di PIERO OSTELLINO
Che cosa direbbe lopposizione, per non parlare di quello che farebbero i girotondini, nonché scriverebbero oggi i giornali se ieri unipotetica «Magistratura reazionaria» avesse invitato al suo congresso Emilio Fede e Baget Bozzo e questi ultimi lo avessero trasformato in un congresso di Forza Italia? Personalmente, continuo ad avere fiducia nella magistratura, in tutta la magistratura. Ma confesso, altresì, di avere sempre maggiore difficoltà a dirlo, soprattutto quando si tratta di «una certa magistratura». E, da ieri, non posso proprio sostenere, per dirla tutta, che le mie perplessità non siano aumentate. Al congresso di Magistratura democratica, il sostituto procuratore di Palermo, Ingroia, ha detto ciò che altri magistrati della stessa corrente pensano e dicono volentieri. Che «proprio il rapporto con i movimenti forti allinterno della società civile può dare (ai magistrati) un barlume di speranza per il futuro». Ma nella stessa sede, uno degli esponenti di maggior spicco dei «movimenti forti», il professor Francesco Pardi, detto Pancho, ha detto che «quella degli ultimi anni è stata la storia di come la politica e gli affari si sono presi la loro rivincita sulla giustizia». Aggiungendo che, dopo il primo governo di centrodestra del 1994, «la rivincita della politica è continuata, duole dirlo, in sordina con i governi (di centrosinistra, n.d.r. ) che gli sono succeduti ed è apparsa bene in vista nella Bicamerale, le cui bozze di riforma avevano leffetto di frustrare lazione dei magistrati».
Ora, che il docente fiorentino abbia tutto il diritto di pensare non solo del centrodestra, ma anche dellUlivo, ciò che vuole è un fatto. Ma è anche un fatto che il suo attacco ai due schieramenti e agli stessi governi di centrosinistra finisce, per la sede in cui è stato pronunciato - senza che qualcuno dei magistrati presenti lo abbia sconfessato (anzi) - col fornire di Magistratura democratica limmagine di una lobby autoreferenziale che distribuisce sberle a destra e a manca per affermare la propria idea di giustizia in contrapposizione con lo stesso Parlamento; e, quel che è peggio, si schiera apertamente con una forza politica, di opposizione sia al governo sia allopposizione parlamentare, incoronandone il leader (Cofferati) il quale, da parte sua e nella stessa sede, ne definisce «legittime» le reazioni.
Diciamola ancora tutta: che alla vigilia della decisione della Cassazione di accogliere o meno la richiesta degli imputati Imi-Sir e Sme (Berlusconi e Previti) di trasferire a Brescia i loro processi per legittimo sospetto sui giudici di Milano, il congresso di Magistratura democratica si sia trasformato in un congresso di partito non è francamente un caso esemplare di autonomia (di una parte) della magistratura dalla politica e il modo migliore per confutare laccusa di parzialità contenuta nella richiesta di trasferimento del processo. Anzi. Intendiamoci: nessuno qui vuole fare il processo alle intenzioni e quindi insinuare che quegli stessi magistrati e i loro colleghi di Milano non siano imparziali nellesercizio delle loro funzioni. Ciò che si vuol dire è semplicemente questo: se essi parlassero solo con le proprie sentenze sarebbe meglio per tutti. E, soprattutto, non costringerebbero anche chi vuole ancora credere nellindipendenza della magistratura a chiedere loro con qualche preoccupazione in più: è questa lindipendenza dalla politica cui pensate?
Corriere della Sera 25 gennaio 2003