LA SOLITA BIMILLENARIA IPOCRISIA



Sulla questione dell'udienza ad Haider da parte di Giovanni Paolo II, Italia Laica ha dedicato l'editoriale che segue ( 14 dicembre 2000 ) e che inquadra correttamente da un punto di vista liberale il problema politico obiettivamente sorto.



Lo storico incontro (con foto) tra il Papa e Haider è provvidenziale. Perchè permette di chiarire luminosamente alcuni aspetti del rapporto tra laici e gerarchia cattolica. Ci ha irritati lo slogan dell'Arci: "No alla visita di Haider in Vaticano". E' questo il modo più sbagliato per contrapporsi.

La Chiesa ha il diritto di far arrivare sul suo territorio chiunque voglia. E questo diritto va sottilineato sempre, perché fa parte integrante della libertà religiosa. Dobbiamo, anzi, essere noi a rivendicarlo. Quindi, libertà di ricevimento. Ma anche libertà di manifestazione di quanti in questi giorni vogliono - e aggiungiamo - "devono" testimoniare per tutti i valori anti-xenofobi e anti-fascisti. Perché purtroppo quello che va ripetendo Haider da tempo (non solo nella sua ultima "gaffe" prima della partenza) ha troppi echi all'interno della nostra Destra. Le sue dichiarazioni, tradotte in italiano da Bossi e da Biffi, aprono una questione nazionale, urgente e preoccupante.

Siamo stati noi di Italialaica tra i primi a gridare contro Haider. Per questo siamo convinti che sia necessario porre il "caso Haider" in altri termini. E il risultato più importante è stato già ottenuto: la nostra massima autorità statale ha preso le distanze in modo netto. In questa occasione il separatismo ha ben funzionato, e in questo anno di grande "confusione" non e' cosa da poco. Il ministro degli esteri Dini, al contrario, ha riscoperto la sua anima andreottiana e, confermando la schizofrenia della nostra maggioranza di governo, s'è messo a fare propaganda elettorale per il Polo delle Illibertà. A questo punto, il presidente del consiglio dovrebbe sentire il dovere morale e politico di ristabilire l'unità di indirizzo con poche chiare parole.

Attraversiamo il Tevere. Vi troviamo l'apoteosi della sempiterna Santa Ipocrisia. Oggi, 14 dicembre, il giornale dei vescovi è molto duro contro Haider. Ma non bastano poche righe di stampa (chissà, con un occhio alla futura commissione internazionale che fra cinquanta anni dovrà studiare quanto si compromise papa Wojtyla col rinascente estremismo paranazista), non basta accusare Haider di maleducazione o di "raro senso di inopportunità". Per poi confermare una visita assai inopportuna e ricoprirla ipocritamente con ragioni natalizie. Certi avvenimenti hanno il significato che assumono di per sé, non quello che si vuole dare loro per forza con qualche fredda motivazione diplomatica. Il papa può incontrare chi vuole, ma se ne deve assumere pienamente la responsabilità politica. Contano i fatti. Le parole di Wojtyla contro la xenofobia pronunciate proprio oggi appaiono grottesche. E il papa, che è uomo di spettacolo, sa bene quanto la sua foto insieme con Haider porterà acqua al mulino razzista. La Chiesa, nella sua assoluta autonomia, deve dichiarare non gradito Haider se vuol essere credibile nei suoi pistolotti umanitari. Altrimenti ognuno potrà constatare che papa Wojtyla non è altro che un Pio XII qualunque. Come sospettiamo. 

E.M. (Critica liberale)


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