LA FORMA COME SOSTANZA DELLA DEMOCRAZIA


Raffaello Morelli, Segretario della FdL, ha scritto al Direttore de Il Foglio, dr. Giuliano Ferrara, in merito alla polemica del quotidiano sul mancato scioglimento delle Camere e su i limiti della democrazia formale



Roma 24 aprile 2000



Caro Direttore,

se Lei fosse un servo sciocco dell'on. Berlusconi, non Le scriverei, dato che i servi sciocchi non sono né convincibili né convincenti. Siccome non lo è, mi permetta di manifestarLe il mio completo dissenso e la mia preoccupazione civile per gli articoli del Foglio di sabato 22 aprile, pagina tre, in cui si contestano il Presidente Ciampi e il costituzionalmente favoloso Articolo Gifuni.
La Sua convinzione che lo scioglimento anticipato delle Camere sia preferibile all'incarico Amato, è una valutazione politica opinabile eppure del tutto legittima. Dissenso e preoccupazione riguardano l'insistita pretesa de Il Foglio - espressa con fare rispettoso ma inaccettabile di per sé - che non sciogliere le Camere equivalga a negare la sovranità popolare e dunque sia una sorta di tradimento della Costituzione, attuato appunto con l'inserimento surrettizio del favoloso Articolo Gifuni.
Il disegno costituzionale è chiarissimo nella sua coerenza. La sovranità appartiene al popolo ma non in modo assoluto. Vi è l'esplicito vincolo di esercitarla nelle forme e nei limiti della Costituzione. E l'architettura della Costituzione prevede che le Camere siano elette per cinque anni, che i suoi membri non abbiano vincoli di mandato e tutto un insieme di regole per delineare una democrazia parlamentare, costruita su pesi e contrappesi, sul confronto politico, sulle garanzie dei diritti e delle norme. Nessuna persona od istituzione è al di sopra delle leggi.
In questo quadro, la possibilità di scioglimento anticipato delle Camere è opportunamente prevista come terapia quando la democrazia parlamentare è malata di riti autoreferenziali. Se la malattia non c'è (vale a dire finchè il Parlamento è giuridicamente in grado di esprimere un governo e di legiferare in termini costituzionali), non si può adottare la terapia. Che in tal caso è impraticabile ( senza bisogno di favoleggiare sull'Articolo Gifuni). Se il Presidente della Repubblica sciogliesse oggi le Camere si arrogherebbe un potere che non gli è attribuito, quello di valutare politicamente le scelte di un Parlamento legittimamente in carica. Questo sì che sarebbe un attentato alla Costituzione, perché, come ha insegnato Luigi Einaudi, il Presidente della Repubblica è innanzitutto un notaio. E non credo che Lei voglia disconoscere la fondatezza di queste elementari considerazioni di diritto costituzionale.
Il vero problema è altrove. Al fondo della campagna de Il Foglio per lo scioglimento anticipato delle Camere prima che ve ne siano i presupposti, vi è la concezione - più volte ripetuta in queste ore anche dall'on. Berlusconi - per cui le considerazioni fatte sopra sono democrazia formale, cavilli giuridici. La democrazia sostanziale sarebbe rispettare la volontà popolare ( che in questo caso dovrebbe essere desunta non da specifiche elezioni per le Camere bensì da quelle per il Parlamento Europeo e per i Presidenti e i Consigli delle Regioni a Statuto Ordinario). Anche trascurando la non positiva esperienza fatta con ventotto anni di scioglimenti anticipati, questo contrapporre la forma e le procedure della democrazia alla sua sostanza, è aberrante da un punto di vista liberale. E' il vero fondamento delle tragedie totalitarie del '900. Ricorda il peggior togliattismo. E' trasformare la sovranità popolare in uno spauracchio populista da agitare di fronte alla politica della ragione, della responsabilità, della convivenza tra diversi, dei diritti.
Qui sta la radice delle gravissime preoccupazioni di un liberale per l'atteggiamento del Foglio. Perché l'occasione contingente della polemica sarà superata di fatto ( se Amato farà il governo, il centro destra attenderà pazientemente la comunque non lontana scadenza elettorale, come sostiene l'on. Fini con saggezza, e se Amato non farà il governo, allora sì che potranno legittimamente essere sciolte le Camere). Ma questo aizzare l'opinione pubblica contro la dialettica parlamentare, questo insistere ossessivo sulla impotenza del Parlamento a fare le scelte giuste ( in parallelo magari alle campagne del tandem Bonino-Pannella per legiferare con i referendum a raffica e non in Parlamento), provoca un'intossicazione grave del tessuto civile e rischia di rendere cronicamente più complicata la convivenza politica.
Foss'altro perché, di fronte a questi atteggiamenti, i liberali veri, che si battono per le idee e non per i posti, sono costretti a ritenere i non piccoli difetti di questa sinistra ( arroganza di comportamento e vacuità di elaborazione ) come un male minore rispetto ad un berlusconismo incapace persino di riconoscersi nei fondamenti costituzionali che caratterizzano i comportamenti dei partiti conservatori europei.
Confidando nella Sua ospitalità, Le porgo i migliori saluti