FAR PARLARE TUTTI





In relazione alla odierna decisione (29 luglio 2000) del Corriere della Sera di riservare uno spazio all'Unità fino a che questa testata non riprenderà le pubblicazioni, il Segretario Politico della FdL, Raffaello Morelli, ha inviato questa lettera aperta al Dr. Ferruccio DE BORTOLI, Direttore del Corriere della Sera:


Egregio Direttore,

                        stamani Lei annuncia di aver deciso di dedicare, fino al giorno di ripresa delle pubblicazioni, uno spazio quotidiano all'Unità come segno di solidarietà e di rispetto per la pluralità dell'informazione. Un proposito senza dubbio nobile che testimonia l'idea della libertà di espressione come caposaldo della convivenza civile storicamente sperimentato.

Peraltro, dal punto di vista politico liberale - vale a dire della cultura empirica che geneticamente si prefigge di promuovere le regole di libertà per rendere più aperta la convivenza - mi sembra utile un'osservazione. La libertà di esprimersi è solo il presupposto della libertà civile, che si sostanzia nel confrontarsi e nel discutere, nell'acquisire una consapevolezza critica. Mentre però il diritto di diffondere le proprie idee e di discuterle è effettivamente acquisito nella nostra società, la questione altrettanto importante di aver le risorse per farlo è cosa ben distinta e in larga parte irrisolta. Soprattutto per quanto attiene l'aspetto centrale del dibattito civile, cioè il confronto tra i partiti o ancor meglio tra i filoni culturali che presiedono alle scelte dei cittadini.

Perché la scelta dei cittadini sia davvero una scelta e non il prodotto di una grande illusione o addirittura di un raggiro, è basilare che tra i diversi filoni culturali vi sia l'uguaglianza nell'energia informativa di cui ciascuno può disporre. Infatti, la maggioranza ha il diritto di scegliere, ma non il diritto di impedire al cittadino di valutare le possibili alternative.

Ora, anche la questione dell'Unità non può eludere queste considerazioni. L'Unità è stata espressione dichiarata di un importante filone culturale, che da sempre dispone di grandissime risorse, umane e finanziarie. Però come impresa non regge più (fors'anche per la diaspora della sinistra antagonista che sostiene altri quotidiani) e come investimento propagandistico del filone culturale di riferimento viene ormai rifiutato ( l'insostenibilità economica è frutto e non causa del progressivo abbandono da parte dei DS dello strumento Unità). L'Unità vuole comunque restare come espressione di quel mondo di sinistra che pretende di conciliare la tradizione leninista e staliniana con quella liberale, il centralismo democratico con il federalismo, la primazia delle scelte economiche pubbliche con il mercato concorrenziale secondo le regole. Noi liberali, pur se fermamente avversari di questo mondo di sinistra, diciamo che è bene che sopravviva e non sia costretto nelle catacombe degli ignorati. Per questo la Sua decisione di dedicare uno spazio quotidiano all'Unità è nobile.

Credo però non possano essere tascurate due questioni importanti. La prima è che il particolare riconoscimento all'Unità non avalli l'equivoco - testimoniato dall'articolo del Direttore dell'Unità, Caldarola - che l'Unità costituisca il contrappeso alla destra e che senza questo contrappeso l'equilibrio del sistema politico viene colpito e la democrazia immiserita. L'Unità non è questo contrappeso, non solo perché gli equilibri del sistema politico vanno ben oltre la presenza di una testata ma principalmente perché il contrappeso civile alla destra possono svolgerlo solo le idee liberaldemocratiche - la storia l'insegna - e non l'amarcord di generazioni educate a seguire principi e valori antiindividualisti che la storia ha sconfitto. La seconda questione è che, se si aiuta l'Unità, tuttora contigua al maggior partito della coalizione di centro-sinistra e dunque dotata di una potenzialità di energia informativa non indifferente, bisognerebbe a maggior ragione por mano agli aiuti informativi al filone culturale liberale che, compresso tra gli adulatori del potere (di maggioranza e di minoranza) e la straripante presenza dei partiti illiberali, trova enormi ostacoli per riuscire visibile e diffondere quelle idee di libertà senza cui non c'è sviluppo sociale. Come può un cittadino scegliere una proposta liberale se non sa quale sia e se magari viene addirittura spinto a credere liberale un qualcosa che è il suo esatto contrario ? Ad esempio. L'on. Berlusconi a parole dice di essere per la libertà; ma poi pretende che i tempi della propaganda TV siano ripartiti sulla base dei voti presi dei partiti secondo la loro forza. Una proposta spudoratamente illiberale. 

Insomma, solo i liberali vogliono, in piena coerenza, consentire a tutti i filoni culturali di aver la stessa energia per farsi valutare dai cittadini. Ed in nome di questa uguaglianza nei punti di partenza informativi, pensano che non ci si possa limitare ad attendere che l'Unità torni in edicola.

RingraziandoLa per l'attenzione, Le porgo i migliori saluti
                                                                                    Raffaello Morelli


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