Telefonini, interessi pubblici e privati
Fra circa due anni , i telefonini di 3° generazione ( chiamati in Europa Universal Mobile Telecommunications System, UMTS) consentiranno la trasmissione di voce, dati, immagini e linterconnessione ad Internet. Sarà un ulteriore grande progresso e un altrettanto grande affare (informazioni tecniche si possono trovare su www.pec-forum.com/umts/index.htm ). Oggi lo Stato deve assegnare cinque licenze per luso delle bande di frequenza necessarie e sulla questione del prezzo di queste licenze è scoppiato allimprovviso uno clamoroso scontro pubblico. Per noi liberali, questo scontro costituisce un test rapido e sicuro di politica economica: da una parte chi pratica comportamenti riformisti coerenti, dallaltra chi resta un campione dellassistenzialismo comunque mascherato.
Fino alle dichiarazioni programmatiche alla Camera del Governo Amato, gli addetti ai lavori ministeriali prevedevano che ciascuna licenza sarebbe costata 400-500 miliardi . Per cinque licenze lo Stato avrebbe così incassato due mila/ duemila cinquecento miliardi. Poi Amato ha detto: " il Governo si accinge ad avviare in fase operativa la gara per il cosiddetto UMTS. Non credo che sia ipotizzabile che una gara per cinque licenze dellUMTS, in un paese europeo, possa portare allo Stato meno di 25 mila miliardi: è giusto che sia così in un mercato in espansione ed è giusto che tali risorse, poi, vengano da noi utilizzate per finalità prioritarie a cui potremmo provvedere solo in parte con i nostri risparmi di bilancio".
Ai liberali lobiettivo di Amato è parso giusto, tenuto conto che il governo Blair con una manovra analoga ha raccolto addirittura 75 mila miliardi e che anche in Turchia vengono chiesti intorno ai 5 mila miliardi per la licenza.
In Italia sono però partite virulente proteste da alcuni dei possibili concorrenti per le licenze UMTS. Soru e Bernabé, per il consorzio Andala, e De Benedetti junior per la Tim, hanno sostenuto che queste tariffe sono come una super tassa ( "una follia" ha detto De Benedetto junior) che deprimerebbe gli investimenti e le potenzialità della nuova tecnologia. A noi liberali è venuto subito il dubbio che fosse una sceneggiata commerciale da parte di chi aveva fatto la bocca a licenze a buon mercato (secondo litalica tecnica del "privatizzare i profitti e socializzare le perdite"). E questo dubbio è divenuto certezza quando altri due possibili concorrenti per le licenze, la Telefonica-Acea e il consorzio Dix.it (costituito da E.Biscom, Ifil, Pirelli, Bancaroma, Securfin, Planetwork e Aem), hanno pubblicamente dichiarato che il prezzo indicato dal Governo in Parlamento deve considerarsi equilibrato anche in confronto con quello pagato in altri paesi. E la banca Goldman Sachs ritiene addirittura che la gara per le licenze darà un gettito non inferiore ai 50 mila miliardi.
Il centro-destra però non è daccordo e sostiene che il prezzo di 5 mila miliardi per una licenza è troppo alto e risponde non allesigenza di valorizzare risorse pubbliche e concorrenza bensì alla volontà del governo di reperire nuovi fondi per alimentare la spesa pubblica a chiari fini elettorali. Ora, come utilizzare il gettito della gara per i telefonini è materia naturale del dibattito politico. Ma non è concepibile adoperare questa seria discussione per spingere ad un ribasso dei prezzi di assegnazione delle frequenze pubbliche per la telefonia mobile. Perché non centra nulla.
Sul piano politico tutto ciò significa una ragione in più per iscrivere di ufficio il centro-destra tra i campioni dellassistenzialismo corporativo di alto bordo ( i poveri consorzi concorrenti costretti a pagare il prezzo giusto). Ma sorge anche il dubbio che questa presa di posizione sui prezzi delle licenze UMTS nasconda una ben diversa preoccupazione dellon. Berlusconi. Non politica ma personale. La preoccupazione che il governo Amato intenda mettere mano ad una nuova stima di quanto valgano le frequenze pubbliche anche in altri settori, ad esempio quello Televisivo. Perché mai utilizzare una banda per la TV deve costare un millesimo (sì, proprio un millesimo) di quello che verrà a costare utilizzarla per i telefonini di 3° generazione ?
E poi qualche ingenuo ha ancora il coraggio di sostenere che lon. Berlusconi non è toccato dalla questione del conflitto di interessi.
Roma 6 maggio 2000