MA UNA LEGGE ESISTE GIA' ....


 

di Antonio PATUELLI

 

In Italia vige la consuetudine che, per ogni questione, si proponga ed approvi sempre una nuova legge, spesso senza tener conto della normativa vigente. Nel dibattito attuale sulla cosiddetta "par condicio"  si trascura l'esistenza della legge 10 dicembre 1993, n.515, che disciplina le campagne elettorali per la Camera ed il Senato. In essa vengono fissati dei tetti di spesa, con precise responsabilità, sia per i partiti e movimenti politici che presentano liste che per singoli candidati.

Ma partiti e candidati non hanno nemmeno la piena libertà di scelta su come spendere i fondi nelle loro campagne elettorali. Infatti la stessa legge stabilisce il divieto di inserzioni pubblicitarie su quotidiani e periodici e di spot pubblicitari sulle radio e televisioni, mentre sono permessi gli annunci di dibattiti, tavole rotonde, conferenze e discorsi e le pubblicazioni e trasmissioni di confronto tra più candidati e la presentazione dei programmi e delle liste. E' stabilito inoltre che il Garante per la radiodiffusione e l'editoria abbia ampie responsabilità e poteri per l'accesso agli spazi dedicati alla propaganda in condizioni di parità, vigili sui prezzi e definisca i limiti massimi delle tariffe per l'accesso agli spazi di propaganda elettorale. Per  le violazioni a tale normativa sono previste, ovviamente, precise sanzioni.

Questa legge,salvo che per i tetti di spesa dei partiti e dei candidati, è vigente anche per le elezioni del Parlamento Europeo, dei consigli regionali e in parte dei consigli provinciali e comunali.

Ora nascono gli interrogativi: se questa legge è stata applicata fedelmente anche nelle recenti elezioni europee, perché rimettere in discussioni soprattutto un aspetto ed evitare di riesaminare tutto il complesso degli equilibri delle garanzie delle campagne elettorali ? Per esempio, gli sprechi e gli abusi, spesso eccessivamente tollerati in tante città, nella affissione dei manifesti sono moralmente e giuridicamente giustificabili ? E se si ritiene che siano troppo ampi i limiti di spesa attualmente vigenti per le politiche, potrebbero essere anch'essi ridotti. Ma se viene definito tassativamente (e sanzionato) un limite, anche ridotto, alle spese delle campagne elettorali, con la vigilanza del Garante per la radiodiffusione e per l'editoria, perché non vengono poi lasciati liberi i candidati ed i partiti di scegliere le forme di propaganda che preferiscono ?

 

La Nazione 7 agosto 1999