LE GAFFE DEL MINISTRO
Il prof. Alberto Oliverio, dell'Università di Roma, ha scritto sul Corriere della Sera ( 21 maggio 2000) l'articolo che riportiamo di seguito e che a nostro avviso mette giustamente il dito sulla piaga del modo strumentale di affrontate le problematiche della genetica per suscitare, attraverso la disinformazione e l'allarmismo, il consenso dei cittadini per battaglie di retroguardia contro la ricerca.
I commenti
biologici del ministro Mattioli
Ingiusta inquietudine per la
"nuova" genetica
La cellula è una "selva
oscura" e chi vi si aggira può smarrire la "diritta
via"? La similitudine dantesca è suggestiva ma se ha il
pregio di catturare l'attenzione del lettore e magari di
inquietarlo, non ha quello della correttezza scientifica. Lascia
perplessi che sia stato un ministro, il verde Gianni Mattioli,
che pur è docente di fisica, a far intendere che gli scienziati
sanno così poco della cellula quando i giornali riportano
quotidianamente notizie sulle crescenti conoscenze in ingegneria
genetica e biologia dello sviluppo.
Mattioli, nell'intervista a Franco Foresta Martin sul Corriere
della Sera del 16 maggio, si comporta nel 2000 come quei biologi
vitalisti dell'inizio del Novecento che parlavano della cellula
come di un "mistero insondabile", un bosco oscuro,
appunto.
Ma immaginiamo che il ministro Mattioli si sia lasciato un po'
andare e abbia soltanto utilizzato un'immagine un po' pittoresca:
il lettore resta sconcertato dalla successiva risposta che viene
data al commento di Foresta Martin, "tuttavia ci sono
interventi che possono risolvere gravi malattie genetiche".
Mattioli, infatti, risponde che "certi interventi possono
essere benefici sul singolo individuo, sulla singola malattia. Ma
che cosa ne sappiamo di quel che comporterà per le generazioni
future una manipolazione genetica?".
Questa affermazione è sorprendente in quanto denuncia o la
volontà di confondere la mente dell'opinione pubblica o un'ignoranza
delle strategie praticate nell'ingegneria genetica terapeutica:
questo tipo di interventi non sono infatti mai rivolti alle
cellule germinali (e quindi trasmissibili alle future generazioni)
ma riguardano essenzialmente le cellule somatiche, ad esempio
quelle del sistema immunitario, come nel caso di alcune malattie
di immunodeficienza ereditaria che colpiscono i bambini e che, in
diversi casi, sono state corrette con successo. La correzione
genetica, insomma, non si riflette sulle future generazioni, come
ormai sa buona parte dell'opinione pubblica.
E' possibile che un ministro che afferma di voler influenzare le
politiche comunitarie in termini di prudenza e del - giusto -
"principio di precauzione" commetta un tale scivolone?
Dalle dichiarazioni riportate il ministro sembra ignorare l'abc
della genetica e della biologia e si lascia andare ad
affermazioni che contribuiscono a un'opera di disinformazione e
di allarmismo. Vengono infatti messi sullo stesso piano organismi
geneticamente modificati e terapie geniche, effetti sul genoma (ereditabili)
ed effetti sull'organismo (non ereditabili), generando in tal
modo nell'opinione pubblica una ingiusta inquietudine nei
confronti di tutto ciò che è nuovo.