MOSTRO GIURIDICO
di Ugo Ruffolo
La Nazione, 30 dicembre 2000
Mutui bancari usurari: la ragion di banca è divenuta ragion di Stato, partorendo una sanatoria per decreto legge che offende lo Stato di diritto e la stessa tripartizione dei poteri. Quel decreto è un monstrum giuridico. Come diremo, esso: a) è inaccettabilmente sia retroattivo che discriminante; b) rappresenta abnorme invasione di campo rispetto alle decisioni della Cassazione; c) fingendo di riportare alla normalità i contratti a tasso fisso, privilegia invece i contratti bancari rispetto a tutti gli altri sottraendoli alla risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta (art. 1467 c.c.); d) omette l'unico provvedimento ragionevole: consentire la risoluzione anticipata dei mutui usurari, con immediata restituzione del capitale, da reperire anche con un nuovo mutuo, magari presso un'altra banca; e) fa ricorso improprio allo strumento del decreto legge. Se il decreto sarà convertito in legge l'unica difesa resterà la Corte Costituzionale. La quale dovrà trovare il coraggio d'una decisione impolitica quanto giuridicamente doverosa. Ancor prima, poiché non esiste un diretto accesso dei singoli alla Corte Costituzionale, toccherà ai giudici di merito l'evitare drammi personali e fallimenti a catena. Essi potranno negare i decreti ingiuntivi e sospendere le azioni di recupero promosse dalle banche sollevando o dichiarando "non manifestamente infondate" le eccezioni di legittimità costituzionale, e rimettendo così finalmente la questione alla Consulta.
Ma andiamo con ordine. Quel decreto, quando finge di interpretare ma in realtà statuisce per il passato, incorre in quello stesso vizio di retroattività inaccettabile del quale le banche avevano invece accusato a torto la Cassazione. Se quest'ultima applicava la legge antiusura non ai precedenti contratti tout court, bensì alle sole prestazioni di pagamento successivamente maturate, il decreto pretende invece ora di modificare il tasso di interesse esigibile per ratei già scaduti. Come avvocato, difendo in giudizio una impresa contro una banca che continua a pretendere interessi anxhe oltre il 15% ( ma c'è molto di peggio) per un mutuo pregresso, con rischi persino di fallimento.
La legge antiusura, come intesa anche dalla Cassazione, non riconosceva simili pretese e consentiva anzi la richiesta di restituzione di quanto pagato in eccesso. Una legge nuova potrà allora fissare per le prestazioni future l'interesse che vorrà, e sarà o politicamente censurabile, ma non può per il passato cancellare i "diritti quesiti" o calpestare i "fatti compiuti" senza incorrere in retroattività giuridicamente censurabile, ed inoltre in trattamento discriminatorio (persino rispetto alle vittime degli usurai non bancari).
Potenza delle banche se riescono ad imporre al Governo persino l'illegittimo ricorso allo strumento del decreto legge, mancando il requisito della "necessità"; che non può essere quella di…. "fregare la Cassazione".
Potenza delle banche se riescono ad imporre al Parlamento quanto neppure la Fiat degli anni d'oro riusciva ad ottenere a Torino. E, comunque, per salvare le banche da una presunta catastrofe, sarebbe meglio, per assurdo, uno strumento fiscale proprio, anche una una tantum per tutti come per l'alluvione, che un iniquo prelievo fiscale improprio sulle spalle di consumatori e imprese deboli, in qualche caso strozzati legalmente fino alla rovina o al fallimento, se non al suicidio.
Un'altra favola da sfatare è quella che i contratti a tassi fissi sono intoccabili, sempre e dovunque. Al contrario, l'art. 1467 del Codice Civile accorda la risoluzione dei "contratti a esecuzione …periodica.. o differita se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per …avvenimenti straordinari e imprevedibili" ( quali l'inopinato crollo di una inflazione a due cifre). Il decreto accorda così ai soli contratti bancari una singolare immunità.