Una delle principali cause che tra il 1920 e il 1930 determinarono la sconfitta del movimento politico liberale nellEuropa continentale, e con esso della stessa democrazia liberale, in favore dei movimenti politici antiliberali (marxisti e collettivisti, nazionalisti e populisti, e integralisti) fu il prevalere, fra i liberali del continente, di coloro che, in contrasto con i principi etico-politici del Liberalismo, finirono per identificare e far coincidere questo con il Liberismo economico, dottrinario e dogmatico, con il "laisser faire e laisser passer". E finirono così per fare causa comune con i Conservatori, i quali vedevano nel Capitalismo senza regole il sistema più adatto a garantire e rafforzare il potere economico e politico dei ceti medio alti in danno di quelli medio bassi che erano poi la maggioranza della popolazione. In poco tempo, particolarmente in Italia e in Germania, la massa dei cittadini finì per avversare il libero mercato e le sue istituzioni (proprietà privata, libera impresa, capitalismo e concorrenza); e si fece sedurre da un lato dalle ideologie collettiviste (socialiste e comuniste) e, dallaltro lato, dai movimenti demagogici e populisti autoritari e nazionalisti, arrivando così a sostenere le une e gli altri ed a travolgere con leconomia libera anche le istituzioni politiche liberali, presidio delle libertà civili e politiche. Ciò che non accadde, invece, nè in Inghilterra, nè negli altri Paesi anglosassoni (soprattutto USA e Canada). Qui, infatti, allinterno del movimento liberale prevalsero invece coloro che, fedeli ai principi fondamentali del Liberalismo etico-politico, incontrandosi con il movimento democratico e rendendolo liberale, riconobbero e promossero i diritti (civili, politici, economici e sociali) di tutti i membri della comunità; e si preoccuparono quindi anche di eliminare, o almeno di limitare, i difetti di instabilità del mercato e le conseguenze negative di ordine economico e sociale, rimuovendone le cause principali, soprattutto: a) i monopoli, le concentrazioni di potere economico e sociale e la mancanza di concorrenza nel mercato, b) le diseguaglianze nelle opportunità e nelle condizioni di partenza tra i cittadini nella gara della vita, c) la mancanza di Istituzioni e di una Legge autorevoli e da far rispettare sempre, ovunque ed a tutti, anche, soprattutto, ai potenti. Furono in particolare i liberali Lloyd George e poi Keynes e Beveridge in Gran Bretagna, e Roosvelt negli USA che promossero la lotta contro i monopoli e i trusts, il governo del mercato, politiche economiche anticicliche (monetarie e finanziarie), e soprattutto Beveridge, in Inghilterra tra il 1944 e il 1945, lo "Stato Sociale" o del "Welfare". Ma anche in Italia nel movimento liberale, a fine 800 e nei primi dieci anni del 900, prevalsero liberali con le stesse idee; tra i più significativi: Zanardelli, Giolitti, Francesco Cocco-Ortu Sr e Giovanni Amendola; ma questi furono sconfitti dallalleanza tra Conservatori e movimento Fascista.
Ebbene, ora, dopo che i liberali, per ciò che ci riguarda, in Italia, ridotti ad una piccola minoranza, rivedendo gli errori commessi negli anni 20 e ricollegandosi con gli altri liberali europei al Liberalismo Democratico anglossasso_
ne, per mezzo secolo (dal 1945 al 1992-94) si sono impegnati a far comprendere agli Italiani gli autentici valori e i principi del Liberalismo democratico, ora ecco che gran parte di coloro che li avevano combattuti costoro ora innalzano demagogicamente ed arbitrariamente la bandiera del Liberalismo. E ancora una volta ne ripropongono quella versione, "dogmatico-liberi_
sta" e "conservatrice", che fu causa della sconfitta del Liberalismo stesso e della Democrazia in Europa, e, con essa, della nascita delle dittature e dei totalitarismi del 900. Essi in tal modo, come negli anni 20 del 900, anche oggi aggregano e costruiscono una nuova destra ancora una volta populista e con affioranti tendenze autoritarie. E, per reazione, anche nellopposizione sia parla_ mentare che civile a questa destra e alle sue politiche rifanno capolino, con critiche infondate e aberranti al Liberalismo e alla Democrazia Liberale, tendenze massimaliste e di un populismo e demagogismo di una vecchia sinistra. Così chè, analogamenta a quanto accadde negli anni 20, con la sconfitta del Liberalismo democratico il sistema politico italiano, e forse europeo, va scivolando verso una alternativa tra una destra populista e demagogica e una sinistra massima_ lista e altrettanto demagogica , entrambi illiberali.
ENRICO LECIS COCCO-ORTU
-V. Segr. Naz. della Federaz. dei Liberali
27 Novembre 2002