Il dizionario delle idee a senso unico




di GIOVANNI BELARDELLI




Di recente si è sostenuta da più parti la necessità che non si usi la storia per delegittimare gli avversari. Ciò implica tra l'altro che si sappia dar conto della diversità delle interpretazioni e che quindi ci si astenga dalla tentazione di cancellare quelle degli altri. È l'esempio esattamente contrario, invece, quello fornito da un saggio sulla Resistenza romana scritto da Gabriele Ranzato, che fa parte del Dizionario della Resistenza appena pubblicato da Einaudi. In questo testo si parla naturalmente dell'attentato di via Rasella, compiuto nel marzo 1944 da partigiani comunisti, cioè di uno degli episodi della nostra storia che più hanno fatto discutere, ma si omette di citare, anche solo nella bibliografia, gli studi che presentano tesi non collimanti con quelle dell'autore. Così, si ignora il libro in cui pochi anni fa Aurelio Lepre ( Via Rasella , Laterza) evidenziava il dissenso della popolazione romana nei confronti di quella azione e il duro scontro verificatosi allora entro il Cln della capitale. Stessa sorte è riservata al volume di Alberto ed Elisa Benzoni ( Attentato e rappresaglia , Marsilio, 1999), secondo i quali l'azione di via Rasella andrebbe soprattutto interpretata come il frutto di una strategia comunista volta a scuotere l'attendismo prevalente tra i romani. E non si cita il volume di Enzo Forcella comparso postumo l'anno scorso, che già nel titolo - La Resistenza in convento - indicava l'intento critico verso ciò che lo stesso Forcella chiamava la ´storia sacra' della Resistenza. 

Nessuno di questi autori è minimamente accusabile di aver voluto denigrare la lotta di Liberazione (Forcella fu per anni presidente dell'Istituto romano per la storia della Resistenza). Ma tutti e tre hanno criticato l'interpretazione tradizionale di via Rasella ed è da credere che sia questo il motivo per il quale il lettore del volume einaudiano, che pure si presenta come un'opera di consultazione, non deve nemmeno sapere che questi libri sono stati scritti. 

Corriere della Sera, 7 dicembre 2000


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