 5 per cento. Pertanto questo
sbarramento ne è la caratteristica irrinunciabile. Non deve
essere abbassato né può essere accoppiato con alleanze o "apparentamenti"
elettorali: il che dovrebbe andare senza nemmeno essere detto,
visto che nei sistemi proporzionali gli apparentamenti non hanno
ragion d'essere. Esistono soltanto quando esiste un premio di
maggioranza. E il punto è che premio di maggioranza e
sbarramento sono incompatibili, dato che il primo cancella il
secondo. Se i partiti si possono apparentare, allora (è successo
in Grecia) anche uno sbarramento del 40 per cento può essere
vanificato.
Eppure tutti o quasi tutti si sono precipitati a proporre che il
sistema tedesco venga "migliorato" da un premio di
maggioranza. Come si spiega? Stupidità? Incompetenza? Malafede?
Non saprei, ma certo un po' di tutte e tre. È davvero la riprova
del livello di abissale impreparazione dei nostri reggitori.
Non contenti di questo primo supposto miglioramento, i nostri
reggitori ne chiedono un secondo: la designazione o elezione
diretta del premier. Ma questo è il sistema israeliano, non il
sistema tedesco. E anche a questo effetto la contraddizione è
stridente. Il sistema tedesco è un sistema che in vari modi
rafforza l'esecutivo nel pieno rispetto del principio della
sovranità del Parlamento. L'elezione diretta del premier crea
invece un perfetto bastardo che non è più, in nessun modo,
riconducibile a un sistema parlamentare ma che non è nemmeno
riconducibile a un sistema presidenziale né semi- presidenziale
di elezione diretta del capo dell'esecutivo. Non dubito che
questo bastardo ci potrà essere venduto come una terza via. Lo
è: ma come somma di difetti. Perché qui abbiamo un premier
onnipotente che schiaccia il Parlamento, ma che è a sua volta
schiacciato e reso impotente dalla coalizione delle "cento
padelle" che gli ha procurato la vittoria.
Avremo mai riforme sensate? Il guaio è che non abbiamo politici
"da riforma" ma solo politici "da compromesso",
imbonitori per i quali fare politica è soltanto l'arte d'escogitare
pastette che mettano d'accordo amicucci e nemicucci. Se
Berlusconi chiede una rana, Veltroni gli contropropone una trota,
e l'idea è di arrivare a un innesto di rana e trota, alla rana-trota.
Si accomodino. Ma non lo chiamino sistema tedesco "migliorato".
Nel mostriciattolo che stanno approntando, nulla è tedesco e
tutto è pasticcio.
30 maggio 2000