VECCHI SOSPETTI, ANTICHI RANCORI
Piero Ostellino ha scritto questo fondo per il Corriere della Sera (20 giugno 2000) come ulteriore tassello del modo dessere liberale: che non confonde giustizia con giustizialismo e che non trasforma gli avversari politici in deliquenti comuni.
Di Piero OSTELLINO
A leggere certe cronache giornalistiche di allora, sembrava che da una parte (De Benedetti) ci fossero "quelli per bene" e dall'altra (Berlusconi) "quelli per male". Sembrava che la famiglia Formenton, decidendo di vendere la Mondadori a Berlusconi, invece che a De Benedetti, come era suo pieno diritto, avesse tradito l'Italia di "quelli per bene" per darla in mano a "quelli per male". Sembrava. Ma non era. Con la sentenza di ieri, che manda assolti Berlusconi e i suoi dall'accusa di aver corrotto i giudici per convincerli ad annullare l'arbitrato sul controllo della Mondadori che aveva dato ragione a De Benedetti, la magistratura di Milano conferisce alla vicenda una diversa dimensione. Che è stata puramente e semplicemente quella di una transazione d'affari nel corso della quale ciascuno ha perseguito a vario modo i propri interessi, sia pure attraverso la discutibile mediazione politica delleditore Ciarrapico. De Benedetti, cercando di convincere la famiglia Formenton a vendergli la Mondadori; Berlusconi facendo, da parte sua, altrettanto; la famiglia Formenton, comportandosi di conseguenza.
Non c'era, a confronto, un'Italia di "quelli per bene" (progressista) e un'Italia di ´quelli per maleª (reazionaria), come certi commentatori - interessati, troppo interessati - avevano contrabbandato. Anche l'Italia di "quelli per male" era "per bene", dice ora la magistratura, pur se di segno politico diverso. E la famiglia Formenton non aveva tradito l'Italia di "quelli per bene", bensì aveva scelto Berlusconi, piuttosto che De Benedetti, perché lo aveva ritenuto legittimamente più conveniente.
Perciò, ora, ci piacerebbe, ma non ci illudiamo, che quel giornalismo riconoscesse che confondere affari e giornalismo non giova né al mondo degli affari, né, tanto meno, al giornalismo. Che dividere il mondo in "quelli per bene", i "nostri", e "quelli per male", gli "altri", quando si fanno affari, è barare al gioco, giocare sporco. Berlusconi non era quel Mackie Messer, il gangster dell Opera da tre soldi di Brecht, di cui un autorevolissimo commentatore aveva allora parlato troppo affrettatamente e imprudentemente.
Ma, allo stesso tempo, vorremmo raccomandare a Berlusconi e ai suoi, che ne escono bene, saggezza e moderazione. Non siamo d'accordo con chi dice che la sentenza apre le porte di Palazzo Chigi al leader del Polo. Non ne vediamo il nesso. Da parte dei suoi ´nemiciª vorremmo, però, che si guardasse alla sentenza con lo stesso animo con cui essi guardano a quelle che lo condannano. Con rispetto.
20 giugno 2000