La questione vera


 

Il Polo delle Libertà e i suoi esagitati replicanti gridano al golpe perché il  governo intende vietare gli spot elettorali e invece trascurano  la questione vera.

Come ha scritto sui giornali del Gruppo Monti Antonio Patuelli, il principio voluto dal governo in sé non è nuovo  ed  ha già passato il vaglio della Corte Costituzionale nel 1995, che ha riconosciuto legittima la volontà di salvaguardare l’elettore da messaggi brevi e privi di spiegazione.

Da un punto di vista liberale la vera questione è un’altra: occorre garantire il diritto di accesso alla TV a tutti i partecipanti alle competizioni elettorali con un minimo di requisiti. Questo non significa affatto presupporre che l’elettore sia un babbeo. Significa tener conto dell’effetto obiettivamente suggestionante dello spot che è concepito proprio per attivare  un meccanismo di fuga da ogni attitudine alla riflessione critica ( che è il fulcro della democrazia liberale ).

L’accusa fondata  ai progetti del governo sugli spot è perciò quella di non affrontare la questione vera. Addirittura si cerca di blandire le posizioni illiberali di Berlusconi pensando di concedere la TV in proporzione alla forza elettorale preesistente. Il che è proprio il contrario di ogni “parità liberale” , che vorrebbe che le singole offerte politiche fossero presentate con un impatto equivalente alla valutazione dei cittadini.

Non adottare la parità liberale è una riprova che, a destra e a sinistra, si vogliono premiare le grandi strutture stabilizzate piuttosto che i movimenti politici leggeri a servizio del cittadino.  

 

8 agosto 1999